EDITORIALE

Quel suo convinto “sì” a Dio

Benedetto XVI nelle parole del presidente della Conferenza episcopale tedesca

Il 27 febbraio, vigilia dell’ultimo giorno di pontificato di Benedetto XVI, monsignor Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca, ha celebrato a Roma in Santa Maria in Traspontina una messa di ringraziamento per gli otto anni di pontificato di Papa Ratzinger. Ecco la parte finale dell’omelia tenuta dal vescovo Zollitsch.

Il Papa è simbolo della comunione e strumento dell’unità; egli è garante dell’unità di una Chiesa grande, universale e in sé multiforme. Questo mandato si estende oltre la Chiesa cattolica al dialogo con i cristiani di altre confessioni. Nel suo pontificato, Papa Benedetto XVI ha lasciato intendere che uno dei compiti irrinunciabili del suo pontificato è stato quello di preparare nello spirito ecumenico il terreno per ricevere il dono della comunione tra cristiani, nonché quello di impegnarsi per perseguire instancabilmente il grande obiettivo dell’unità dei cristiani. La ricerca di “communio” tra noi cristiani, ma anche di comunione tra tutti gli uomini, è un atteggiamento di fondo che si estende in cerchi concentrici attraverso tutti i livelli: all’interno della Chiesa cattolica; all’interno della cristianità, nel dialogo interreligioso, nel confronto politico e nella difesa degli uomini e dei loro interessi, a favore della dignità persona. E “communio” può nascere e crescere innanzitutto là dove le persone s’incontrano su un piano di parità e di stima reciproca. Che cosa ciò significhi per la nostra fede, Papa Benedetto XVI l’ha così formulato in occasione della consacrazione della chiesa “Sagrada Familia” a Barcellona: “Cerchiamo insieme di mostrare al mondo il volto di Dio, che è l’amore ed è l’unico che può rispondere all’anelito di pienezza dell’uomo. Questo è il grande compito: mostrare a tutti che Dio è il Dio di pace e non di violenza, di libertà e non di costrizione, di concordia e non di discordia”.
Per mostrare ciò a tutti gli uomini, cioè che Dio è un Dio di pace e di concordia, Papa Benedetto XVI ha ripetutamente ricordato le radici cristiane dell’Europa al fine di ricavarne nuova forza per un ragionevole ordinamento del nostro continente. Parliamo del profondo legame che l’intelletto umano e la fede religiosa hanno in Europa. Parliamo della disponibilità alla conciliazione e dell’atteggiamento di amore verso il prossimo. Il nostro Santo Padre si è impegnato per la cura dell’uomo, che è una creatura di Dio e la cui dignità pone un freno ad ogni razionalità unilaterale finalizzata ad uno scopo. E Papa Benedetto XVI ci esorta a confidare che Gesù Cristo, il Dio di pace, cammina con noi e che noi trasmettiamo la sua pace se non cerchiamo di opprimerci e dominarci a vicenda ma se siamo al servizio gli uni degli altri.
Questa era ed è la posizione di Papa Benedetto XVI nella nostra società attuale, una società nella quale i media hanno già formulato e pubblicato diversi servizi su un evento prima che esso sia accaduto; egli difende il valore di ciò che ci è stato donato e affidato, il valore della tradizione. Non come una persona nostalgica rivolta al passato e lontana dalla realtà, ma come un realista che sa dove si trovano le radici veramente portanti della nostra vita e della convivenza. Il nostro Santo Padre ha sottolineato instancabilmente la bellezza della fede, della fede che è il rimedio contro il diktat dell’autorealizzazione egoistica, che strumentalizza e tiene in scarsa considerazione il prossimo, della fede che è il rimedio contro l’illusione di poter – e dover – fare tutto da soli. Il suo convinto “sì” a Dio, a una vita con Dio confidando nel suo amore, offre il necessario orientamento, soprattutto quando l’umanità ha nostalgia di orientamento.
Forse è questa finora la cosa più affascinante di Papa Benedetto XVI: il suo termine di riferimento è chiaro, egli è rimasto fedele a se stesso come raramente un uomo – semplicemente perché è rimasto fedele a Cristo e al suo Vangelo. Per questo ha potuto parlare con impressionante franchezza del declino delle forze, che non gli permettono più un completo esercizio del suo servizio petrino e che lo hanno costretto alle dimissioni. Questa testimonianza ha suscitato il turbamento e il rispetto di milioni di persone in tutto il mondo. Il nostro Santo Padre ha potuto prendere questa decisione perché è una persona dedita alla preghiera, un uomo di profonda sensibilità mistica che sa rinunciare a se stesso e accettare interamente di essere chiamato da Dio e guidato dal suo Spirito. Confidando nella guida di Dio, egli può anche lasciare il suo ufficio e il suo servizio.

(*) presidente della Conferenza episcopale tedesca