AUSTRIA

L’amore e la coscienza

La morte di Franziska moglie del beato Franz Jägerstätter ucciso dai nazisti

“Posso assicurarle che il nostro matrimonio era uno dei più felici nella nostra parrocchia e molti ci invidiavano, ma il buon Dio ha disposto altrimenti e ha spezzato il nostro legame. Mi rallegro per il nostro arrivederci in cielo, dove nessuna guerra ci potrà separare”. Queste parole scriveva Franziska Jägerstätter il 5 settembre 1943 al cappellano militare del carcere dove il marito Franz era stato decapitato il 9 agosto dello stesso anno. Franziska è morta il 16 marzo, aveva 100 anni.

Morire piuttosto che stare dalla parte del male. “Eroe contadino”, obiettore di coscienza, martire per aver rifiutato di arruolarsi nell’esercito nazista, Franz Jägerstätter aveva sposato Franziska nel 1936 e questa donna aveva trasformato la sua vita. Era già madre delle loro tre bambine, Rösl, Maridl e Loisl, quando Franziska da St. Radegund, il piccolo Paesino dell’Austria settentrionale, dove il 23 marzo scorso è stata sepolta accanto a Franz, scriveva lettere appassionanti e appassionate perché aveva capito che a quel “contadino austriaco, estraneo a qualsiasi movimento politico e sostanzialmente povero di cultura la coscienza di cristiano cattolico non permetteva di combattere una barbara guerra di aggressione e lo obbligava a rifiutarsi di far parte dell’esercito nazista, ben sapendo che ciò avrebbe comportato la sua esecuzione”. Così lo scrittore italiano Claudio Magris descrive la drammatica vicenda di Franz Jägerstätter. Della moglie Franziska scrive Magris: è stata lei “a portare Franz sulla strada di un’irriducibile coerenza di vita, rendendolo capace di affrontare a mani nude e non disarmate l’intero Terzo Reich”. “Il matrimonio con Franziska – un’unione autenticamente amorosa, forte e intensa – aveva approfondito la sua fede cattolica e maturato in lui una spiritualità che lo avrebbe portato a morire piuttosto che scendere a patti col male”.

In lei il messaggio del marito oggi beato. Franziska Jägerstätter ha ora realizzato il sogno di ricongiungersi con Franz in cielo. “Per decenni ha tradotto con la sua vita il messaggio del beato Franz Jägerstätter nel nostro tempo. È stata un modello di ciò che significa essere alla sequela del Cristo. Ha avuto una vita difficile dopo la guerra; ha però sempre mantenuto il cuore nella gioia. Chi la incontrava, riceveva sempre qualche dono”. Con queste parole l’ha ricordata il vescovo Schwarz della diocesi di Linz dove è stata celebrata una messa di Requiem per la signora Jägerstätter, che è vissuta fino a pochi giorni dopo il suo 100° compleanno. Il vescovo di Innsbruck, mons. Manfred Scheuer, nella messa funebre ha affermato: “In un periodo di cecità e di incomprensione, ha conservato il coraggio, la gioia per la vita e per la fede. Ha vissuto con la speranza che Dio rende giustizia e guarisce dalle ingiustizie”. “Il suo passato le è stato sempre presente, ma non si è rifugiata nel passato. Ha saputo rendere molto presente l’amore per il suo Franz, molto attento, sollecito ai bisogni e alle necessità degli altri, aperto alle cose belle”. Il vescovo Scheuer ha anche citato le numerose lettere tra Franziska e Franz Jägerstätter durante la sua prigionia: “Una commovente teologia del sacramento del matrimonio: il matrimonio viene vissuto come testimonianza dell’esistenza di Dio. Entrambe i coniugi si rafforzano reciprocamente nella fede”. Franziska ha saputo vivere il “saper lasciare andare l’amato”, rinunciando a se stessa: in un primo tempo aveva cercato di convincere il marito a cambiare idea, ma poi lo aveva appoggiato. “L’amore per lui era il suo tema dominante, mettersi al suo fianco nelle situazioni più difficili, sostenerlo, non lasciarlo solo nel bisogno”.

Le mani legate ma libero. Franz, a Berlino nel luglio 1943 scrive nel testamento: “Scrivo con le mani legate, ma preferisco questa condizione al saper incatenata la mia volontà. Perché Dio avrebbe dato a ciascuno di noi la ragione e il libero arbitrio se bastasse soltanto ubbidire ciecamente?”.
Sabato 23 marzo, il card. Christoph Schönborn ha celebrato il funerale di Franziska Jägerstätter sul piazzale antistante la piccola Chiesa parrocchiale di St. Radegund (Linz), di cui per 30 anni era stata sacrestana, perché aveva preso il posto del marito giustiziato, per poter allevare le figlie. Alla celebrazione hanno partecipato numerosissimi fedeli e sacerdoti della diocesi di Linz e di altre diocesi, i vescovi di Linz e Innsbruck, rappresentanti delle organizzazioni pacifiste cattoliche Pax Christi Austria e Usa, che hanno trovato un riferimento significativo nella figura di Franz Jägerstätter, che la Chiesa cattolica ha proclamato beato nel 2007.