L’Ue in breve

Energia ed evasione: Barroso scrive agli Stati
Procedere a livello comunitario verso la creazione di un mercato unico dell’energia; contrastare con ogni mezzo, anche superando le frontiere nazionali, la frode e l’evasione fiscale. Sono i due punti sui quali si concentra la lettera spedita l’8 maggio dal presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, ai 27 capi di Stato e di governo dell’Unione, che si ritroveranno a Bruxelles il prossimo 22 maggio per un summit dedicato a questi due argomenti. “Sebbene il mix energetico utilizzato vari sensibilmente da uno Stato membro all’altro – afferma Barroso -, su tutti incombono sfide analoghe, alle quali siamo in grado di rispondere meglio agendo insieme”. Il mercato dell’energia è caratterizzato “da differenze considerevoli di prezzo a causa della sua frammentazione: il fatto di non sfruttare i benefici dell’efficienza energetica costringe le imprese e i consumatori a pagare più del dovuto per le forniture”. La soluzione al problema dei prezzi elevati dell’energia dipende “in parte da noi e passa per il completamento del mercato interno dell’energia e per l’attuazione della normativa già esistente”. La lettera indica l’urgenza di completare il recepimento e l’attuazione del terzo pacchetto energetico, “così come è necessario agevolare investimenti privati e pubblici sostenibili, anche a livello di Ue, nell’infrastruttura energetica, spina dorsale del mercato interno attraverso le frontiere”. Dal politico portoghese giunge quindi un richiamo alla differenziazione degli approvvigionamenti e a un maggiore ricorso alle fonti rinnovabili. Sul problema dell’evasione Barroso richiama gli Stati ad applicare le normative esistenti e a rafforzare la cooperazione: riscuotere le tasse in equa misura renderebbe giustizia ai cittadini e, afferma il capo dell’Esecutivo, favorirebbe l’equilibrio dei bilanci nazionali. “In questo periodo di risanamento di bilancio – scrive Barroso – gli Stati membri non stanno massimizzando il gettito fiscale di cui potrebbero disporre e l’equità si pone inequivocabilmente come tema sul tavolo”. Il capo dell’Esecutivo invita i leader ad assumere decisioni chiare su talune proposte a suo tempo avanzate dalla Commissione che si trovano attualmente all’esame del Consiglio, “quali la direttiva sulla tassazione dei redditi da risparmio”; si dovrebbe inoltre dare “attuazione ambiziosa al piano d’azione della Commissione per rafforzare la lotta alla frode fiscale e all’evasione e alle due raccomandazioni su paradisi fiscali e pianificazione fiscale aggressiva”.

La Carta dei diritti non è… un pezzo di carta
Dignità, libertà, uguaglianza, solidarietà, cittadinanza e giustizia: sono i sei capitoli in cui è articolata la Carta dei diritti fondamentali Ue, diventata giuridicamente vincolante, insieme al Trattato di Lisbona, il 1° dicembre 2009. Tre anni dopo la sua entrata in vigore essa “sta diventando un punto di riferimento non soltanto per le istituzioni dell’Ue, che elaborano la normativa, ma anche per i giudici europei e nazionali, facendo così dei diritti fondamentali una realtà per i cittadini di tutta Europa”. In occasione della Festa d’Europa del 9 maggio, la Commissione ha pubblicato la terza relazione annuale sulla effettiva applicazione della Carta, dalla quale emerge che l’Europa comunitaria sta costruendo un sistema di diritti più coerente ed efficace. La commissaria alla giustizia e ai diritti, Viviane Reding, ha commentato: “I diritti fondamentali sono i pilastri dell’Unione europea e devono essere costantemente protetti e rafforzati: è questo che i cittadini si aspettano da noi”. Compito dell’Esecutivo è vigilare che in tutti i campi di competenza comunitaria la Carta sia rispettata, si tratti “della protezione dei dati di carattere personale, della promozione della parità di genere, oppure della garanzia del diritto a un giudice imparziale”. Reding aggiunge: “La Carta dei diritti fondamentali non è soltanto un pezzo di carta; sta diventando realtà per i 500 milioni di cittadini europei. Per questo dobbiamo ringraziare anche i tribunali nazionali, che la applicano sempre di più” e la Corte di giustizia che vi fa costante riferimento nelle sue sentenze. Secondo la relazione, “le questioni attinenti ai diritti fondamentali sollevate più di frequente dai cittadini nella corrispondenza con la Commissione sono state la libertà di circolazione e di soggiorno (18%), il funzionamento dei sistemi giudiziari nazionali (15%), l’accesso alla giustizia (12,5%), la libertà professionale e il diritto di lavorare (7,5%), l’inserimento di persone con disabilità (4,5%) e la protezione dei dati di carattere personale (4%)”.