CHIESE IN BREVE

Regno Unito, Russia, Taizé

Regno Unito: contrasto sui vescovi omosessuali
L’ordinazione di vescovi omosessuali, decisa in questi giorni dai vescovi anglicani inglesi, rischia, dopo il no alle donne vescovo, di dividere ulteriormente la “Chiesa di Inghilterra”. Una parte della Chiesa ha già protestato perché contraria alle relazioni omosessuali mentre un’altra parte ritiene ingiusto che gli omosessuali debbano affrontare un esame volto a stabilire se sono celibi prima che venga data loro la possibilità di prendere la mitra. Nel comunicato diffuso sia dalla Chiesa di Inghilterra che dalla Comunione anglicana si spiega che, “a seguito del lavoro condotto dal gruppo presieduto dal vescovo di Sodor e Man lo scorso anno, la camera dei vescovi ha deciso che i pastori impegnati nelle unioni civili, che vivono secondo gli insegnamenti della Chiesa sulla sessualità umana, possono essere considerati come candidati per l’episcopato”. Dopo un anno e mezzo di dibattito il gruppo di lavoro scelto dai vescovi ha raggiunto questa decisione che prevede come “tutti i candidati per l’episcopato devono affrontare un esame scrupoloso delle loro circostanze personali e famigliari tipico di chi vuole diventare vescovo nella Chiesa di Inghilterra”. Ovvero volto a stabilire se vivono una vita da celibi. Già nel 2003 il sacerdote omosessuale Jeffrey John fu costretto alle dimissioni, dopo essere stato scelto come vescovo di Reading, perché la sua nomina rischiava di spaccare la Chiesa di Inghilterra. Nello stesso anno, negli Stati Uniti, Gene Robinson, un pastore omosessuale, fu scelto come vescovo del New Hampshire, nella Chiesa episcopale americana, provocando le proteste di alcune diocesi della Comunione anglicana che riunisce quasi 80 milioni di membri in tutto il mondo. Anche in Inghilterra le critiche alla decisione dei vescovi anglicani non si sono fatte attendere. Rod Thomas, presidente di “Reform”, il gruppo che rappresenta gli anglicani evangelici contrari alla ordinazione delle donne vescovo, ha spiegato alla Bbc che la decisione sui vescovi omosessuali “rappresenta un cambiamento importante nella dottrina della Comunione anglicana che va discusso dal Sinodo generale”.

Russia: messaggio del patriarca Kirill per Natale
“In tutte le circostanze la Chiesa, con la parola e l’azione, ha testimoniato la verità di Dio, ed ancora oggi la testimonia”. Lo ha detto il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill, nel messaggio di Natale che gli ortodossi di Russia hanno celebrato il 7 gennaio. Il 2013 – ha ricordato il patriarca – sarà segnato dai festeggiamenti dei 1025 anni del battesimo della Rus’ da parte del Granprincipe isoapostolo Vladimir. “L’adesione alla fede ortodossa – dice oggi Kirill – segna l’inizio di una nuova era nella vita del nostro popolo. La luce della verità di Cristo che risplendette allora sui colli benedetti di Kiev, ancora oggi illumina i cuori di quanti abitano le terre dell’antica Rus’, indicandoci la via del bene”. Nel Messaggio il patriarca fa un bilancio dell’anno trascorso delle “abbondanti grazie” vissute ma anche delle “sofferenze attraversate” e commenta: “In tutta la sua storia, la Chiesa non ha mai conosciuto lunghi tempi di prosperità; a un periodo di pace e serenità ne faceva seguito uno di prove e difficoltà”. Il patriarca ha quindi lanciato un appello affinché i cristiani non cessino di dare la loro testimonianza, “annunciando che una società fondata solo sull’interesse, sulla permissività, su una libertà individuale illimitata, sul disprezzo delle verità eterne, sul rifiuto di ogni autorità, non è moralmente sana ed è in balia di molti pericoli”. In un intervista all’agenzia di stampa russa Interfax, il patriarca ha parlato delle campagne contro il Patriarcato ma ha anche detto che la Chiesa ortodossa russa è determinata a vivere la sua missione, non rimanendo “in silenzio di fronte al peccato, all’illegalità e all’ingiustizia”. “Tutta la nostra comunità, il clero e i laici attivi – ha aggiunto – non hanno alcuna intenzione di gettare il guanto e fermare il nostro lavoro per promuovere valori morali e principi evangelici nella vita del nostro popolo. Non abbiamo alcuna intenzione di fermare il nostro lavoro missionario, la predicazione e le attività pubbliche”.

Taizé: il grazie alla città di Roma e il Papa
La comunità di Taizé esprime “la sua profonda gratitudine” a tutti coloro che hanno reso possibile l’organizzazione del 35° incontro europeo a Roma. Un incontro che dal 28 dicembre al 2 gennaio ha riunito 42 mila giovani pellegrini, da tutta Europa e anche da altri continenti, per sei giorni di preghiera e condivisione. “Un ringraziamento particolare – si legge in un comunicato di Taizé – va alle parrocchie, sacerdoti, comunità religiose, comunità ortodosse e protestanti e alle migliaia di famiglie che hanno aperto le porte delle loro case per accogliere i giovani pellegrini”. “In modo particolare Taizé ricorda la preghiera del 29 dicembre in piazza San Pietro con il Santo Padre. “Rimarrà – si legge nel comunicato – come una luce nel cuore di molti giovani”.