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Europa in vista

I cittadini alle urne per eleggere i loro rappresentanti al Parlamento Ue

Elezioni in Croazia


Da tempo è notizia ufficiale: la Croazia sarà il ventottesimo Stato dell’Unione europea. La data fatidica è fissata per il 1° luglio, ma già da domenica 14 aprile l’Europa sembrerà ai croati più vicina in quanto sono chiamati a eleggere i loro dodici rappresentanti al Parlamento europeo. Quest’ultimi resteranno in carica solo un anno perché il 22-25 maggio 2014 tutti i Paesi europei eleggeranno i nuovi rappresentati. Un iter lungo e complesso quello dell’avvicinamento croato alla "casa comune", durato circa dieci anni e che ha ricevuto l’ultimo via libera nel rapporto della Commissione europea, consegnato lo scorso 26 marzo al governo di Zagabria dal commissario europeo per l’allargamento, Stefan Füle. In questa occasione sono stati riconosciuti gli sforzi compiuti nella lotta alla criminalità organizzata e per il consolidamento del sistema giudiziario. Quello che però è stato richiesto è di continuare il percorso intrapreso, mantenendo sempre alto il livello di allerta, per non cadere negli stessi errori imputati, su questi versanti, a Bulgaria e Romania.

I principali ostacoli. Gli errori commessi con Romania e Bulgaria sono stati spesso presi ad esempio per ostacolare l’iter della Croazia, in particolare da alcuni Paesi membri, gli stessi che ancora non hanno dato il loro sì definitivo alla ratifica del trattato di adesione. Si tratta di Germania, Paesi Bassi, Belgio e Danimarca. Ma il vero "osso duro" per l’ingresso della Croazia è stato a lungo la Slovenia. Tra i due Stati, infatti, da tempo sono state sollevate due principali controversie: quella economico-finanziaria e quella economico-politica, ma nelle scorse settimane è stato raggiunto un accordo che ha messo fine al contenzioso sulla Ljubljanska Banka e si è aperta una nuova stagione di cooperazione tra i due Paesi.

Rilancio dell’economia. Nella relazione della Commissione, si sottolineava, inoltre, che la Croazia ha intrapreso urgenti riforme strutturali a favore del rilancio economico, volte a migliorare la competitività e le prospettive di crescita, ma che il cammino è ancora lungo. Nel rapporto viene lodata la partecipazione volontaria della Croazia al "semestre europeo" (coordinamento delle politiche economiche) di quest’anno, che, secondo la Commissione, fornirà una buona opportunità per il Paese per sviluppare un’agenda di riforme strutturali, ma Stefan Füle ha evidenziato che la Croazia deve "non solo continuare con le riforme strutturali, ma anche aumentare la competitività dell’economia".

Punto di vista dei cittadini. L’obiettivo Europa è stato da sempre fortemente sentito dai cittadini croati, confermato dal referendum del 22 gennaio 2011 con il 66,7% di "sì" all’adesione. L’entusiasmo croato per Bruxelles aveva raggiunto, però, un picco maggiore nel 2003, all’inizio dei negoziati di adesione, quando poteva contare su un sostegno dell’80%, cifra poi precipitata a causa della crisi economica e del debito nella zona euro. Addirittura un recente sondaggio nazionale segnala una posizione favorevole all’Ue nell’opinione pubblica inferiore al 50%. Tra i 132mila serbi (4,5% della popolazione) che vivono nel Paese l’entrata nella Ue viene percepita positivamente e vista come una maggiore garanzia per il rispetto dei loro diritti.

I candidati. Secondo alcuni sondaggi, solo tre liste sembrano in grado di superare lo sbarramento del 5% per accedere alla ripartizione dei seggi disponibili: si tratta del Partito socialdemocratico (Sdp), principale forza di governo, che guida un’alleanza con i partner del Partito popolare croato (Hns) e del Partito pensionati (Hsu); l’Hdz, maggiore partito di opposizione, di destra, che si presenta insieme al Partito dei diritti e a un altro partito pensionati (Buz); e infine, i Laburisti croati, di Dragutin Lesar, nati da una scissione dei popolari. La soglia del 5% a livello nazionale difficilmente potrà essere superata da liste a base locale, o da altre formazioni minori, come gli esordienti Pirati. Il 40% delle candidature spetta alle donne e si introduce la novità del voto di preferenza, anche se il candidato dovrà ottenere almeno il 10% dei suffragi del suo partito. Per la prima volta, infine, il Paese si è dotato di un registro di elettori aggiornato e reale.

Prossime sfide. La Croazia ha quindi quasi raggiunto il suo agognato obiettivo e nella prossima sessione plenaria al Parlamento europeo (15-18 aprile) verrà presentata la relazione finale sulla Croazia. Con l’entrata della Croazia, anche l’Assemblea di Strasburgo subirà delle modifiche. Attualmente sono presenti 754 deputati, destinati a diventare 766 con gli eletti croati, ma poiché il Trattato di Lisbona ha fissato il numero massimo a 751 verranno eliminati quindici seggi. Un intervento previsto però per la legislatura 2014-2019 che vedrà dodici Stati rinunciare a un seggio (tra cui la Croazia), mentre la Germania dovrebbe sacrificare i tre rimanenti, scendendo da 99 a 96.