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Conferenza ecumenica a Novi Sad. La realtà sociale spiegata dal direttore Caritas
In vista della Domenica della Caritas, celebrata il 15 dicembre, si è svolta a Novi Sad (Serbia) una conferenza ecumenica sul tema “Le istituzioni e le organizzazioni umanitarie delle chiese tradizionali nella lotta contro la povertà”. All’evento, oltre all’arcivescovo di Belgrado mons. Stanislav Hocevar, e ai direttori diocesani della Caritas del Paese, hanno preso parte rappresentanti della Chiesa ortodossa, della Chiesa evangelica, del Centro di lavoro sociale di Novi Sad e delle autorità locali. Un amore cristiano visibile. “La fede senza una carità efficace e continua non trova ragione della sua esistenza”: con queste parole l’arcivescovo di Belgrado, nonché presidente della Caritas Serbia, mons. Stanislav Hocevar, ha sottolineato l’importanza degli “sforzi comuni” delle chiese cristiane tradizionali del Paese nella lotta contro la povertà. “Se lavoriamo insieme, nonostante le nostre diverse appartenenze religiose – ha aggiunto il presule -, ci saranno meno poveri, meno persone dipendenti da altri, meno malati e persone sole”. In questo spirito si è espresso anche l’arciprete Branko Curcin che rappresentava il vescovo ortodosso di Novi Sad, Irinej. Curcin ha definito l’evento “storico”, ribadendo “la necessità che la Chiesa e lo Stato agiscano insieme nel campo sociale”. “È nostro dovere di cristiani aiutare le persone in difficoltà e testimoniare con azioni la nostra fede”, ha aggiunto Curcin. Esempi concreti. Per l’altro esponente della Chiesa ortodossa, l’archimandrita Danilo Ljubotina, invece, “questo incontro tra persone di religione, etnia e lingua diversi dimostra un alto livello di tolleranza” (la maggior parte dei cattolici in Serbia sono di origine straniera, ndr). A suo avviso, “la Chiesa ortodossa deve intervenire dove lo Stato non arriva e curare le ferite degli uomini. Magari prendendo spunto dall’esperienza positiva della Chiesa cattolica in questo campo”. Ljubotina ha citato anche l’esempio della comunità di recupero “Terra dei viventi”, situata in un monastero ortodosso, vicino a Novi sad. Un’altra testimonianza concreta è giunta da Vladislav Iviciak, sacerdote della Chiesa evangelica, in quanto direttore dell’Organizzazione ecumenica umanitaria, istituita dal Consiglio mondiale delle Chiese per aiutare la popolazione della regione Vojvodina. “Se siamo uniti, la lotta contro la povertà avrà sicuramente effetto”, ha affermato. Caritas in ogni parrocchia. La Domenica della Caritas, tradizionalmente celebrata a metà dicembre e promossa dalla comunità cattolica, quest’anno ha avuto per slogan “Caritas in ogni parrocchia”, traendo ispirazione dalla lettera apostolica di Benedetto XVI “Intima ecclesiae nature”. “La Caritas in Serbia non è abbastanza sviluppata a livello parrocchiale”, ha spiegato a Sir Europa il direttore don Vladislav Varda, che invita i parroci a “individuare le persone in difficoltà e fare qualcosa di concreto per loro”. Un incoraggiamento in questo senso è visto in Papa Francesco, “il quale ci esorta ad andare nelle periferie, a non essere pigri e a uscire da noi stessi”. La situazione sociale. Il Paese balcanico ha avuto una buona crescita economica dopo l’era Milosevic, ma la crisi finanziaria ne ha duramente colpito il sistema produttivo e sociale. “Si fa fatica come in tutta l’Europa – racconta don Varda -, ma mi sembra che qui la crisi si senta ancora di più”. I problemi principali sono l’elevata disoccupazione (circa il 26%) e la povertà. “Ci sono anche situazioni drammatiche”, confessa il sacerdote raccontando l’episodio di un giovane padre che si era rivolto al Centro di ascolto della Caritas perché non aveva i mezzi per mandare il figlio a scuola. “Purtroppo, tempo dopo si è tolto la vita e in questi casi vediamo che la speranza cristiana è fondamentale”, aggiunge il direttore della Caritas. A chiedere aiuto ultimamente “spesso vengono anche persone con famiglia, rimaste senza lavoro”. Il gruppo più vulnerabile “sono gli anziani, molti dei quali sono rimasti da soli, dopo il grande flusso migratorio” di giovani verso l’Europa occidentale. “È molto forte l’individualismo e per questo vogliamo rianimare nelle parrocchie la carità evangelica”, conclude don Varda.