ROMANIA-ECUMENISMO
Il card. Koch ha incontrato comunità romano-cattoliche, greco-cattoliche e ortodosse
Testimonianza comune del vangelo in un mondo sempre più secolarizzato; vicinanza e solidarietà ai cristiani perseguitati in varie regioni del pianeta. Sono due elementi chiave emersi durante la visita del card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, per la prima volta in Romania dal 3 al 7 dicembre. Il porporato ha visitato le comunità romano-cattoliche, greco-cattoliche e ortodosse delle città di Bucarest, Blaj, Alba-Iulia e Cluj-Napoca, incontrando il card. Lucian Muresan, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica romena, l’arcivescovo Ioan Robu, presidente della Conferenza episcopale romena, il patriarca Daniel, della Chiesa ortodossa romena, e anche il presidente della Repubblica, Traian Bãsescu, e il segretario di Stato per i culti. Testimonianza comune. L’incontro del card. Koch con il patriarca Daniel, della Chiesa ortodossa romena, il 4 dicembre scorso, ha messo in evidenza “l’importanza della testimonianza comune in una società secolarizzata e la solidarietà con i cristiani perseguitati in varie parti del mondo”. Per quanto riguarda il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, ha detto il patriarca Daniel, questo deve trovare “un equilibrio di reciprocità e complementarità tra il primato e la sinodalità, tenendo conto dell’evoluzione storica diversa tra l’Oriente e l’Occidente”. A sua volta il card. Kurt Koch ha espresso la speranza che attraverso il dialogo e la riflessione comune si potrà superare la difficoltà attuale nella redazione di un documento di lavoro convergente riguardo il rapporto tra il primato e la sinodalità dal punto di vista teologico. “Il nostro desiderio e la più grande gioia – ha detto – sarebbe arrivare all’unità nell’Eucaristia e all’unità delle due Chiese, dell’Oriente e dell’Occidente. Abbiamo cercato di trovare soluzioni a questi temi che ci siamo proposti e l’incontro che ho avuto con il patriarca Daniel ci da speranze per il futuro”. L’ecumenismo? Già e non ancora. Visitando le comunità cattoliche e incontrando vescovi e clero della Chiesa cattolica locale, il card. Koch è stato informato anche sulle difficoltà che il cammino ecumenico sta incontrando nel Paese. I vescovi e il clero dell’arcidiocesi di Bucarest hanno espresso il loro rammarico per la decisione, “inaspettata e inspiegabile”, assunta nel 2008 dalla Chiesa ortodossa romena di non pregare più insieme ai cattolici, che sta creando confusione all’interno delle numerose famiglie miste e porta anche a un aumento degli atteggiamenti antiecumenici da parte di alcuni sacerdoti e laici ortodossi. Rimangono ancora irrisolte le divergenze patrimoniali tra la Chiesa ortodossa romena e la Chiesa greco-cattolica. Il card. Koch ha avuto occasione di visitare il 5 dicembre la comunità greco-cattolica di Ungheni (nella provincia di Mures): qui, la chiesa greco-cattolica, costruita nel XIX secolo, confiscata dai comunisti e affidata alla comunità ortodossa, viene ora distrutta illegalmente per fare posto a una nuova chiesa ortodossa. Il cardinale ha espresso la speranza che “nel rispetto per la buona accoglienza delle comunità ortodosse nell’Occidente cattolico”, venga ritrovato lo “spirito fraterno e di speranza sul cammino della carità del Vangelo”. “Nell’ecumenismo – ha spiegato il cardinale nella cattedrale greco-cattolica di Cluj -, bisogna mettere Dio al primo posto. La preghiera rimane il segno distintivo fondamentale di qualsiasi sforzo ecumenico”. “Unitate, unitate”. Nonostante le difficoltà, la Chiesa cattolica in Romania riafferma il suo impegno di continuare sulla strada dell’ecumenismo, stimando e rispettando la Chiesa ortodossa romena quale vera Chiesa sorella. “Ci risuona ancora nel cuore il grido spontaneo della gente, ‘unitate, unitate’, durante la visita di Giovanni Paolo II in Romania. Ora, dopo 14 anni da quella storica visita, possiamo dire che in Romania l’ecumenismo è un difficile e doloroso ‘già e non ancora’. Speriamo che la visita del card. Kurt Koch porti buoni frutti e abbia dei risultati positivi visibili”, ha dichiarato a Sir Europa mons. Ioan Robu, arcivescovo metropolita di Bucarest. La visita del card. Koch – ha spiegato mons. Mihai Fratila, vescovo greco-cattolico ausiliare di Bucarest – “descrive l’unità dei greco-cattolici attorno al Santo Padre e rafforza il loro sentimento di appartenenza a un mondo libero dalle controversie gratuite delle supremazie ecclesiali”, e rappresenta anche “un’incoraggiamento sulla strada del rispetto reciproco tra le Chiese, indice dell’adesione autentica a Cristo, secondo il modello di colui che, morto e risorto, ha vinto perdendo”.