SPAGNA
Annuncio del Vangelo, nuove tecnologie e coinvolgimento dei giovani
Si è tenuta a Madrid, dal 18 al 20 febbraio, l’Assemblea dei delegati diocesani, organizzata a Madrid dalla Commissione episcopale dei mezzi di comunicazione sociale (Cemcs) della Conferenza episcopale spagnola (Cee). “La comunicazione della fede nell’orizzonte della nuova evangelizzazione” è stato il tema scelto per questo appuntamento, che è stato aperto dall’intervento di monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali. Per monsignor Celli, “i media cattolici non sarebbero credibili se non affrontassero temi come il peccato, gli abusi, le debolezze e gli errori dentro la nostra comunità”. Allo stesso modo “non sarebbe oggettivo né giusto non mostrare eventi e fatti dove lo Spirito è costantemente presente”. Secondo il presule “i mezzi delle comunicazioni sociali cattolici hanno risposto positivamente a questa sfida” e gli operatori dei media tradizionali “hanno realizzato un buon lavoro sviluppando una presenza consistente nell’ambiente digitale e ottenendo la necessaria convergenza per avere i loro contenuti nella rete”. Infine, monsignor Celli ha indicato ai delegati diocesani come “uno dei compiti più importanti dei media cattolici è aiutare la Chiesa a trovare un linguaggio appropriato al campo della comunicazione, creato dalle nuove tecnologie e dalle reti sociali”. A José Gabriel Vera, direttore del Segretariato dei mezzi di comunicazione sociale della Cee, Gigliola Alfaro, per Sir Europa, ha chiesto un bilancio dell’incontro.
Quali prospettive tra quelle emerse dall’assemblea dei delegati diocesani ritiene più interessanti?
“Uno degli aspetti più importanti che hanno segnalato alcune relazioni è la necessità della conoscenza di Cristo e della Chiesa per poterla servire nell’ambito della comunicazione. Da un lato, c’è la centralità di Cristo, sapendo che da Lui viene la missione di annunciare, ‘atto fondativo’ dell’attività comunicativa della Chiesa. E, dall’altro lato, la Chiesa: solamente si può essere a servizio della comunicazione della Chiesa, partendo da una conoscenza personale, vicina ed efficace della Chiesa. Su un piano più pratico e professionale, una delle riflessioni è ruotata intorno alla necessaria evoluzione carta-digitale che si sta realizzando e che si deve realizzare nei periodici e nelle riviste delle diocesi. In questo senso sono state presentate alcune proposte e possibilmente organizzeremo una Giornata specifica con questo tema”.
Durante l’incontro sono state presentate anche le esperienze di comunicazione di alcune diocesi spagnole: quali ritiene esemplari?
“Citerei tre esperienze: in primo luogo, il progetto della diocesi di Barcellona, già una realtà, che incorpora i codici QR e AR (codici che permettono di accedere a un’infinità di informazioni e contenuti che arrivano da internet direttamente sullo schermo del telefonino) nella sua rivista diocesana ‘Full Dominical’. L’incorporazione della realtà aumentata (Ar) alle nostre pubblicazioni può facilitare una transizione di supporti che si sta facendo imprescindibile. La seconda è l’esperienza nel mondo della radio della diocesi di Teruel-Albarracín, che produce i programmi religiosi della Chiesa con adolescenti, che s’inseriscono nel mondo della Chiesa e allo stesso tempo imparano la comunicazione radiofonica con un programma in onda. In terzo luogo, il progetto culturale cinematografico della diocesi di Ciudad Rodrigo (nella provincia di Salamanca). Una delle più piccole di Spagna e che ha una casa di produzione cinematografica in grado di produrre progetti come ‘Evangelion’ o il suo ultimo film, di prossima uscita, ‘Un Dio proibito’, sui martiri clarettiani di Barbastro”.
Si pensa a un progetto congiunto delle diocesi nel campo delle comunicazioni?
“Non sarebbe fattibile. La missione della Commissione dei mezzi di comunicazione è animare la pastorale delle comunicazioni sociali e venire in aiuto alle delegazioni, ma un progetto globale di comunicazione esula dalle nostre possibilità. Per ora, stiamo incoraggiando incontri di delegati per zone o per province ecclesiastiche affinché lavorino insieme e si incontrino. Chissà nel futuro, il frutto di questo coordinamento potrebbe essere un progetto congiunto”.
Ritiene utile l’informazione sulla vita e sul pensiero delle altre Chiese europee e in particolare del Ccee e della Comece?
“Ho potuto conoscere in profondità il lavoro del Ccee e sono restato molto impressionato della dimensione che raggiunge. Davvero è un lavoro di proposte, di impulso alle iniziative, di consolidamento di reti e relazioni che sempre è necessario in una realtà ecclesiale così varia com’è quella europea. Mi pare che sia chiamato a svolgere una grande missione”.