UNO DI NOI

Una battaglia da vincere

Intervista con Anna Záborská, medico ed eurodeputata slovacca

I temi legati alla tutela della vita sono una delle costanti dell’azione professionale e politica di Anna Záborská, medico, eurodeputata slovacca a Strasburgo. La sua azione pro-life si è dispiegata anche in sede Ue. In qualità di membro della presidenza dell’associazione Forum per la vita – una delle due organizzazioni che coordinano l’iniziativa dei cittadini europei “Uno di noi” in Slovacchia – parla a Danka Jaceckova per Sir Europa delle convinzioni che l’hanno spinta a sostenere la raccolta di firme e dell’accoglienza che “Uno di noi” ha ottenuto finora negli ambienti dell’Euroassemblea e nel suo Paese.

Qual è stata la sua motivazione personale per sostenere l’iniziativa “Uno di noi”?
“Direi anzitutto che sono contenta che i cittadini dell’Unione europea abbiano questa opportunità di influenzare la legislazione sulle questioni di competenza comunitaria. L’obiettivo dell’iniziativa è di evitare di finanziare la ricerca sugli embrioni umani con i fondi dal bilancio Ue; vi ho aderito perché io stessa ho cercato per anni di cambiare questo finanziamento proponendo degli emendamenti alla legge. La ragione è che, in molti Stati membri, gli esperimenti con embrioni sono considerati reati penali e i cittadini di quei Paesi sono costretti – lo vogliano o no – a contribuire al finanziamento di tali esperimenti nei Paesi in cui sono consentiti”.

Quale livello di impegno culturale e sociale è necessario per influenzare l’opinione pubblica, per motivare i cittadini a firmare l’iniziativa?
“Non molti cittadini europei, in particolare della Slovacchia, sanno che le loro tasse sono utilizzate per il finanziamento di una ricerca con cui sono moralmente in disaccordo: questo è quanto abbiamo scoperto durante la promozione della campagna, per questo è essenziale chiarire tutti i fatti. Non appena capiscono, gli stessi cittadini sono molto desiderosi di esprimere la loro disapprovazione in forma scritta. Occorre spiegare che, oltre ai finanziamenti della ricerca sulle cellule staminali embrionali, c’è un altro problema: il rischio della diffusione della politica pro-aborto nei Paesi in via di sviluppo, anch’essa finanziata Ue. Io credo che questi Stati dovrebbero decidere per conto proprio quale legislazione adottare, ed è chiaro che noi non dovremmo pagare per l’attuazione di politiche pro-aborto in Africa o in qualsiasi altro luogo”.

Come descriverebbe la percezione di “Uno di noi” da parte dei suoi colleghi nel Parlamento europeo?
“Li dividerei in due gruppi. Il primo è costituito da quegli eurodeputati che hanno aderito all’iniziativa nel marzo dell’anno scorso, subito dopo il suo lancio. Costoro la promuovono nei loro rispettivi Paesi – soprattutto i deputati di Ungheria, Slovenia, Polonia, Germania, Portogallo, e potrei continuare, per un totale di 15-18 Paesi membri. Poi ci sono gli eurodeputati che non sono coinvolti nell’iniziativa, credo soprattutto perché non ne sanno molto”.

Crede, nel caso in cui l’iniziativa venga presentata alla Commissione, che si tradurrà in misure legislative concrete? Pensa che le istituzioni europee si dimostreranno aperte alle proposte concernenti la tutela degli embrioni e della dignità della vita umana?
“Conosciamo l’atmosfera nel Parlamento e nell’Unione europea in materia di esperimenti con embrioni umani e posso dire che molti politici, così come molti ricercatori, li sostengono. Sono contenta che ci sia stata un’iniziativa a favore della cultura della vita di cui la Commissione ha preso atto e, se la raccolta di firme avrà successo, la stessa Commissione e, di conseguenza, il Parlamento, dovrà fare i conti con queste tematiche a livello legislativo. Sarà anche una forma di educazione e promozione della cultura della vita, perché alcuni dei miei colleghi non riflettono a fondo su certi temi. Io la considero un’immensa opportunità e, se la pressione sarà abbastanza forte, credo che le norme legislative potrebbero essere cambiate”.

Come vede gli sviluppi di queste problematiche entro i progetti per la ricerca denominati Horizon 2020?
“Il fatto è che la ricerca sulle cellule staminali embrionali finora non ha portato risultati soddisfacenti, anche se è andata avanti per un decennio. È importante che la gente lo sappia. I ricercatori continuano a sperare di scoprire qualcosa di fondamentale, ma dobbiamo pensare anche alle grosse somme di denaro che vengono sprecate in questo modo. Sono convinta che, proprio ora che il dibattito sull’argomento si fa sempre più vivace, gli esperti potranno dimostrare che questo tipo di ricerca non produce alcun effetto. Non è solo un problema etico o legislativo. In questo momento – in tempi di crisi – riveste anche una dimensione economica”.

Come può descrivere la situazione in Slovacchia per “Uno di noi”?
“La Slovacchia è uno dei cinque Paesi che hanno già raggiunto il numero di firme necessarie per il sostegno dell’iniziativa. Quindi, possiamo dire che la nostra promozione e le spiegazioni sulla questione hanno avuto successo. Tuttavia, non dobbiamo dormire sugli allori perché c’è un’altra condizione da rispettare: un milione di firme in tutta l’Ue. Quindi dobbiamo continuare i nostri sforzi”.