BULGARIA

Con lo sguardo al futuro

Intervista con monsignor Hristo Proykov sulla situazione del Paese

Una comunità piccola, quella dei cattolici in Bulgaria che guarda con coraggio verso il futuro contando sul lavoro con le famiglie ed i giovani dove già si intravedono alcuni fenomeni occidentali minacciosi mentre sul campo sociale l’impoverimento si fa sempre più presente. Così descrive a Sir Europa la Chiesa cattolica nel suo Paese il presidente dei vescovi bulgari nonché esarca apostolico per i cattolici di rito orientale, monsignor Hristo Proykov. Iva Mihailova lo ha intervistato.

23 anni dopo l’arrivo dei cambiamenti democratici nel Paese qual è la situazione della Chiesa cattolica in Bulgaria?
“I cattolici in Bulgaria sono una piccola comunità. Pian piano abbiamo ricostruito l’attività normale della Chiesa come lavoro con le famiglie e i giovani, il catechismo e l’attività sociale, tutte cose che prima ci erano vietate. Sono tornati gli ordini religiosi che lavoravano in Bulgaria prima dell’arrivo del comunismo e ci sono stati di grande aiuto perché i sacerdoti bulgari erano rimasti pochissimi. Gradualmente sono sorte anche le vocazioni bulgare che come percentuale sono un numero soddisfacente. Sono state costruite circa dieci tra chiese nuove e monasteri, altri sono stati rinnovati. D’ora in poi dobbiamo mettere l’accento sull’attività pastorale, sul catechismo per bambini e giovani ed il lavoro con le famiglie, perché questo è il futuro per la Chiesa”.

Quali sono i problemi principali e le sfide che dovete affrontare?
“La sfida principale in Bulgaria è che dopo tanti anni di ateismo manca l’istruzione religiosa, manca l’insegnamento della religione nelle scuole. E perché i giovani possano crescere in virtù, è necessario che loro ricevano una cultura religiosa. Occorre poi che sia completata la restituzione dei nostri beni: abbiamo seminari, scuole ed ospedali che erano proprietà della Chiesa ma durante il regime totalitario sono stati confiscati e solo in parte restituiti. Ci preoccupano alcuni interventi delle autorità nei quali si dice che la restituzione per le comunità religiose è terminata, per noi non lo è”.

Come sono i rapporti con le altre confessioni religiose: gli ortodossi (84% dei bulgari), i musulmani (12%) ed i protestanti (1%)?
“Noi speriamo molto che col nuovo Patriarca il dialogo, la tolleranza ed i buoni rapporti continuino. È difficile però parlare di un vero e proprio ecumenismo perché i tempi in questo senso ancora non sono pronti. Di solito per le questioni di carattere etico e morale, come per esempio per le coppie di fatto, le nostre posizioni davanti alle autorità coincidono. Con i protestanti abbiamo una buona collaborazione nel campo sociale. Con i musulmani abbiamo pure un buon dialogo: in Bulgaria esiste un consiglio interreligioso, promosso da loro e noi vi partecipiamo”.

Il 23% delle famiglie – 1 milione e mezzo di persone – in Bulgaria hanno un reddito inferiore ai 107 euro. Come si ripercuote questo dato nella vita della gente? In che modo la Chiesa cattolica cerca di aiutare i bisognosi?
“In questo momento in Bulgaria l’impoverimento è forte e le persone sperimentano diverse difficoltà. Sono sempre di più quelli che chiedono aiuto alla Chiesa, anche gente che proviene dalla classe media. Con le nostre possibilità molto limitate noi cerchiamo di dare una mano sostenuti da alcuni benefattori. Un esempio è l’iniziativa dell’Ambasciata dell’Ordine di Malta a Sofia e della fondazione Comunitas che distribuisce pasti caldi in tre luoghi della città. Disponiamo anche di un centro medico dove i bisognosi possono curarsi”.

Le difficoltà economiche toccano anche la stessa Chiesa cattolica, le tasse la mettono ancora di più in difficoltà. Un mese fa rappresentanti dei musulmani hanno presentato al Parlamento la proposta che gli edifici del culto siano esonerati dalle tasse per i rifiuti.
“La Chiesa cattolica in Bulgaria si autofinanzia: riceviamo un piccolissimo supporto dallo Stato pari a circa 200 euro all’anno e invece le tasse sono per tutti, per questo cerchiamo di pagare tutto ma il peso è estenuante. Appoggiamo pertanto la proposta dei musulmani di abolire almeno la tassa sui rifiuti per gli edifici del culto. Sarebbe di grande sollievo per noi”.

Aumentano le giovani coppie di fatto nel Paese. La preoccupa che la mentalità occidentale come la tendenza di legalizzare le coppie di fatto ed i matrimoni gay possano arrivare anche in Bulgaria?
“Per la Bulgaria far parte dell’Ue è sempre stato un grande sogno ma adesso che ne siamo membri affrontiamo dei problemi che arrivano dall’Europa occidentale, che prima non facevano parte dell’agenda bulgara. Certamente quello che succede in molti Paesi, che con facilità accettano le coppie di fatto e i matrimoni gay, mi preoccupa molto. In Bulgaria c’è stata una proposta di introdurre le coppie di fatto nel codice della famiglia ed in una speciale tavola rotonda la Chiesa ortodossa, la Chiesa cattolica ed altre 22 confessioni religiose hanno espresso la comune posizione contraria. Ho paura che prima o poi questi fenomeni arriveranno in Bulgaria e saranno accettati con facilità. Fortunatamente ci sono dei principi che ancora vengono difesi come, ad esempio, l’eutanasia che non è permessa in Bulgaria”.