EDITORIALE

Tre orizzonti per l’Europa

Il futuro non si costruisce con il pessimismo e lo scetticismo

Basta ricorrere alla memoria televisiva dei notiziari o affacciarsi alle pagine degli archivi dei quotidiani europei dell’ultimo anno o, meglio ancora, prestare attenzione, per strada, all’eco nelle conversazioni dei cittadini, per avere l’impressione che, almeno nei Paesi dell’Eurozona, si percepisca una crescente sensazione di pessimismo e scoraggiamento davanti alla mancanza di risultati nella soluzione della crisi economica e finanziaria, e soprattutto sociale, che soffrono da anni ampie fasce della popolazione europea.
Corroborano questa percezione le drammatiche conseguenze dei tagli della spesa nelle politiche sociali, non sempre accompagnate da un sufficiente sostegno alla crescita economica, come, in alcuni Paesi, l’aumento della disoccupazione fino a proporzioni ai limiti dell’instabilità sociale, che colpisce soprattutto i giovani.
A tutto questo va aggiunto il fatto che alte e accreditate istanze di alcuni Paesi comunitari, come possono essere l’ambito giudiziario e quello religioso, mettano in dubbio le strategie seguite finora negli Stati membri che sono intervenuti nelle loro economie, come Portogallo e Grecia e, soprattutto, le misure adottate per affrontare la crisi finanziaria di Cipro.
Questo evidenzia, senza entrare in valutazioni tecniche e politiche, oltre alla comparsa di un pericoloso “euroscetticismo” crescente, la presenza di carenze meta-economiche di cui non si è tenuto conto al momento di affrontare adeguatamente i problemi e che rispondono a un deficit che non si riflette nei bilanci dei risultati né nelle “ratio” di solvenza economica al dettato delle grandi agenzie dei mercati, in quanto si tratta di valori spirituali. Questo è frutto della debilitazione – o in certi casi di un attacco ideologico – dei fondamenti pre-politici – delle sue basi etiche e morali nate dal diritto naturale – che sostengono l’organizzazione e la convivenza nelle società libere e democratiche.
In definitiva, è innegabile che ci sia stata in Europa una dimenticanza, quando non un’intenzionale emarginazione, delle radici culturali e religiose del nostro continente, di ciò che ha costituito, nel passato e nel presente, la sua identità condivisa e il suo potenziale di civiltà più importante, di cui la religione cristiana e, in virtù di quest’ultima, la dimensione trascendente della persona rappresentano alcune componenti essenziali.
Il recupero di questi valori spirituali è sempre stata una delle risorse più importanti ed efficaci per il superamento delle crisi personali e collettive, poiché le persone e le società umane si muovono non solo per l’imprescindibile ricerca di degni mezzi di sopravvivenza, ma anche per le non meno necessarie ragioni per cui vivere. Proprio su questa linea insisteva il cardinale Bergoglio (oggi Papa Francesco) in un libro-intervista di Sergio Rubin e Francesca Ambrogetti intitolato “Il gesuita”, quando suggeriva tre chiavi per preservare l’identità di una persona e di una nazione, che ci converrebbe applicare alla patria comune dell’Europa, all’Unione europea, che non può essere ancora oggi soltanto un’unione del “Mercato comune”.
Segnalava, allora, Papa Francisco che “ciò che afferma l’identità di una persona e di una patria sono tre orizzonti chiave: in primo luogo, l’orizzonte della trascendenza che guarda a Dio e rende possibile la trascendenza verso gli altri. E coloro che non credono? Possono trascendere almeno attraverso gli altri, il che permette di evitare l’isolamento. Tuttavia, senza l’altro, non ho trascendenza. In secondo luogo, l’orizzonte della diversità, che è quello che arricchisce un popolo. Una diversità organizzata e armonizzata. Infine, l’orizzonte della proiezione, il quale ci porta, subito dopo aver guardato indietro per vedere quello che abbiamo ricevuto, a focalizzarci sul cammino davanti a noi, verso il quale vogliamo e dobbiamo andare. Sono tre orizzonti per difendere la persona e la patria che, espressi al negativo, significano: ‘No’ all’ateismo, vale a dire, alla carenza di trascendenza; ‘no’ alla supremazia dei potenti che generano il pensiero unico o egemonico, negatore della diversità; ‘no’ ai progressismi astorici. Così, si rende possibile l’incontro”.
Sarebbe bello farci eco della proposta di questi tre orizzonti – riconoscimento della dimensione trascendente e spirituale della persona, accettazione della diversità e sguardo di speranza in un futuro migliore – affinché costituiscano la vera leva che sostenga, sulla base di solidi valori spirituali, adeguate soluzioni tecniche e politiche per uscire dalla crisi e rendano possibile l’incontro nel prezioso progetto comune di un’Europa unita.