COMECE
Il tema centrale di Europe Infos che tratta anche di Ue-America Latina
Il numero di maggio di Europe Infos dedica lo spazio centrale a tematiche energetiche, ma non perde l’occasione per tornare con due contributi sull’anno europeo dei cittadini, sull’Europa sociale e due approfondimenti rivolti alla Nigeria e alle politiche di sviluppo. La rivista si apre con un editoriale di Frank Turner “L’isola che inquieta l’Ue” (clicca qui).
Gas shale: un dibattito che divide. Il gas shale è un gas naturale intrappolato tra gli strati più profondi delle rocce nel sottosuolo. La sua estrazione implica una perforazione profonda circa 7mila metri, a cui segue una trivellazione orizzontale di altri 2mila. A questo punto, per estrarre il gas, le rocce vengono frantumate, con il pompaggio ad altissima pressione di una miscela di acqua, sabbia e sostanze chimiche. Sotto la superfice europea, si nascondono tre giacimenti di questo gas. Così descrive Francesco Msina che cosa sia il gas shale, noto da quasi due secoli, ma solo di recente sfruttato in maniera significativa. La commercializzazione di questo gas sta già sovvertendo i consumi e i costi energetici degli Stati Uniti e “avrà conseguenze concrete per i mercati di gas e di energia e livello mondiale”. Tuttavia il problema è che “importanti preoccupazioni ambientali e di salute accompagnano l’estrazione di questo gas”, con conseguenti dubbi etici sull’equilibrio tra i benefici e i probabili effetti negativi (elevata necessità di acqua non riutilizzabile, immissione nelle rocce di sostanze chimiche con conseguente inquinamento dei terreni e delle falde acquifere, induzione della sismicità). Gli stati membri dell’Ue fino a ora “sono stati lasciati liberi di scegliere come comporre il proprio ‘mix energetico’; la Polonia è alla guida delle esplorazioni di gas shale in Europa”. Le implicazioni legate all’estrazione di questo gas però superano i confini nazionali. La Commissione europea ha già condotto tre studi e una consultazione pubblica, che si è conclusa da poche settimane e i cui risultati saranno presto resi pubblici. Finora risulta chiaro che, data la materia controversa, è necessario un approfondimento scientifico ulteriore e un coinvolgimento effettivo dei cittadini come precondizioni per qualsiasi decisione. A una prima analisi della questione, da un approccio cristiano, le valutazioni non sono troppo favorevoli a questa nuova risorsa energetica.
L’energia non è solo una questione economica. José Ramos-Ascensão ha intervistato Emmanuel Agius, professore di etica filosofica e teologica all’Università di Malta, nel suo ruolo di membro del Gruppo europeo di Etica (Ege), organismo consultativo della Commissione europea sulle questioni etiche legate alle scienze e alle nuove tecnologie. Spiega Agius che, mentre nei precedenti mandati il gruppo ha lavorato soprattutto su questioni legate alla medicina e alla biologia, le due “Opinioni” espresse da questo gruppo di lavoro (in carica dal 2011 al 2016) riguardano l’etica dell’informazione e delle tecnologie della comunicazione (Opinione 26) e i riferimenti etici per la ricerca, la produzione e l’uso di energia (Opinione 27). Questo secondo documento è nato dalla necessità di indagare “le implicazioni etiche delle ricerche riguardanti fonti energetiche differenti sul benessere delle persone”, come indicato dal presidente Barroso nel dicembre 2011. L’Opinione 27 propone una serie di raccomandazioni significative per il futuro della politica energetica dell’Ue, con riferimento ad alcuni criteri etici fondamentali: diritto di accesso a sufficienti servizi energetici per i cittadini dell’Ue; certificazione di sicurezza e impatto, con “informazioni trasparenti sui fattori di rischio nella produzione dell’energia e sui costi”; sicurezza delle forniture energetiche; sostenibilità; decisioni democratiche, strumenti di partecipazione e responsabilità verso le generazioni future. A una struttura da costituire, chiamata “Ombuds-person” spetterebbe il compito di “proteggere gli interessi delle generazioni future”, mantenendo desta nei dibattiti l’attenzione sulle conseguenze a lungo termine di tutte le decisioni politiche, socio-economiche e tecnologiche.
Dialogo Ue-America Latina. Ammontano a 200 bilioni di euro l’anno gli scambi tra Europa e America Latina, precisa José Luis Bazán (segretariato Comece), costituendo un grande potenziale “che però deve ancora essere sviluppato in tutte le aree, comprese la migrazione”. Gli immigrati provenienti dai Paesi “iberoamericani” sono infatti il 9% circa di tutti i migranti residenti nei paesi dell’Ue, di cui il 60% in Spagna, per ovvii motivi. È del 18% la percentuale di migranti europei che abitano nei Paesi Iberoamericani (oltre 100mila europei). Al momento la migrazione ha come protagonisti figure qualificate richieste in Brasile, Peru, Colombia, Cile, Argentina e Messico. L’urgenza ora è “migliorare i canali di mobilità legale”, non solo per il mercato del lavoro, ma anche per gli studenti, i ricercatori e i volontari, e soprattutto combattere contro il traffico di persone umane. Il 1° summit tra Ue e la comunità dei Paesi dell’America latina e Caraibi (Celac) ha definito un dialogo strutturato e ampio su questo argomento nella riunione che si è svolta a Santiago del Cile, lo scorso gennaio, i cui esiti sono presentati nel Piano programmatico 2013-2015.