L’Ue in breve

Incontro annuale Ue-chiese sul futuro d’Europa
“Mettere i cittadini nel cuore dell’Europa in un periodo di trasformazioni”: è il tema annunciato per l’incontro annuale fra le istituzioni comunitarie e i rappresentanti delle principali chiese e comunità religiose presenti nei Paesi Ue, fissato per il 30 maggio. Quest’anno, particolarmente dedicati alla cittadinanza, ha suggerito agli organizzatori di tornare a riflettere sul ruolo dei cittadini e della società civile, e dunque delle fedi religiose, nella costruzione comunitaria. L’appuntamento considererà non di meno l’avvicinarsi delle elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento, che si terranno tra un anno (22-25 maggio 2014). Il rendez-vous si svolge nell’ambito delle procedure stabilite dal Trattato di Lisbona, il cui articolo 17 determina relazioni “aperte, trasparenti e regolari” tra istituzioni dell’Unione e chiese d’Europa. Saranno presenti al palazzo Berlaymont di Bruxelles, sede della Commissione, il presidente dell’Esecutivo, José Manuel Barroso, il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, e il vice presidente del Parlamento di Strasburgo, László Surján. Le comunità religiose saranno rappresentate da una ventina di esponenti delle confessioni cristiane, dell’ebraismo, dell’islam e degli indù.

Minacce e stalking: protezione ai cittadini
Una legge europea in materia civile per coprire “le minacce all’integrità fisica e psichica delle persone”, comprese quelle che riguardano la libertà personale, la sicurezza e l’integrità sessuale. Nel corso della sessione plenaria del 20-23 maggio il Parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza un Regolamento Ue volto a proteggere i cittadini dalle molestie o violenze personali, fisiche e psicologiche, dallo stalking e altre forme di pressione personale, assicurando in particolare una protezione transfrontaliera alle vittime di tali reati. La nuova normativa di diritto civile completa l’Ordine di protezione europeo che già assicura una protezione analoga nell’ambito del diritto penale. Antonyia Parvanova, eurodeputata bulgara, relatrice del provvedimento (che con il prossimo via libera del Consiglio Ue potrà diventare operativo dal gennaio 2015) ha affermato: “Dobbiamo far sì che la richiesta di protezione sia più semplice per le vittime, in modo che siano protette quando viaggiano o si trasferiscono in un altro Stato membro”. Antonio López-Istúriz, rappresentante spagnolo e co-relatore, ha spiegato: “Vogliamo fare in modo che tutte le vittime possano ottenere protezione ovunque. Questo ci permetterà di rafforzare lo spazio di libertà, sicurezza e giustizia dell’Unione. Sono orgoglioso che siamo in grado di offrire un futuro migliore e più sicuro in particolare alle donne e ai bambini”. Il Regolamento si applicherà direttamente in tutti gli Stati Ue e “garantirà che la protezione accordata in uno Stato sia mantenuta quando la vittima si trasferisce in un altro Paese; semplificherà inoltre la procedura di richiesta di protezione”, eliminando tutte le attuali e diverse formalità richieste nei Paesi aderenti. Durante la stessa plenaria, il Parlamento ha assunto altri provvedimenti o si è espresso politicamente su: evasione fiscale, vigilanza bancaria, situazione in Siria e Medio oriente, libertà dei media, sostenibilità dei sistemi pensionistici, negoziati commerciali con gli Stati Uniti.

Ombudsman: “Fare di più per la trasparenza”
“Nel corso di questi ultimi dieci anni l’amministrazione comunitaria è divenuta molto più trasparente, più accessibile e al servizio del cittadino. Del resto ci sono vari ambiti che richiedono dei miglioramenti soprattutto quando si tratta di rafforzare la capacità delle istituzioni e degli organi Ue di promuovere attivamente una cultura di servizio” a favore degli europei. Nikoforos Diamandouros, Mediatore europeo (difensore civico o, nella cultura angolosassone, ombudsman), traccia un bilancio della sua attività decennale: il giurista greco andrà in pensione a partire dal prossimo ottobre e quindi l’Europarlamento, dal quale dipende la nomina, ha avviato la procedura per la successione (il voto è previsto a luglio). Diamandouros stila inoltre il bilancio dell’attività del suo ufficio a tutela dei cittadini nei confronti delle istituzioni comunitarie nel 2012. “Lo scorso anno abbiamo ricevuto 2.442 ricorsi, contro i 2.510 del 2011 e abbiamo avviato un numero record di inchieste” (465, erano 396 l’anno prima). “La maggior parte dei reclami, un quinto del totale, facevano riferimento alla mancanza di trasparenza delle istituzioni dell’Unione”, soprattutto in relazione all’accesso ai documenti o alle informazioni. Numerosi ricorsi al Mediatore non erano di sua competenza ma di quella dei mediatori nazionali, cui sono state rinviate; altre denunce riguardavano l’esecuzione dei contratti, presunte ingiustizie, discriminazioni. Il maggior numero delle denunce proviene dalla Spagna (oltre 300), seguita da Germania, Polonia e Belgio. In 80 casi l’Ue è intervenuta per sanare errori o ingiustizie accertate dal Mediatore.