LITUANIA" "
Sei vescovi del Paese baltico hanno visitato Comece e istituzioni Ue
“Nella prospettiva delle prossime elezioni europee del maggio 2014, desideriamo esprimere la nostra gratitudine per tutto ciò che è stato compiuto nel corso degli ultimi 60 anni dal progetto di integrazione. Siamo a favore di un progetto europeo basato sui principi della dignità della persona umana, la promozione condivisa del bene comune, la solidarietà globale, lo sviluppo dei popoli e la promozione della pace così come formulata nella ‘Pacem in Terris’, enciclica pubblicata 50 anni fa da Papa Giovanni XXIII. Riscoprire tali principi consentirebbe un solido fondamento per un’Europa più forte”. È il messaggio che lanciano da Bruxelles i vescovi della Lituania che dal 1° al 4 dicembre hanno visitato la Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), dove sono stati accolti dal segretario generale mons. Patrick Daly, e le istituzioni Ue. Società, politica, fedi religiose. Il soggiorno a Bruxelles dei vescovi lituani – l’arcivescovo di Vilnius Gintaras Grusas, e i monsignori Rimantas Norvila, Lionginas Virbalas, Linas Vodopo Janovas, Kêstutis Kèvalas e Arunas Poniskaitis – si è rivelato l’occasione per un dialogo fitto sulla presenza della chiesa cattolica in Europa, sul dialogo tra fedi e Ue, sul ruolo delle istituzioni comuni a favore dei popoli del Vecchio continente entro un quadro economico e geo-politico particolarmente problematico. I prelati hanno fra l’altro incontrato esponenti dell’Europarlamento, della Commissione e del Consiglio europeo. Quindi, con Sir Europa, hanno fatto il punto sui 10 anni di presenza della Lituania nell’Unione europea proprio al termine del semestre di presidenza di turno del Consiglio dei ministri Ue assicurata fino al 31 dicembre dal governo di Vilnius. “La solidarietà globale, affiancata al rispetto del principio di sussidiarietà, è la pietra angolare di una comunità di nazioni che vivono in pace e al servizio della prosperità dei loro popoli”, affermano all’unisono. “Una concezione cristiana della famiglia è, a nostro avviso, consustanziale con questa visione. Ecco perché abbiamo lanciato in Lituania un anno della famiglia”. Il peso della storia. I sei vescovi presenti nella capitale belga – dei dieci attivi nel Paese, oltre agli emeriti – fanno trasparire una serie di argomenti che interrogano la comunità cattolica, le altre fedi religiose e la società civile lituana, che si collocano “all’incrocio tra est e ovest del continente”. Puntuali le sottolineature storiche (soprattutto in relazione all’Unione sovietica e al passato comunista), quelle relative alla convivenza tra le comunità credenti, accompagnate da preoccupate osservazioni sui problemi di vicinato (con un’attenzione di riguardo al caso dell’Ucraina, dove sono in corso manifestazioni di piazza). “Il nostro Paese ha sperimentato in questo decennio i vantaggi di far parte dell’Unione europea e da Bruxelles sono giunti finanziamenti che hanno aiutato la nostra economia a emergere” dopo la caduta del comunismo, afferma mons. Gintaras Grusas. “La popolazione è però un po’ preoccupata dalle prospettive morali” e dal fenomeno della secolarizzazione “che attraversano il continente”, spiega a SirEuropa. “Ritengo del resto che anche i Paesi dell’Europa orientale stiano contribuendo al dibattito su questi temi, portando la loro esperienza peculiare” nel contesto continentale. Mons. Grusas ha svolto, nel corso della permanenza a Bruxelles, un’ampia relazione sulla sicurezza e il processo di integrazione, presso la Chapel for Europe, nell’ambito di una serie di appuntamenti promossi dalla Comece in vista delle elezioni dell’Europarlamento. Il vescovo ha fatto emergere un ventaglio di temi correlati alla sicurezza, fra i quali – oltre ai tradizionali aspetti della difesa, degli armamenti, della lotta al terrorismo – quelli economici, energetici, la difesa dei diritti umani, lo sviluppo di relazioni politiche con i Paesi vicini, le migrazioni. Occhi puntati sull’Unione. L’attenzione dei cittadini lituani verso l’Ue è cresciuta in questi dieci anni dall’adesione? “Direi di sì – risponde mons. Rimantas Norvila, rappresentante dei vescovi lituani nella Comece -, soprattutto in questi mesi, in coincidenza con la presidenza del Consiglio dei ministri Ue affidata al nostro governo. Ma anche i mass media hanno fatto la loro parte e lo stesso possiamo dire per le migrazioni, visto che i nostri migranti mantengono stretti rapporti” con il Paese d’origine, “e molti di loro tornano a casa”. Sulla situazione in Ucraina e sul Partenariato orientale Ue, mons. Lionginas Virbalas afferma: “Ritengo che la maggioranza dei cittadini guardi con favore l’avvicinamento del loro Paese all’Unione. Anche perché constatano la situazione di crisi economica e sociale diffusa in Ucraina”.