UE E SOLIDARIETÀ" "" "" "
L’austerità è necessaria ma non basta per il futuro dell’Unione
L’euroscetticismo dilagante può essere comprensibile, perché tarda ad arrivare dall’Europa un messaggio e un’indicazione politica che aprano alla fiducia e alla crescita. È il pensiero di Jérome Vignon, presidente dell’Osservatorio nazionale sulla povertà e l’esclusione sociale, nonché presidente delle Settimane sociali dei cattolici francesi. Sarah Numico l’ha intervistato per Sir Europa.
Il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, ha parlato di recente della necessità di trovare un equilibrio “tra risanamento e sostegno alla ripresa”. In che direzione andare?
“Mme Lagarde ha indicato che la politica monetaria accomodante della Bce non ha gli effetti di appoggio alla crescita sperati, perché la riforma del sistema bancario in Europa non è andata sufficientemente avanti. La politica monetaria slitta, perché nonostante le misure adottate, il credito per le imprese è ancora troppo caro e le banche non trasferiscono all’esterno le facilità monetarie che derivano loro da una politica monetaria lassista. Mme Lagarde non vuole, secondo me, incitare a una politica monetaria più lassista ancora, ma indica una priorità nella riforma del sistema bancario e in particolare nel risanamento delle banche dei Paesi del sud, accelerando la messa in opera di un’unione bancaria europea, in modo che i Paesi più indebitati siano liberati dal peso del salvataggio del settore bancario, mutualizzando il risanamento dei fondi propri del settore bancario. Se non lo si fa rapidamente, il settore bancario non assorbe il ribasso dei tassi di interesse e non può impiegarlo per ricostituire i fondi propri. Quindi bisogna accelerare il risanamento e farlo in modo che i Paesi non si facciano concorrenza. L’Unione bancaria esiste però come sistema di sorveglianza unico, ma non è ancora competente per decidere se una banca fallita debba essere ristrutturata e non ha risorse mutualizzate che permettano di finanziare la ristrutturazione. Secondo Mme Lagarde ci vuole più Europa, federalizzando il sistema bancario europeo sotto l’egida della Bce. È un progetto proposto da Herman van Rompuy alla fine del 2012, e bisognerebbe decollasse nel 2013”.
L’uscita dall’Euro viene invocata come via di salvezza dalla crisi, anche a Cipro…
“Questo non mi stupisce, ma si tratta solo di demagogia. Non è certo questo che può aiutare i ciprioti a risollevarsi. Il problema è che non si è stati molto prudenti quando si è data la possibilità all’economia cipriota di entrare nell’euro: non sarebbe mai dovuto succedere perché è un’economia estremamente artificiale e dipendente dal riciclaggio di denaro. Non si capisce come abbia potuto superare i parametri di qualità della finanza pubblica esigiti per entrare in Europa”.
L’opposizione all’euro in Europa oggi è comunque molto forte!
“Si è molto rafforzata perché le persone che oggi soffrono per l’austerità hanno tutte le ragioni per pensare che questa austerità sia colpa della troika (Bce, Commissione europea e Fmi), e quindi dell’Europa. Si può ben capire questa reazione, pur senza condividerla: non è colpa dell’Europa se bisogna applicare le politiche di austerità, necessarie per poter beneficiare della solidarietà tra gli europei. Senza questa solidarietà la situazione sarebbe ancora molto peggiore e i Paesi in questione non troverebbero finanziamenti per uscire dall’impasse se non a prezzi proibitivi. Mi chiedo invece perché i dirigenti della zona euro non siano capaci di proporre una prospettiva che possa ridare fiducia nell’Europa. Questa è la mia critica. Non credo si possano evitare le politiche di austerità, ma perché ci sono solo politiche di austerità? Innanzitutto queste politiche dovrebbero essere applicate con maggiore giustizia sociale (e la zona euro non integra il criterio di giustizia sociale nelle sue raccomandazioni espresse nel quadro del semestre europeo, che non tengono conto della disuguaglianza di impatto delle misure di austerità). Trovo anche che non c’è abbastanza dinamismo nella prospettiva offerta agli europei nella zona euro per il medio periodo. I tedeschi hanno l’idea che l’impiego sia la conseguenza semplicemente della riduzione dei costi, dell’efficacia della produttività, quindi hanno una visione che è esclusivamente sull’offerta, ma questa visione deve essere completata dall’offerta di prospettive che partano da un più ampio volontarismo pubblico. Come diceva Tommaso Padoa Schioppa, l’Ue deve occuparsi della crescita, i Paesi membri del rigore e quindi del risanamento delle finanze pubbliche. È triste che il budget dell’Ue sia stato ridotto nella parte che poteva avere più traino, e questo mi sembra a motivo della prospettiva ridotta e contestabile dei tedeschi”.
Da dove ripartire?
“Un aumento sostanziale delle risorse proprie del budget dell’Ue – penso che si potrebbe facilmente aumentare del 20-30% -, sostituendo imposte nazionali con imposte europee, per consacrare questo aumento a finanziamenti portatori di avvenire, nella ricerca, nell’alloggio, nell’istruzione, e nella lotta alla povertà per moltiplicare ciò che fanno i Paesi. Investire nel sociale avrebbe effetti sull’impiego e sulla fiducia e le speranze degli europei. Penso anche che un budget dell’Ue più importante potrebbe prevedere aiuti per la modernizzazione nei Paesi in ritardo, soprattutto nei nuovi stati membri, ma anche in alcuni che sono già nella zona euro”.