FRANCIA" "
Dalla Settimana Sociale idee e progetti per attraversare la crisi
“Il lavoro dovrebbe essere nuovamente inventato, riscoperto alla luce della sua dimensione eminentemente umana”. Questo il messaggio che arriva dalla Settimana Sociale dei cattolici francesi che si è svolta il 22-24 novembre scorso contemporaneamente a Parigi, Strasburgo e Lione, con momenti “a reti unificate” e altri di dibattito più contestualizzato. Tema caldo nell’attualità francese ed europea, il percorso di riflessione è partito da una disamina della situazione economico-sociale attuale, per cercare piste e proposte concrete, in riferimento alla comprensione del lavoro secondo la dottrina sociale della Chiesa e per rispondere alla necessità di “reinventare il lavoro”. Tra solitudine e solidarietà. È di fatto stato sbriciolato in questi ultimi tre decenni, il modo “fondamentalmente ‘umanistico’ di concepire il lavoro”, vale a dire “un lavoro fatto per l’uomo e al tempo stesso da lui, lavoro come costruzione di un oggetto, che è in relazione a un soggetto che ne è l’ideatore, e produttore, ma anche consumatore, e attraverso cui l’uomo-lavoratore abita in maniera più felice la propria condizione di umanità”, ha affermato il teologo Bruno Marie Duffé. Oggi invece “il nostro approccio alle attività umane ci fa oscillare tra solitudine e solidarietà, in una ricerca vitale e a volte disperata di riconoscimento”. Inoltre “il nostro rapporto con il tempo è cambiato” e “l’accelerazione della scoperta e del rinnovamento della conoscenza ci porta a rimanere vigili fino all’ansia nel timore di non essere superati” dalle novità. In terzo luogo, “la nostra relazione con l’altro, per gli altri e per la comunità umana si svolge secondo un paradosso” per cui è più vicino di quel vicino con cui condividiamo la quotidianità e che crediamo di conoscere ma con cui non sempre abbiamo tempo per parlare”. In questi cambiamenti s’inserisce secondo Durré la sfida e la pretesa del pensiero sociale della Chiesa: “la sfida è di ripristinare l’affermazione di ogni persona nel suo lavoro e il collegamento di questo lavoro personale con il futuro della comunità umana”. Ricerca di risposte nuove. Una delle strade possibili per reinventare il lavoro è quella rappresentata da una molteplicità di pratiche diverse (commercio equo e solidale, banche etiche, turismo sostenibile…), riconducibili alla generica classificazione di economica sociale e solidale che Elena Lasida (docente di scienze sociali) ha definito e ricollocato nel contesto socio-economico attuale, non tanto come “risposta a una domanda che proviene da coloro esclusi dal sistema economico dominante” e nemmeno come “modello economico alternativo, da contrapporre al sistema economico classico”. Secondo Lasida l’economia sociale e solidale “ha una capacità di trasformazione sociale che non è quella di un sistema predefinito, ma è quella del radicalmente nuovo, di una fecondazione lenta e progressiva, che dalla mancanza di qualche cosa fa nascere il nuovo”. Questo modello si caratterizza per “immaginazione, creatività, esplorazione, trasformazione”. In Francia esso occupa il 10% dei lavoratori salariati ed è quello che nel 2012 ha registrato un incremento dello 0,3% nel tasso di occupazione, mentre il resto del mercato ha avuto un calo dello 0,2%. Le sue potenzialità e novità starebbero nel fatto che “il lavoro non è inteso solo come fonte di guadagno, ma come spazio di esistenza personale e sociale”, attraverso “forme di mutualizzazione e messa in comune di bisogni e risorse”. Proposte percorribili. Alla luce di scambi e di racconti di esperienze pilota avvenute nei tre contesti francesi della Settimana Sociale, Jérome Vignon, presidente delle settimane sociali di Francia, ha rilanciato nelle conclusioni alcune proposte puntuali emerse dal dibattito: allargare le “forme nuove di cooperazione che si appoggiano su legami territoriali e culturali, mettendo insieme imprese, autorità locali, università e servizi pubblici in grado di creare nuovi potenziali di innovazione e di formazione”; “creare un campo d’attività intermedie nuove, fondate sulla valorizzazione delle capacità delle persone escluse dall’impiego”; “estendere alle persone più anziane possibilità di occupazione (un servizio civico per gli over 60) che le mettano a disposizione per iniziative di accompagnamento dei giovani, di trasmissione dei saper essere e fare”; “moltiplicare i partenariati tra imprese di economia sociale e solidale con le imprese tradizionali”; ricercare “una autentica cooperazione tra gli Stati dell’Ue perché non solo l’occupazione, ma anche l’accesso a un lavoro di qualità, la lotta all’esclusione e il rifiuto del dumping sociale ritornino a essere un impegno comune”.