CHIESE IN BREVE

Italia, Francia

Italia: Cei, “una nuova cultura” del lavoro
Oggi serve “una nuova cultura” del lavoro, che ne riscopra soprattutto gli “aspetti relazionali”. È una delle affermazioni di fondo del Rapporto-proposta sulla situazione italiana, elaborato dal Comitato per il Progetto culturale della Conferenza episcopale italiana e presentato il 13 maggio a Roma. “Una società diventa eticamente civile nella misura in cui non solo non c’è umiliazione, ma tra chi dà e chi riceve lavoro c’è promozione reciproca”, si legge nelle osservazioni conclusive del Rapporto. “Quando possiamo dire che il lavoro è per la persona umana?”. “Quando l’attività lavorativa alimenta le relazioni che sviluppano le qualità propriamente umane degli individui nei loro contesti di vita”, la risposta del volume. Il lavoro industriale classico, la denuncia del Rapporto, “ha spesso distrutto il tessuto sociale in cui l’industria si è inserita, si è via via burocratizzato, ha messo l’accento sul prodotto materiale anziché sulla qualità relazionale del prodotto stesso”. Il “lavoro a dimensione umana”, invece, è quello che “si assume le responsabilità sociali verso la comunità locale in cui opera, verso la famiglia di chi lavora, che è attento alla personalizzazione della produzione, della distribuzione e del consumo”. Per il cardinale Camillo Ruini, già presidente del Comitato, anche se oggi le tecnologie “crescono a ritmo esponenziale”, si registra “non una crescita della ricchezza ma un impoverimento complessivo del nostro Paese”. Soprattutto, “diminuisce nella popolazione italiana la percentuale dei giovani ma aumenta contemporaneamente la disoccupazione giovanile”. “L’Europa e forse tutto l’Occidente stanno rapidamente passando da una condizione di centralità nell’economia mondiale a una condizione che rimane rilevante ma non è più centrale”, ha affermato il cardinale mettendo l’accento sul “progressivo declassamento” del nostro Continente, come “stimolo ad adeguarsi ai mutamenti, trovando in essi nuove opportunità di scambio e di sviluppo”. Per il card. Ruini, si tratta di “una sfida assai impegnativa, che rimette in discussione parametri non solo economici ma sociali, culturali ed esistenziali che sembrano acquisiti una volta per tutte”. D’altra parte il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei e del Comitato per il Progetto culturale, ha ribadito che “l’uomo, e non le strutture, è il centro e il fine del lavoro”. “Un sistema che subordina il lavoro al capitale – ha detto il cardinale – si rivela più preoccupato di accumulare che di investire, e una società che sacrifica la crescita per puntare su un guadagno facile e immediato destina se stessa all’impoverimento e alla recessione”. Di qui la necessità di invertire “la priorità tra lavoro e capitale, troppo spesso risolta a vantaggio del capitale e della finanza, non più posti a sostegno della crescita, ma chiusi in un processo di autoreferenzialità”.

Francia: i 40 anni di “Chemin Neuf”
Festeggia quarant’anni di vita la “Comunità del cammino nuovo”, conosciuta come “Chemin Neuf”. Fondata da p. Laurent Fabre, nell’ottobre 1973 a Lione, da un gruppo di preghiera, è “una comunità cattolica a vocazione ecumenica, profondamente ancorata nella spiritualità ignaziana e nel rinnovamento carismatico (vita nello Spirito Santo)”. Così si auto-definisce la comunità che oggi conta 2mila membri in una trentina di Paesi nel mondo dove lavora per l’unità, la pace e la riconciliazione tra le persone e i Paesi. “Non so per quanto tempo ancora durerà questa Comunità Chemin Neuf… Nelle nostre Costituzioni è scritto che ‘piccola cellula di un grande corpo, che è la Chiesa, la nostra Comunità un giorno sparirà’; tuttavia, mi sembra che durerà a lungo!”. Così ha scritto p. Fabre alla comunità. Durerà “finché ci saranno coppie che avranno veramente bisogno di una sessione Cana per riconciliarsi; finché i cristiani saranno ancora divisi, ci saranno uomini e donne di molte confessioni cristiane che sentiranno la chiamata a donare la loro vita per questa grande causa dell’Unità, così preziosa, così necessaria! Se la nostra Comunità è umilmente fedele alla sua vocazione, continuerà a crescere tranquillamente all’ombra dello Spirito”. Vestiti con camicia bianca e maglioncino beige, i circa 150 sacerdoti e le 150 sorelle vivono accanto alle famiglie e alle coppie consacrate. Al centro della cura sono certamente le coppie e le famiglie per le quali vengono organizzate dal 1985 le sessioni Cana, per accompagnare la crescita spirituale e quotidiana delle famiglie, dei fidanzati, dei divorziati e delle coppie nate dopo una separazione. Grande è anche l’investimento sui giovani, con l’affiancamento nei momenti delle scelte vocazionali in centri di formazione ma anche con l’offerta di ospitalità in residenze universitarie o proposte di volontariato internazionale. Recente è la nascita della “missione Siloe”, in cui si affiancano medici e accompagnatori spirituali per indagare sulle relazioni tra la dimensione fisica-spirituale-psicologica delle persone e per accompagnare le stesse in “cammini di guarigione interiore”. Per festeggiare tutta la vita che è passata in questi 40 anni attraverso le iniziative della comunità, è stato organizzato un evento che sarà trasmesso in “multiplex” sabato 18 maggio, dalle 17 alle 19.30, visibile in Europa e negli Stati Uniti, in diretta o in differita nei giorni seguenti. È previsto un intervento del fondatore e superiore generale della comunità, p. Fabre, un flashmob creato per quest’occasione, uno spettacolo creato dai giovani di “Chemin Neuf” e contributi da Paesi diversi.