EDITORIALE

Nel cielo d’Europa

Benedetto XVI e il ”contributo specifico” della Chiesa al nostro continente

Il rapporto tra l’Europa e il cristianesimo è unico. Il cristianesimo ha plasmato l’Europa ed è difficile avere una visione alternativa della storia della civiltà europea senza negare del tutto ciò che il cristianesimo vi ha introdotto.
Pensando a questo, Papa Benedetto XVI guardava con grande ansia gli sviluppi del continente europeo.
Alcuni dicono che la sua diagnosi della civiltà europea è troppo pessimista. Una volta il cardinale Joseph Ratzinger scrisse che esiste in Occidente “un odio a se stesso”, che è una manifestazione di patologia autoimmune. Comunque, osservando il processo di decostruzione, in nome dell’ideologia, delle istituzioni sociali di base, come il matrimonio e la famiglia, un europeo convinto è difficile che rimanga indifferente a quanto sta accadendo .
Soccombere alle false promesse di speranza è piuttosto una conseguenza naturale dell’indebolimento della speranza cristiana. La risposta di Benedetto XVI ai fenomeni negativi in campo sociale, economico e politico, tuttavia, non va nella direzione del cercare di aumentare l’influenza politica della Chiesa.
Benedetto XVI più volte ha posto l’accento contro l’eccessiva vicinanza del trono all’altare, e l’ha fatto guardando all’esperienza storica negativa della Chiesa. Nell’alleanza del trono con l’altare, a prescindere dalle intenzioni dei governanti, a perdere è stata sempre la Chiesa non sempre consapevole della perdita.
“… il prezzo da pagare per la fusione della fede con il potere politico – ha scritto il Papa in ‘Gesù di Nazaret’ – è sempre il mettere la fede al servizio del potere e la necessità di adottare i suoi criteri”. Il prezzo di essere troppo vicino e di essere vincolato dal trono, nella speranza di qualche forma di privilegio da parte delle autorità, è sempre stata per la Chiesa una perdita di identità e di chiarezza.
Alla luce di questi pensieri che cosa oggi la Chiesa ha da offrire all’Europa? Nell’omelia a Santiago de Compostela, il Papa ha indicato che prima di dare una risposta è necessario ascoltare la voce degli europei stessi e permettere loro di esprimere i desideri più profondi. “Da qui, come messaggero del Vangelo che Pietro e Giacomo firmarono con il proprio sangue – ha affermato -, desidero volgere lo sguardo all’Europa che andò in pellegrinaggio a Compostela. Quali sono le sue grandi necessità, timori e speranze? Qual è il contributo specifico e fondamentale della Chiesa a questa Europa, che ha percorso nell’ultimo secolo un cammino verso nuove configurazioni e progetti?”.
“Il contributo specifico” è un termine che troviamo in una frase che rientra nel trattato di Lisbona.
Qualcuno si potrebbe aspettare che nel tentativo di argomentare a favore della Chiesa nel contesto dell’integrazione europea, Papa Benedetto XVI parlasse di ciò che i media riprenderebbero immediatamente: il numero degli ospedali cattolici e delle scuole, la quantità di cibo distribuito ai poveri.
Secondo il Papa, il contributo più importante della Chiesa è invece di natura completamente diversa.
L’apporto della Chiesa, ha infatti affermato, “è centrato in una realtà cosi semplice e decisiva come questa: che Dio esiste e che è Lui che ci ha dato la vita. Solo Lui è assoluto, amore fedele e immutabile, meta infinita che traspare dietro tutti i beni, verità e bellezze meravigliose di questo mondo; meravigliose ma insufficienti per il cuore dell’uomo.
Lo comprese bene santa Teresa di Gesù quando scrisse: “Dio solo basta”.
La mancanza di fede – di cui si parla nell’Anno della fede proclamato da Benedetto XVI – è la “malattia” principale d’Europa, che ha conseguenze di vasta portata. “È stata una tragedia che in Europa, soprattutto nel XIX secolo, si affermasse e diffondesse la convinzione che Dio è l’antagonista dell’uomo e il nemico della sua libertà. Con questo si voleva metter in ombra la vera fede biblica in Dio, che mandò nel mondo suo Figlio Gesù Cristo perché nessuno muoia, ma tutti abbiano la vita eterna”.
Grazie a questo “malinteso” si sarebbe voluto confinare la religione nella sfera privata. Tuttavia quanti hanno questa pagana “convinzione” – dice il Papa – oscurano la verità su Dio e la verità sull’uomo, anche se si presentano come persone istruite e illuminate. Ma “noi uomini non possiamo vivere nelle tenebre, senza vedere la luce del sole. (…) Perciò, è necessario che Dio torni a risuonare gioiosamente sotto i cieli dell’Europa. (…) Questo è ciò che la Chiesa desidera apportare all’Europa: avere cura di Dio e avere cura dell’uomo, a partire dalla comprensione che di entrambi ci viene offerta in Gesù Cristo”.
Il cristianesimo ha plasmato l’Europa e sarebbe difficile immaginare una visione alternativa della storia della civiltà europea, dove mancasse ciò che il cristianesimo vi ha introdotto. Il cristianesimo: ecco la cosa più importante che ha illuminato – dice Papa Benedetto XVI – il sole nel cielo d’Europa.