L’Ue in breve

Parlamento Ue, nei Balcani proteggere le donne
Il Parlamento europeo “ritiene che le donne svolgano un ruolo fondamentale per la stabilizzazione e la risoluzione dei conflitti, fattori essenziali per la riconciliazione dell’intera regione” balcanica; al contempo “sottolinea l’importanza dell’accesso alla giustizia per le donne vittime di crimini di guerra e in particolare di stupro”. La risoluzione sui diritti delle donne nell’area dei Balcani stesa dall’eurodeputata Marije Cornelissen, giunta in discussione nell’emiciclo di Strasburgo durante la sessione plenaria del 20-23 maggio, mentre sottolinea il ruolo essenziale delle donne per il progresso di questi Paesi, figura come un duro atto di accusa verso la mancata garanzia di applicazione dei diritti individuali e sociali della popolazione femminile. Il testo si sofferma a descrivere le condizioni femminili in ogni singolo Stato e per ciascuno indica dei provvedimenti da assumere. Rileva “con preoccupazione che nella maggior parte di questi Paesi la popolazione non è pienamente consapevole della legislazione e delle politiche volte a promuovere l’uguaglianza di genere e i diritti delle donne”; “sottolinea l’importanza delle campagne di sensibilizzazione nella lotta contro gli stereotipi, la discriminazione (basata sul genere, la cultura o la religione) e la violenza domestica”. Il documento dell’Euroassemblea denuncia il fatto che “le donne restano sottorappresentate sul mercato del lavoro e nel processo decisionale economico e politico”; constata “che in alcuni Stati della regione le donne imprenditrici sono frequentemente discriminate quando cercano di ottenere prestiti o crediti per la loro attività”; nota inoltre che “il 30 per cento delle vittime della tratta transfrontaliera di esseri umani nell’Ue è costituito da cittadini di Paesi dell’area balcanica, e che donne e ragazze rappresentano la maggior parte delle vittime individuate”. Ulteriori problemi riguardano, fra l’altro, la violenza domestica e le discriminazioni verso le donne rom. Si tratta di indicazioni che dovranno essere tenute in considerazione nei negoziati per il processo di avvicinamento di questi Paesi (oltre alla Croazia, vicina all’adesione, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro, Albania, Kosovo, Macedonia) all’Unione europea.

Atlante dei suoli africani, fermare il degrado
“I suoli dell’Africa svolgono un ruolo fondamentale per le politiche di adattamento e di mitigazione dei cambiamenti climatici e sono alla base dello sviluppo sostenibile e della sicurezza alimentare. La produttività delle terre è un elemento essenziale per il conseguimento di molti Obiettivi di sviluppo del millennio”. Connie Hedegaard, commissaria europea per l’azione sul clima, ha spiegato con queste parole alcune motivazioni che hanno spinto l’Ue a sostenere la realizzazione del primo Atlante pedologico dell’Africa, “opera che mette in risalto i suoli, quella risorsa naturale vitale che fornisce cibo, foraggio e legna da ardere, riduce il rischio di inondazioni e protegge le fonti di approvvigionamento idrico”. Con carte e tavole interamente a colori, l’atlante “illustra in modo semplice e chiaro la diversità dei suoli attraverso il continente, sottolineando l’importanza di questa risorsa non rinnovabile”. L’opera è nata dalla collaborazione fra i massimi esperti africani ed europei del settore, con il sostegno della Commissione Ue e del Centro comune di ricerca (Ccr). Gli studiosi hanno rilevato che “la superficie terrestre del continente africano, popolato da oltre un miliardo di persone, è composta per il 60% da deserti e terre aride o semiaride; la parte restante presenta un’alta percentuale di suoli vecchi e molto degradati che richiedono cure particolari per poter essere utilmente destinati all’agricoltura”. La “pressione già forte sui terreni è intensificata ulteriormente dai fenomeni della crescita demografica e dell’urbanizzazione, cui si associano sfide economiche contrastanti (colture commerciali destinate alla esportazione, produzione di biocarburanti, preservazione della biodiversità, estrazione di minerali, sequestro del carbonio). La disponibilità di suoli fertili e produttivi, fondamentale per la lotta alla fame, si profila come sfida particolare in Africa, perché in molte parti del continente la concimazione non riesce a compensare la perdita di elementi nutrienti dal terreno”. Nell’ottobre 2013 si svolgerà in Kenya una conferenza internazionale per riproporre con urgenza il tema della difesa dei suoli dei Paesi africani. Fra i dati scientifici contenuti nell’atlante figura che: “il 98% delle calorie consumate in Africa proviene dalle risorse pedologiche del continente”; “i suoli africani racchiudono oltre 200 gigatonnellate di carbonio organico, vale a dire una quantità superiore di 2,5 volte a quella contenuta nella flora continentale”. Per ulteriori informazioni sull’atlante pedologico è possibile consultare lo spazio on line http://eusoils.jrc.ec.europa.eu/library/maps/africa_atlas/index.html.