EDITORIALE" "

Temi etici, prima seminare” “

La bocciatura della “relazione Estrela” in base al principio di sussidiarietà interroga i cristiani

Ripartire. Ripartire subito, di slancio, con coraggio. Per una rinnovata opera di comprensione del tempo presente e della mentalità diffusa; per un dialogo franco con le posizioni differenti; per una sempre nuova e profonda azione educativa. Il voto del Parlamento europeo del 10 dicembre, con il quale l’emiciclo ha respinto per una manciata di voti la relazione sulla “Salute e i diritti sessuali e riproduttivi”, non deve invitare a inutili trionfalismi, ma semmai richiamare i cristiani – e tutti coloro che credono ai valori della vita, della famiglia, della responsabilità, della libertà – a rafforzare il proprio impegno.La “relazione Estrela” pretendeva di delineare l’aborto come un diritto fondamentale, attaccava il principio stesso dell’obiezione di coscienza, dava una lettura complessivamente travisata dei pur delicati e incontestabili diritti alla salute (dove non può mancare un occhio di riguardo a quella femminile e alla maternità). Ugualmente intendeva imporre un modello di educazione sessuale nelle scuole – che può essere di per sé uno strumento utile, e già applicato in diversi Paesi, laddove concepito nel rispetto del ruolo preminente dell’educazione familiare – lontano dal rispetto delle giovani generazioni, dei genitori, delle specificità culturali che caratterizzano i diversi Paesi Ue.Ebbene, tale relazione è stata rimandata al mittente dopo un gioco di equilibri e disequilibri politici tutti interni al Parlamento europeo; e la sua bocciatura giunge dopo decine di voti della stessa Assemblea che muovono proprio nella stessa direzione della “Estrela”: ossia, per dirla in breve, ben lungi dalle sensibilità pro-life. Il Parlamento di Strasburgo ha detto “no” questa volta perché esasperato dai continui tentativi di una parte dell’emiciclo di far passare simili posizioni cogliendo ogni occasione possibile, come avvenuto ancora di recente e persino nella stessa sessione plenaria del 9-12 dicembre.La composizione di questo Parlamento – eletto a suffragio universale, dunque “specchio” dell’elettorato europeo -, e probabilmente anche del prossimo, non consente di affidarsi alle sole votazioni dell’aula per evitare nuovi scivoloni sui temi eticamente sensibili. Ancora: la stessa risoluzione alternativa approvata il 10 dicembre non indica decisivi “punti fermi” in questo campo, ma si limita a sollevare il principio di sussidiarietà secondo il quale l’Ue non ha competenza per normare vita, famiglia, educazione, riconoscendo che ogni Stato ha mano libera nel legiferare come ritiene più opportuno questi aspetti dell’esistenza umana, esattamente come avviene ora.Per tutte queste ragioni occorre alzare il livello di consapevolezza, di presenza, di competenza, di protagonismo dei cristiani nell’Europa di oggi: gli ostacoli all’affermazione sulla scena pubblica di quegli stessi principi che si deducono dall’insegnamento morale e sociale della Chiesa risiedono, prima che nelle istituzioni politiche, nella mentalità diffusa e negli atteggiamenti delle persone, comprese quelle che si definiscono cristiane. Non a caso mons. Jean Laffitte, segretario del Pontificio Consiglio per la famiglia, presente a Strasburgo lo stesso giorno del voto sulla relazione in questione ha spiegato al Sir: “Ci sono delle buone battaglie da fare per promuovere in Europa la vita e la famiglia e i cristiani non si possono tirare indietro, non possono tacere. Per far ciò bisogna seguire le strade di un approfondimento antropologico, etico e giuridico”, affinché le risposte alle attese di questa epoca “siano all’altezza della situazione odierna”. È di questo che necessitano i cittadini e i popoli europei, prima che l’Europa delle istituzioni. Serve un pensiero credente che sia forte, laico e moderno, fondato su un’identità che ha radici nel vissuto e accompagnato da un atteggiamento dialogante; è necessario stare quotidianamente accanto alle persone, testimoniando con la propria esistenza il bello della vita umana in ogni suo aspetto (amore, sessualità, generatività, educazione, solidarietà…), esattamente come invita a fare Papa Francesco.Per raccogliere bisogna prima seminare, senza risparmio, senza sosta. Le coscienze vanno convinte, non vinte, come qualcuno ha tentato di fare all’Europarlamento. I buoni risultati, anche in politica, non mancheranno.