ELEZIONI IN ALBANIA" "" "

Democrazia alla prova

Verso il voto di giugno: l’intervento dei vescovi, il parere di due opinionisti

Un voto per rinnovare i vertici politici del Paese e, allo stesso tempo, un test per verificare la capacità dell’Albania di rispettare le regole dello stato di diritto, anche in funzione di un futuro percorso di avvicinamento all’Unione europea. Con questa duplice prospettiva Tirana procede verso le elezioni legislative del 23 giugno. Fra i cittadini non manca un certo scetticismo verso una classe dirigente che non ha ancora superato il trauma post-comunista, mentre le riforme per ammodernare l’economia, i servizi, la pubblica amministrazione devono ancora decollare. Pendono inoltre sul futuro problemi “storici”, fra cui le differenze sociali tra la capitale, le altre città e l’interno del territorio, il sempre problematico rapporto tra i vicini di Serbia e Kosovo, regione in cui vivono molti albanesi, nonché il risorgere del nazionalismo.

La voce dei vescovi. In vista del voto, i vescovi albanesi si sono sentiti in dovere di rivolgere un appello ai concittadini, invitandoli a “prendere parte alle elezioni come occasione di partecipazione attiva alla vita pubblica del Paese”. Nel documento i vescovi non rinnegano “i passi importanti” compiuti dall’Albania e nella stessa vita politica nazionale. Tuttavia, osservano, “non possiamo non evidenziare alcuni fenomeni negativi che possono danneggiare pesantemente il processo elettivo in queste votazioni e, quindi, citandoli vogliamo ricordarli a tutti affinché il processo elettorale proceda quanto meglio possibile”. In primo luogo: la “compravendita del voto”. In molte zone dell’Albania, denunciano i vescovi, “il voto si vende, si compera o si carpisce con minaccia. Amati fratelli, la compravendita del voto è la compravendita della libertà”. Per l’episcopato, “un altro grave fenomeno è il voto sotto minaccia, legato soprattutto alla promessa di un posto di lavoro”: “Questa è un’aperta violazione ai diritti dell’uomo e dei lavoratori che col lavoro sostengono la propria famiglia”. I vescovi invitano, poi, “le forze politiche e i candidati a fare una campagna elettorale positiva senza abbassarsi a livello di offese, d’insulti, di umiliazioni di carattere personale o familiare” come “si è verificato in questi ultimi anni”.

I principi da difendere. Dai vescovi giunge un richiamo sulla regolarità del voto, che è la base della democrazia: “È più che necessaria un’amministrazione regolare del processo delle elezioni in tutti i suoi singoli passaggi. Negli ultimi tempi – affermano nel loro documento – si sono verificate tendenze alla manipolazione in questo processo da parte dei partiti politici”. I presuli sottolineano quindi l’importanza di conoscere “i risultati delle votazioni e la loro accettazione da parte di tutte le componenti e il contributo a un processo quanto più democratico per avere un Parlamento e un Governo legittimi ed efficaci”. Qui sottolineano: “Non dimentichiamo che durante la legislatura che ora si chiude non è stato possibile ottenere lo status di candidato all’Unione europea”; un “insuccesso” secondo l’episcopato, convinto che “il futuro dell’Albania è quello europeo”. Ai fedeli, infine, i vescovi ricordano che il voto deve andare verso programmi che promuovano “i valori umani più elevati: i diritti inviolabili della vita, la famiglia e la morale, pietra fondamentale per una società sana”.

Libertà e democrazia. Il documento episcopale sta suscitando un certo interesse nel Paese. Lo conferma a Sir Europa Agron Gjekmarkaj, opinionista, critico letterario ed editorialista cattolico. “La lettera della Conferenza episcopale albanese rivolta ai fedeli cattolici e alle persone di buona volontà in occasione delle elezioni è un fatto d’importanza storica”, afferma. “La Chiesa così scende in campo per difendere i valori di libertà, democrazia e dignità umana posti in discussione dalla lunga transizione albanese e soprattutto dall’aspra lotta politica che attraversa il Paese”. La lettera “rompe il silenzio un po’ ingiustificato di questi anni. Ora, con forza e coraggio, i vescovi chiedono la libertà di scegliere senza essere né comprati né costretti a votare per qualcuno, perché questa è l’unica via per costruire un vera democrazia”. Inoltre, afferma Gjekmarkaj, “essi esprimono la profonda preoccupazione per i ritardi ingiustificati nel processo d’integrazione con l’Ue, ritenendola l’unica via percorribile per il futuro del nostro popolo”.

I cittadini “meritano di più”. Lo scrittore e drammaturgo Stefan Capaliku a sua volta sottolinea: “Per la prima volta la Conferenza episcopale si esprime in maniera chiara e netta su questi temi. I vescovi intervengono su un argomento che da qui a un mese toccherà nel profondo la vita del loro gregge. E questo è un bene!”. L’invito a partecipare alle elezioni, “espresso in maniera super partes dalla Conferenza episcopale, giunge in un momento in cui pare che l’offerta politica dei due più grandi partiti non porterà alcun cambiamento. Il menu politico è sempre lo stesso. Noi, ormai, viviamo ‘lost in transition’. Per questo è importante effettuare una pressione forte e costante sui partiti. Gli albanesi meritano di più”.