UNIONE EUROPEA E GIOVANI" "

Nessuno resti indietro” “

Si è conclusa la sesta edizione della Settimana europea della gioventù

La cittadinanza attiva e i giovani. Due temi che non solo sono al centro del dibattito europeo, ma ne sono anche gli elementi portanti, in grado di influenzarne il percorso e suoi esiti. Attualmente i giovani non partecipano attivamente alle vita comunitaria e sentono che la politica non è in grado di ascoltare e dare risposte concrete ai loro bisogni, come ha sottolineato Eurobarometro in un recente rapporto. “Ma nonostante tutto hanno una visione positiva dell’Europa” ha rilevato Androulla Vassiliou, commissaria responsabile di istruzione, cultura, multilinguismo, gioventù e sport nella conferenza a Bruxelles del 31 maggio, per celebrare i 25 anni dei programmi comunitari per i giovani. Un dato importante, in particolare se rapportato ai recenti dati sul livello di disoccupazione giovanile in alcuni paesi europei. I giovani “vogliono partecipare”, il loro grido è chiaro ma “sta a noi fornire le condizioni per farli sentire veramente coinvolti nel processo decisionale” ha dichiarato la commissaria.

Cittadinanza e integrazione. Non a caso, quindi, la sesta edizione della Settimana Europea della Gioventù (26 maggio-2 giugno), nel corso della quale è stato festeggiato anche l’anniversario dei programmi dell’Ue per i giovani, il tema portante è stato proprio la cittadinanza attiva, in particolare nel contesto dell’Anno europeo dei cittadini. Da qui una serie di iniziative per approfondire il tema dei giovani e della loro partecipazione alla società e alle elezioni del 2014 per i nuovi membri del Parlamento europeo. “Oggi, come 25 anni fa, la disoccupazione giovanile è ancora una volta una grande preoccupazione – ha messo in risalto la commissaria – e l’Europa sta adottando misure serie per trovare la sua via d’uscita dalla crisi”. Anche il presidente Barroso, recentemente, ha sottolineato che l’integrazione europea deve essere perseguita apertamente, in modo trasparente e con il sostegno esplicito dei cittadini europei. Parole pienamente condivise dalla Vassilliou che ha però tenuto a precisare “che prima di tutto sono i giovani cittadini europei che devono sentirsi parte integrante di questo obiettivo”.

Gioventù in azione. “L’integrazione sociale dei giovani, in tutte le sue molteplici sfaccettature appare essere sempre più uno dei problemi principali della società europea – ha continuato la commissaria – e i giovani sono coloro che hanno più difficoltà a partecipare pienamente alla vita economica e sociale dei rispettivi Paesi”. Il pericolo “della disoccupazione, della povertà, del disimpegno e della mancanza di efficaci canali di comunicazione verso l’alto possono portare a fenomeni di disimpegno o estremismo” ha fatto notare la commissaria. Da qui il ruolo chiave dei programmi “Gioventù in azione” che nell’arco di 25 anni hanno permesso a molte più persone di quelle preventivate all’inizio di viaggiare per l’Europa, formarsi, fare esperienze costruttive, mettersi in discussione e credere nel potenziale europeo.

Il futuro è dei giovani. “Dobbiamo fare in modo che nessuno resti indietro, con particolare attenzione ai giovani colpiti dalla crisi o che hanno minori opportunità, a causa di circostanze personali” ha detto la Vassiliou. “È intenzione dell’Europa, insieme con gli Stati membri, attuare un piano di lavoro a medio termine per garantire un approccio più coerente e orientato ai risultati”. In questo percorso, che prevede anche confronti e dibattiti, la voce dei giovani non deve rimanere inascoltata ed un esempio concreto è stato dato nel corso della Settimana dedicata proprio a loro. Con questa iniziativa i giovani hanno, infatti, reso note le loro esigenze, i loro bisogni e fatto presente cosa si aspettano dalla Ue. Oggi, come in passato, e come dovrà essere in futuro “questi programmi continueranno a giocare un ruolo chiave per la formazione dei giovani europei, ecco perché stiamo lavorando affinché anche nei prossimi sette anni la Ue possa offrire maggiori opportunità di volontariato, scambi giovanili, altre forme di partecipazione, ma anche maggiori possibilità di formazione e networking per i lavoratori e le organizzazioni giovanili” ha concluso la commissaria europea con uno sguardo ottimista verso il futuro.