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Il Maidan “religioso”” “

Kiev: tenda della preghiera in piazza Indipendenza. Preti e fedeli tra i manifestanti

“Faccio appello alle mogli, alle madri, ai figli, ai vicini e agli amici di tutte le forze di sicurezza. Prendete il telefono e chiamate i vostri mariti, padri, figli, generi, amici, vicini e dite loro che chiunque dà l’ordine di praticare la violenza e chi commette atti di violenza dovrà risponderne davanti a Dio, davanti alla nazione, davanti alla storia”. Con queste parole, il rettore dell’Università cattolica ucraina, il prof. Borys Gudziak, si rivolge alla polizia e alle unità militari dell’Ucraina, poiché le tensioni e gli scontri nella piazza dell’Indipendenza (Maidan) a Kiev non accennano a smettere. Gli eventi del cosiddetto “EuroMaidan” continuano ad attirare l’attenzione di tutta l’Europa, dopo che il presidente ucraino Viktor Yanukovich ha rifiutato di firmare l’Accordo di associazione con l’Unione europea. Il popolo manifesta, mentre l’opinione pubblica europea punta i fari su Kiev. Appello a saggezza e responsabilità. I rappresentanti del Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose hanno rivolto un appello ai fedeli delle diverse confessioni per pregare per la pace e per la cessazione dei conflitti e delle ostilità. Chiedono alle autorità statali di rispettare i diritti e le libertà costituzionali dei cittadini, di non usare la forza contro dimostranti pacifici e di condurre un’indagine approfondita su tutti gli scontri. “Rivolgiamo anche un appello a tutto il popolo ucraino, indipendentemente dall’appartenenza politica di ognuno, affinché sia saggio e responsabile, si astenga dagli atti violenti e illegali e non ceda alle provocazioni. Ricordate che siamo parte di una sola nazione, di un unico Paese. Non dobbiamo permettere che l’opposizione politica diventi una ragione per violare l’integrità del nostro Paese”, recita il messaggio pubblicato il 10 dicembre. Il Sinodo permanente dei vescovi della Chiesa greco-cattolica ucraina (Ugcc) ha dal canto suo espresso la preoccupazione per le azioni compiute dalla polizia e dalle unità militari in piazza Indipendenza durante la notte fra il 10 e l’11 dicembre, confermando il suo sostegno e la solidarietà nei confronti dei manifestanti e “condannando le azioni volte a limitarne i diritti civili”. Piazza dell’Indipendenza “religiosa”. Le Chiese stanno in effetti dimostrando una grande e costante preoccupazione per la situazione a Kiev, e non solo sul piano generale dei messaggi e degli appelli. I loro rappresentanti si mescolano tra la gente per “diffondere la luce della pace”. La cappella a forma di tenda montata in piazza Indipendenza su iniziativa del sacerdote dell’Ugcc, Igor Onyshkevych, è una prova tangibile di questi sforzi. La si può identificare per la croce sulla cima, mentre all’interno della tenda ci sono un altare, icone, candele, in modo che ogni manifestante – a prescindere dalla propria appartenenza religiosa – abbia l’opportunità di venire a pregare. “La prima liturgia è stata guidata dai Redentoristi, seguita dalle preghiere dei sacerdoti ortodossi”, racconta a Sir Europa padre Leonid Hryhorenko, aggiungendo che, anche se l’interesse dei dimostranti è piuttosto alto, con continue visite, l’idea di un “tempio da campo” sarebbe fruttuosa “anche se una sola persona venisse ai nostri servizi”. Tatiana Mukhomorova, del Servizio informazione religiosa ucraino, ha visitato la piazza per toccare con mano la situazione. Come riferisce padre Yuriy, della chiesa dei Ss. Boris e Hlib, “aiutiamo le persone lavorando nel magazzino dei locali annessi alla cattedrale di San Michele, fornendo cibo, legname e vestiti per tutti i centri di manifestanti”. Ogni mattina il sacerdote celebra un servizio liturgico nella chiesa, e poi si reca a Maidan “per aiutare chi ha bisogno”. Oleh, un seminarista, racconta le sue impressioni sul sito web dell’Ugcc: “A Maidan, tutti vivono nella speranza di essere ascoltati, che cessi la flagrante violazione dei diritti umani nel loro Paese, che finalmente i criminali siano puniti tramite un processo equo”. Un’istantanea. La mattina di mercoledì 11 dicembre, come riportato dal Servizio informazione religiosa dell’Ucraina, tutto il clero ha pregato in piazza Indipendenza. In mezzo alla folla risaltava un poster: “Dio è amore. Dio – il nostro Salvatore”. I sacerdoti, soprattutto quelli dell’Ugcc e della Chiesa ortodossa ucraina (patriarcato di Kiev), continuano ad aiutare i manifestanti. “Sono esausta, c’è sempre molto da fare. Torno a casa alle tre, a volte alle quattro del mattino, dormo un po’ e torno qui. Rimarrò qui fino alla fine, perché non riesco a dormire normalmente; appena chiudo gli occhi, vedo l’immagine di me stessa distribuendo cibo, aiutando le persone”, testimonia Yana, studentessa al Politecnico di Kiev, aggiungendo che “tutti resisteranno fino alla fine, perché si tratta di una forte reazione pubblica che non può essere placata facilmente. Se questo viene capito, allora ci saranno ulteriori azioni e cambiamenti in ognuno di noi”. L’opzione europea. “Alcuni dicono che l’indipendenza non è attualmente un’opzione possibile per l’Ucraina: occorre scegliere tra l’Unione europea e la Russia. Se questo è vero, scelgo la prima”, dichiara padre Lubomir Zhybak, sacerdote dell’Ugcc, a Sir Europa. E prosegue: “Gli ucraini sono scesi in piazza perché non vogliono di nuovo avere a che fare con la Russia, perché ci è già successo. Il nostro popolo, proprio come qualsiasi altra nazione, vuole vivere in pace, in prosperità e nella libertà religiosa. Non vogliamo ordinare agli altri cosa fare e non vogliamo che gli altri ci dicano cosa fare. Spero che il buon Dio illumini i cuori del mio popolo e ci aiuti a decidere qual è la cosa migliore per il nostro Paese, e che sia davvero la migliore”.