UCRAINA

Una singolare coincidenza

La rinuncia del Papa due anni dopo quella del cardinale Husar

L’11 febbraio 2013, il mondo intero è stato quasi letteralmente scosso dalla notizia dell’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI. Il Santo Padre ha spiegato che le sue “forze, a causa di una età avanzata, non sono più adatte ad un adeguato esercizio del ministero petrino” e che ha dovuto riconoscere la sua “incapacità di adempierlo in modo adeguato”. Benedetto XVI ha aggiunto “che a partire dal 28 febbraio 2013, alle ore 20:00, la sede di Roma, la Sede di San Pietro sarà vacante e coloro che ne hanno la competenza dovranno convocare un Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”. Immediatamente, in tutto il mondo hanno iniziato a levarsi molte domande: chi sarà il nuovo Papa? Benedetto XVI avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni? Non poteva rimanere in carica fino alla sua morte come hanno fatto tutti i suoi predecessori negli ultimi 600 anni?
Il suo immediato predecessore, il Beato Papa Giovanni Paolo II, è rimasto il vescovo di Roma fino alla sua morte, anche se, come abbiamo scoperto successivamente dal suo testamento, negli ultimi anni della sua vita, quando stava diventando più debole fisicamente, si chiese se avesse forse dovuto rassegnare le sue dimissioni dall’esercizio del ministero petrino. Tuttavia, non lo fece: come “Cristo non è venuto giù dalla croce”… Non vi è dubbio che Benedetto XVI, con la sua dichiarazione di dimissioni, non stava cercando di evitare la croce, perché sa benissimo che la strada verso il cielo passa attraverso la croce. Non si tratta nemmeno del fatto che il Santo Padre ha solo esercitato il suo diritto legale di rinunciare al ministero del Vescovo di Roma, in conformità al canone 332 del Codice di Diritto Canonico, poiché incapace di soddisfarlo adeguatamente. Sono convinto che volesse mostrare al mondo intero che il ruolo del ministero del Vescovo di Roma non è legato al potere, ma è prima di tutto un servizio. Non so se tutti lo hanno recepito, ma Benedetto XVI ha dato l’annuncio delle sue dimissioni da Vescovo di Roma non in un giorno qualsiasi, ma l’11 febbraio: la Giornata mondiale del malato. È stata una coincidenza? Non lo credo probabile. Vi è tuttavia un evento che è accaduto pochi anni prima che sembra essere una coincidenza vis-a-vis con le dimissioni di Benedetto XVI. Quasi esattamente due anni fa, il 10 febbraio 2011, il Santo Padre ha accettato le dimissioni di colui che al tempo era a capo della Chiesa greco cattolica ucraina, Sua Beatitudine il cardinale Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore di Kyiv e Halych, a causa dell’incapacità di quest’ultimo di svolgere adeguatamente il suo incarico per l’indebolirsi della vista. Probabilmente non sarebbe stata una notizia così rilevante in Ucraina e, nella diaspora ucraina, se Lubomyr Husar fosse stato solo un vescovo di una eparchia nel Paese. Ma non lo era, e così la comunità ucraina è stata colta di sorpresa quando è stato annunciato in Vaticano il 10 febbraio 2011 che il Santo Padre aveva accettato le dimissioni del cardinale Husar da arcivescovo maggiore di Kyiv e di Halych della Chiesa greco-cattolica ucraina. Perché? Perché il Patriarca rimane in carica a vita ed è quello che Lubomyr Husar di fatto è stato: il Patriarca (non de iure, in quanto la Santa Sede non ha ancora ufficialmente approvato lo stato della Chiesa greco cattolica ucraina come patriarcale).
Questo almeno è stato ciò che i suoi ultimi predecessori hanno fatto, tranne nel caso dell’arcivescovo Josyf Sembratovych, che si è dimesso dalla carica nel 1882. In ogni caso, poco dopo, il 23 marzo 2012, il Sinodo dei vescovi della Ugcc ha eletto il nuovo capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sviatoslav Shevchuk, la cui elezione è stata approvata da papa Benedetto XVI il 25 marzo 2012. Dal momento che il cardinale Lubomyr Husar compirà 80 anni il 26 febbraio 2013 – due giorni prima della fine del mandato di Benedetto XVI, quando, di fatto, la Sede di Roma diventerà vacante fino alla elezione del nuovo Sommo Pontefice – non sarà in grado di partecipare all’imminente conclave nella Città Eterna. E neppure il cardinale Marian Jaworski, arcivescovo emerito di Lviv della Chiesa cattolica in Ucraina, che ha 86 anni, parteciperà. Ciò significa che i due soli cardinali della Chiesa in Ucraina non avranno voce in capitolo durante l’elezione del nuovo Sommo Pontefice di Roma. Il tempo mostrerà, naturalmente, chi sarà il prossimo Papa. Tuttavia, possiamo essere certi che lo Spirito Santo continuerà a guidare la Chiesa sulla via salvifica alla Casa del nostro Padre in cielo e quindi non c’è dubbio che chi verrà eletto dai cardinali come Vescovo di Roma, coopererà nello Spirito Santo alla guida di un gregge di oltre 1 miliardo di cattolici su questo percorso. Nel frattempo, ringraziamo il nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo per il dono del pontificato di papa Benedetto XVI e preghiamo per il Collegio dei cardinali, in modo che possano ascoltare con attenzione la voce dello Spirito Santo nell’elezione del nuovo Pietro dei nostri tempi.

(*) Chiesa greco-cattolica ucraina