SERBIA E KOSOVO" "

Molte le speranze

Primi passi verso l’Ue a 14 anni dalla fine del conflitto nei Balcani

Il fattore chiave è stato la prospettiva europea. A 14 anni dalla fine della guerra nei Balcani e dall’intervento della Nato contro il regime serbo di Slobodan Milosevic, Belgrado e Pristina tornano a cooperare per un futuro condiviso, un futuro europeo. L’accordo siglato a Bruxelles nelle scorse settimane rappresenta, infatti, un momento storico importante per questi due Paesi, ma il cammino è ancora lungo. Soddisfazione da parte dell’Europa che però ora attende di passare dalla “teoria” alla “pratica”. “L’Europa vuole il successo di Serbia e Kosovo” ha sottolineato Van Rompuy, il quale ha però invitato i due Paesi ad “attuare l’accordo senza scorciatoie” per arrivare a “risultati concreti”. Risultati che però tardano ad arrivare, visto che l’incontro del 7 maggio a Belgrado, tra il Governo locale e i rappresentanti dei serbi del Kosovo sull’applicazione degli accordi finora raggiunti con le autorità albanesi kosovare di Pristina, si è concluso con un nulla di fatto. Grandi anche le speranze per chi in questi luoghi ci vive e vorrebbe uscire dallo stallo politico, economico e sociale attuale, come racconta a Sir Europa monsignor Ladislav Nemet, vescovo di Zrenjanin e segretario generale della Conferenza Internazionale dei Ss. Cirillo e Metodio.

Che cosa pensa dell’accordo raggiunto nelle scorse settimane a Bruxelles tra Serbia e Kosovo?
“Credo che porterà a una maggior sicurezza all’interno della regione. Quando parlo di sicurezza, intendo pace tra Serbia e Kosovo e anche una maggiore serenità in Serbia, che per giorni ha vissuto intensamente le trattative in corso a Bruxelles, soprattutto per il forte interesse sollevato dai mass media. Per noi che seguivamo l’evolversi di questi avvenimenti, si aveva l’impressione che ci fosse solo quel pezzo di terra, lì nel Sud, dai cui dipendesse tutto. Ho l’impressione che le trattative siano state usate anche per coprire la disastrosa situazione sociale, economica e morale nel Paese”.

Quale è l’opinione dei cittadini?
“Secondo gli ultimi sondaggi, l’opinione pubblica sembra soddisfatta degli accordi che sono stati raggiunti. I partiti politici e il Parlamento hanno approvato il testo di Bruxelles con una maggioranza schiacciante”.

Che cosa porterà quest’avvicinamento all’Ue per il suo Paese?
“Spero che riporti la speranza. A oggi, l’impressione diffusa è che niente possa veramente cambiare l’attuale situazione che stiamo vivendo. Sono sempre di più i giovani che decidono di lasciare il Paese per cercare la felicità in altre nazioni. E qui, la felicità significa lavoro, occupazione, futuro per i propri bambini. Le statistiche ufficiali ci forniscono un quadro drammatico della situazione: sto parlando del 32% di disoccupazione nell’intero Paese, con picchi che arrivano al 60% in alcune regioni. Abbiamo bisogno di un Paese sereno, che attraverso una lotta decisiva contro la corruzione istituzionale (onnipresente e gigantesca) potrà attuare dei cambiamenti radicali”.

Pensa che ci potranno essere degli ostacoli da parte di alcuni Paesi nell’avanzamento del processo dei negoziati?
“Senz’altro ci sono ancora domande aperte, come stabilire le esatte frontiere, il problema delle persone scomparse nella Guerra degli anni Novanta, i beni comuni che si devono ancora dividere e la questione delle minoranze. Ma questi sono solo alcuni esempi”.

Quali, ora, le priorità?
“La priorità assoluta risiede in una ‘pulizia della memoria’ e in un rinnovamento morale della società serba. Solo dopo queste prese di posizioni sarà possibile affrontare nuove sfide in altri campi”.

Che futuro s’immagina per il suo Paese?
“Essendo una persona ottimista di natura, spero che i politici finalmente capiranno che cosa significa ‘bene comune’ e rinunceranno al benessere personale e a quello del partito di riferimento. Mi auguro che la comunità internazionale ci aiuti per avvicinarci ai valori positivi perseguiti dall’Ue e che le famiglie accettino il dono della vita, in quanto a oggi, per un bambino nato in Serbia, avvengono due aborti. Molte, quindi, le speranze…”