L’Ue in breve

Iniziativa dei cittadini: diritto all’acqua
La prima iniziativa civica che taglia il traguardo è per il “bene pubblico” acqua. Appena dieci mesi dopo l’entrata in vigore del regolamento sulla Iniziativa dei cittadini (novità introdotta dal Trattato di Lisbona), gli europei hanno approfittato della possibilità offerta dalle istituzioni per far sentire la loro voce. Per la prima volta nella storia dell’Ue, l’11 febbraio l’Ong “Right2water” ha depositato un milione di firme contro la liberalizzazione dei servizi di fornitura dell’acqua potabile, contenuto in un progetto di direttiva sui servizi. È la stessa Commissione a rendere noto l’esito della raccolta di firme, che peraltro prosegue per una quindicina di argomenti differenti, fra cui “Uno di noi” per la difesa dell’embrione e della vita in tutte le politiche comunitarie. “Right2water” con la sua iniziativa intende “esortare la Commissione europea a proporre una normativa che sancisca il diritto umano universale all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari – sottolinea la Ong – come riconosciuto dalle Nazioni Unite, e promuova l’erogazione di servizi idrici e igienico-sanitari in quanto servizi pubblici fondamentali per tutti”. “L’acqua è un bene comune, non una merce – hanno ricordato i firmatari – e la legislazione dell’Ue deve imporre ai governi di garantire e fornire a tutti i cittadini, in misura sufficiente, acqua potabile e servizi igienico-sanitari”. Ora la Commissione ha tre mesi di tempo per far sapere il suo parere sulla iniziativa e se intende proporre un procedimento legislativo in materia.

Commissione: osservatorio sulla bioeconomia
La Commissione istituirà dal prossimo mese di marzo un osservatorio “per monitorare i progressi e valutare l’impatto dello sviluppo della bioeconomia” dell’Ue. Con il termine “bioeconomia” il collegio dei commissari si riferisce a un’economia sostenibile sotto il profilo sociale e ambientale, “che si fonda sull’uso intelligente delle risorse biologiche e rinnovabili provenienti dalla terra e dal mare come fattori della produzione industriale ed energetica e della produzione di alimenti e mangimi”; “comprende anche l’uso dei rifiuti organici”. L’Esecutivo stima che il valore di tale settore in Europa ammonti “già oggi a 2mila miliardi per 22 milioni di posti di lavoro”. L’osservatorio, gestito dal Centro comune di ricerca Ue, “raccoglierà dati al fine di seguire l’evoluzione dei mercati e monitorare le politiche europee, nazionali e regionali in materia di bioeconomia, le capacità nel campo della ricerca e dell’innovazione e l’entità degli investimenti pubblici e privati nel settore”. La commissaria Máire Geoghegan-Quinn afferma: “Da ormai un anno è stata avviata la strategia relativa alla bioeconomia. Osserviamo che gli Stati membri colgono le opportunità offerte dalla transizione a un’economia post-petrolifera, che si fonda sull’uso intelligente delle risorse” naturali. “Questo porterà benefici ad ambiente, sicurezza energetica e alimentare e alla futura competitività dell’Europa”.

Avanti con la tassa sulle transazioni finanziarie
L’imposta sulle transazioni finanziarie fa un passo avanti. La Commissione Ue ha infatti definito il 14 febbraio i dettagli tecnici dell’imposta, che è stata decisa come “cooperazione rafforzata” fra 11 Stati membri dell’Unione (Francia, Germania, Belgio, Austria, Slovenia, Portogallo, Grecia, Slovacchia, Italia, Spagna, Estonia). “Il testo della direttiva rispecchia il campo di applicazione e gli obiettivi della proposta originaria presentata dalla Commissione nel settembre 2011, si legge in una nota dell’Esecutivo: “È mantenuto l’approccio di assoggettare tutte le transazioni per le quali esista un collegamento con la zona di applicazione” dell’imposta, “così come sono mantenute le aliquote dello 0,1% per le azioni e obbligazioni e dello 0,01% per i derivati”. L’imposta non si applicherà alle attività finanziarie quotidiane dei cittadini e delle imprese (“ad esempio prestiti, pagamenti, assicurazioni, depositi”), né alle tradizionali attività bancarie d’investimento nel quadro della raccolta di capitali; “la proposta esclude inoltre le attività di rifinanziamento, la politica monetaria e la gestione del debito pubblico”. “Una volta applicata dagli 11 Stati membri – segnala la Commissione -, questa imposta dovrebbe produrre entrate di 30-35 miliardi di euro l’anno”.

Mercato unico e protezione consumatori
“Aumentare la sicurezza dei prodotti di consumo che circolano nel mercato unico” e “potenziare la vigilanza per tutti i prodotti non alimentari, compresi quelli importati da Paesi terzi”. Sono i due principali compiti che la Commissione intravvede per le nuove norme avanzate nei giorni scorsi per la sicurezza del mercato Ue. “Questa iniziativa contribuirà a rafforzare la protezione dei consumatori e a creare condizioni di parità per le imprese – sottolinea l’Esecutivo -. I prodotti non sicuri non dovrebbero raggiungere i consumatori” e “grazie a una tracciabilità migliore sarà possibile ritirarli dal mercato”. La due proposte legislative passano ora a Consiglio e Parlamento europeo e, se adottate nei tempi previsti, potrebbero essere operative dal 2015. A integrare le direttive, interverrebbe anche un “piano per la vigilanza del mercato”, formato da 20 azioni “da realizzare per migliorare la vigilanza del mercato nel quadro normativo attuale”.