GIORNATA DELLA DONNA

Un 8 marzo sofferto

Le ricadute della crisi e le mutilazioni genitali pesano sull’universo femminile europeo

Le ricadute della crisi sull’universo femminile; i ritardi nel campo della parità effettiva dei diritti; il problema della violenza domestica e quello della tratta. Sono alcuni degli aspetti sottolineati in tutta Europa in occasione della Giornata internazionale della donna. In vista, durante e oltre l’8 marzo, si sono mobilitate anche le istituzioni Ue: il Parlamento europeo, ad esempio, ha promosso nei giorni scorsi un seminario di studi e un incontro con i rappresentanti dei parlamenti nazionali, a Bruxelles, sul tema "Le donne e la crisi economica", mentre la sessione plenaria dell’11-14 marzo si aprirà a Strasburgo affrontando tre relazioni su altrettanti aspetti della presenza femminile nel vecchio continente e a livello globale. Dal canto suo la Commissione Ue ha realizzato iniziative che si concentrano sulla piaga delle mutilazioni genitali femminili.

Le ricadute della recessione. "Le donne europee sono colpite da una crisi silenziosa. Gli effetti della crisi si sono fatti sentire più lentamente e meno violentemente rispetto agli uomini, ma sono comunque presenti. Tuttavia, il lavoro maschile riprenderà più in fretta, mentre le misure di risparmio attuate nei servizi pubblici colpiranno in modo più duraturo il lavoro femminile". Fra le relazioni che approderanno nell’Assemblea Ue della prossima settimana ne compare una intitolata "Impatto della crisi economica sull’uguaglianza di genere e i diritti della donna". La relatrice, Elisabeth Morin-Chartier, afferma: "È importante sottolineare come le restrizioni di bilancio" effettuate dagli Stati in conseguenza della recessione, "abbiano avuto ripercussioni negative sulla conciliazione tra vita professionale e vita familiare, e che ciò ha colpito più specificamente i genitori soli, nella maggior parte dei casi donne". Secondo l’eurodeputata, "una maggior cura dei sistemi di custodia dei bambini con lo sviluppo di asili nidi aziendali e interaziendali contribuirà a mantenere le donne nel posto di lavoro". L’accento viene inoltre posto sul fatto che le donne hanno il carico maggiore della vita familiare la quale, proprio in ragione della crisi e dei tagli ai servizi pubblici effettuati in diversi Stati membri, risente nuove difficoltà intervenute nei sistemi scolastici, nella cura delle persone, nella conciliazione lavoro-casa. Ampio spazio è dedicato quindi agli stereotipi negativi che ricadono sulle donne, alle forme più o meno velate di discriminazione, ai pregiudizi, fino alle varie forme di violenza: la relazione osserva infatti che "la crisi economica favorisce le molestie e la violenza sotto tutte le forme nonché la prostituzione di cui sono vittime le donne, in violazione dei diritti umani".

Proteggere bambine e ragazze. Le mutilazioni genitali femminili "colpiscono migliaia di donne residenti" nei Paesi Ue e sono praticate sulle vittime "o prima dell’ingresso nell’Unione oppure in occasione di soggiorni all’estero. Raramente avvengono nel territorio" comunitario. "Esistono vittime o potenziali vittime in almeno 13 Paesi dell’Unione: Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Spagna, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia e Regno Unito". È quanto si legge in una relazione dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere, pubblicata il 6 marzo in occasione di una conferenza svoltasi a Bruxelles, promossa dalla Commissione Ue. La quale ha lanciato una consultazione pubblica in cui chiede il parere di esperti e cittadini "sul modo migliore per elaborare misure di lotta contro le mutilazioni genitali femminili". Dal bilancio Ue giungeranno fra l’altro 3,7 milioni di euro per "finanziare attività degli Stati membri intese a sensibilizzare alla violenza contro le donne e altri 11,4 milioni di euro a favore delle ong e di altre associazioni che lavorano con le vittime". La vice presidente dell’Esecutivo, Viviane Reding, ha annunciato "tolleranza zero" verso tale pratica: "L’Ue lotterà per porre fine alle mutilazioni genitali femminili non solo nella Giornata della donna, ma tutti i 365 giorni dell’anno".

Prevenzione, azioni penali. Le mutilazioni sono praticate – secondo la relazione dell’Istituto per l’uguaglianza di genere – per motivi culturali, religiosi o sociali, su bambine e ragazze a partire dall’infanzia fino all’età di 15 anni. Lo studio sostiene che per eliminare queste usanze "sarà necessaria una serie di azioni incentrate su raccolta di dati, prevenzione, protezione di ragazze e bambine, perseguimento penale dei responsabili e offerta di servizi alle vittime". Cecilia Malmström, commissaria agli affari interni, dichiara: "Le mutilazioni genitali costituiscono una grave violazione dei diritti umani" e "il rischio di essere sottoposte a tale pratica deve costituire un motivo valido per la concessione dell’asilo o della protezione umanitaria". Malmström prosegue: "Nella nostra legislazione sul diritto di asilo è riservata particolare attenzione a donne, ragazze e bambine che chiedono protezione a causa di minacce di mutilazione fisica. È necessario che l’Europa offra una protezione adeguata" a donne e minori in pericolo "e anche ai genitori che temono di essere perseguitati" nel loro Paese "perché rifiutano di sottoporre la loro figlia a questa pratica".