LUSSEMBURGO-FILIPPINE" "
Carole, volontaria per la Caritas nel Paese asiatico piegato dal tifone
Ha la passione per la fotografia, che – insieme agli studi in diritto internazionale e il suo interesse per lo sviluppo del sud-est asiatico e in particolare per la Papua nuova Guinea – utilizza per documentare le povertà del mondo, per raccontare le sue esperienze e i suoi incontri, e le missioni per cui si spende. Carole Rekinger, originaria del Lussemburgo, è una ragazza che certamente avrebbe potuto avere una vita facile e brillante. Invece ha scelto di dedicarsi senza grandi clamori ai poveri del mondo. Da poco rientrata dopo un soggiorno nelle Filippine dove è volata nei primissimi giorni dopo la recente tragedia che ha prostrato il Paese e la sua popolazione, Sarah Numico l’ha intervistata per Sir Europa. Perché ha deciso di andare nelle Filippine? “Sono nata in Lussemburgo, e la consapevolezza di vivere in una condizione e in un paese privilegiato, anche rispetto al resto dell’Europa, fin da giovanissima mi ha spinta a dedicare il mio tempo e le mie energie alle persone socialmente svantaggiate, emarginate e senza voce. Sono specializzata sui temi dello sviluppo e sul sud-est asiatico, con un master in politiche internazionali. Negli ultimi dieci anni ho lavorato attivamente per organizzazioni di base e non-profit in quella regione. Sentendo la notizia del tifone nelle Filippine mi sono subito sentita coinvolta dal disastro. Poi la Caritas, con cui avevo collaborato in passato, mi ha cercata, e allora ho fatto in fretta a prendere la decisione: in poche ore ho preparato i bagagli, sono andata alla Caritas per ricevere le informazioni necessarie per la missione, ho cancellato tutti gli impegni e salutato i miei genitori. Quattro giorni dopo il tifone sono arrivata a Cebu e vi sono rimasta per tre settimane”. Quali sono state le sue impressioni e riflessioni quando si è trovata di fronte alla distruzione e alla povertà delle Filippine? “Ho imparato a vedere la ricchezza materiale come qualcosa di molto relativo e anche nella distruzione e nelle lacrime ho visto tanta solidarietà tra le persone. Chiunque fosse in grado di aiutare, ricco o povero, dava una mano ovunque possibile. Migliaia di volontari da tutte le Filippine hanno aiutato a preparare i pacchi degli aiuti d’emergenza non solo per la Caritas, ma per ogni tipo di organizzazione umanitaria. Senza questi volontari, l’aiuto sarebbe stato molto più difficile e lento”. Si è mai sentita sola, lontana, durante la sua missione? “Avevo l’intero team della Caritas Lussemburgo che lavorava giorno e notte per darmi il sostegno di cui avevo bisogno e mi mettevo in contatto con loro tutti i giorni, anche più volte al giorno. Sapendo che potevo contare su un gruppo competente in tutte le situazioni e tutte le volte in cui ne avevo bisogno, mi ha fatta sentire al sicuro fin dall’inizio. Ero l’unica dal Lussemburgo, ma ho incontrato colleghi da Caritas Austria con cui ho lavorato: cordiali, pazienti, calmi e capaci di affrontare una situazione così difficile. Abbiamo lavorato con Caritas Filippine e questo mi ha dato la certezza che stavamo veramente raggiungendo le persone più bisognose. Ho incontrato molte persone straordinarie, ma una suora è stata per me particolarmente significativa con il suo modo di lavorare intensamente e i suoi sorrisi e le sue risate contagiose. Anche i miei amici e familiari mi sono stati di grande sostegno in questa esperienza”. Ci sono incontri o storie che l’hanno colpita in modo particolare?”Ho incontrato tante persone e sentito molte storie tragiche. È più difficile digerire queste storie di quanto non sia vedere le proprietà distrutte. Per esempio Analyn ha quattro figli e vive in un piccolo villaggio di pescatori nel nord dell’isola Negros. La loro casa è crollata e nulla è rimasto in piedi se non il pollaio. I vicini hanno aiutato a portare via le macerie e hanno offerto loro di stare nella loro casa finché non avranno trovato un’altra sistemazione. Il marito di Analyn guadagnava da vivere facendo il pescatore, ma la sua piccola barca è andata dispersa nella tempesta e adesso non hanno più fonti di guadagno. I libri dei bambini sono stati trascinati via e ora non hanno più i soldi nemmeno per comprarne di nuovi ai bambini che non potranno andare a scuola nei prossimi mesi. Dipendono completamente dalla buona volontà dei vicini e da organizzazioni come la Caritas. È difficile vedere le persone che avevano una vita dignitosa ridotte a mendicanti. È importante aiutare queste persone a ricostruirsi velocemente una vita in modo che non debbano più dipendere dagli altri ma possano vivere dignitosamente”. Tornerà nelle Filippine?
“Sì, ci andrò di nuovo alla fine dell’anno, o all’inizio di gennaio, per una nuova missione di qualche mese”.