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Le Chiese e il referendum del 9 giugno sui destini dei richiedenti asilo
Il popolo elvetico andrà alle urne il 9 giugno prossimo per approvare o abrogare le modifiche alla legge sull’asilo che Consiglio federale e Parlamento hanno votato nel settembre scorso e che sono ora in vigore. Secondo le informazioni diffuse dal Dipartimento federale di giustizia e polizia, si tratta di “modifiche urgenti della legge sull’asilo”, “tappa verso una riforma profonda del settore dell’asilo” nel senso di “velocizzare le procedure d’asilo”, favorire “la ricerca da parte della Confederazione di nuovi alloggi per i richiedenti l’asilo”, pur limitando la procedura d’asilo “soltanto alle persone la cui vita e integrità personale sono direttamente minacciate”, escludendo quindi da ora in poi gli obiettori di coscienza e i disertori, a meno che “nel loro Paese non rischino una pena sproporzionatamente elevata o la persecuzione”. Con la revisione di legge non sarà più possibile depositare una domanda d’asilo presso una rappresentanza svizzera all’estero.
La posizione delle Chiese. Ma le Chiese svizzere dicono “no” a queste proposte. In una conferenza stampa ecumenica, che si è svolta a Berna giovedì 2 maggio, le Chiese hanno detto che “rifiutano i cambiamenti urgenti in materia di diritto d’asilo, perché in contrasto con l’obiettivo fondamentale dell’asilo, vale a dire la protezione delle persone perseguitate. Le Chiese vedono la necessità di garantire procedure eque di asilo per gli esseri umani in fuga”. E la denuncia è che, attraverso le continue modifiche e inasprimenti della legge sull’asilo del 1981, “non si è modificato il fatto che esseri umani debbano fuggire dai loro paesi”, ma si è ottenuto che “il destino individuale dei richiedenti d’asilo è appena preso in considerazione e tutti i richiedenti vengono sospettati di essere delinquenti che cercano solo di sfruttare il nostro stato sociale”. In particolare ci si oppone alla modifica che sopprime la possibilità di fare domanda d’asilo in una ambasciata svizzera all’estero: “Le conseguenze di questa soppressione sono drammatiche: donne, bambini, anziani e malati sono particolarmente penalizzati. Per i poveri questa ultima possibilità di fuga sarà impossibile”.
A difesa della dignità della persona. Per la commissione cattolica Justitia et Pax è chiaro che “gli stranieri e i rifugiati meritano protezione in nome della dignità umana. Una politica in materia di asilo che intende scartare delle persone, non tiene conto delle esigenze e talvolta della miseria in cui vivono i rifugiati e chiude gli occhi sul malfunzionamento di questo mondo”. L’abate Martin Werlen, presidente della commissione, ha riconosciuto la positività di una legge che intende velocizzare le procedure di concessione dello status di asilo, ma ha denunciato il fatto che “questa legge esprime la tendenza a considerare gli stranieri sempre più come pericolo e come problema e non come persone in difficoltà”. Anche la Federazione delle Chiese protestanti in Svizzera ha preparato un documento “10 domande – 10 risposte circa il referendum del 9 giungo2013 sulle modifiche urgenti della legge sull’asilo”: “Una politica d’asilo equa crea regole e procedure legali conformi alla dignità e alla situazione delle persone interessate. Il diritto fondamentale di chiedere asilo nasce da questa equità. Deporre una domanda di asilo non è un abuso, ma un diritto”.
Non ingigantire il problema. Anche la sezione svizzera di Amnesty international ha lanciato la sua campagna nei giorni scorsi, invitando a votare “no” al referendum del prossimo 9 giugno. “Non siamo in uno stato di emergenza” e per questo occorre opporsi a questa revisione e alla campagna intimidatoria dei partiti nazionalisti. “Nel 2012 sono state oltre 42 milioni di persone in tutto il mondo a fuggire da guerre e persecuzioni. In Svizzera, i richiedenti asilo sono stati 44.863, vale a dire lo 0,5% della popolazione residente”, precisa la Ong per aiutare i cittadini elvetici a non ingigantire il problema. “I rifugiati hanno bisogno della nostra protezione. Il diritto dei rifugiati si applica in tutto il mondo e non può essere messo in discussione”, si legge ancora sul documento di Amnesty. “Il continuo inasprimento delle leggi in materia di asilo non risolve i problemi, ma ne crea di nuovi. La deterrenza e la durezza non limitano le fughe, ma complicano l’integrazione e creano inutili sofferenze per i richiedenti asilo”. Amnesty sostiene che sia “giunto il momento per una procedura di asilo equa, credibile ed efficace che comprenda la procedura breve e la protezione legale; una sistemazione abitativa decente, la consulenza e l’assistenza nei casi di rimpatrio, e l’eliminazione di rimpatri forzati”.