CHIESE IN BREVE" "

Chiese-Ue, Kek, Portogallo

Chiese-Ue: “rafforzare la democrazia europea”Raccogliere il contributo delle chiese e delle organizzazioni non confessionali per la preparazione delle elezioni europee: in questa prospettiva si è svolta il 26 novembre una iniziativa del Parlamento Ue intitolata “Rafforzare la democrazia europea: la partecipazione dei cittadini. Quali sfide ci attendono alle elezioni del 2014?”. I leader delle grandi religioni, a partire dalla Chiesa cattolica, hanno partecipato a una seduta pubblica della commissione Affari costituzionali dell’Euroassemblea, durante la quale sono intervenuti il presidente del Parlamento, Martin Schulz, e alcuni esperti, per poi dar luogo a un dibattito in vista delle “più importanti elezioni dell’Europarlamento che si siano mai svolte. Saranno le prime vere elezioni europee dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona – è stato spiegato -, che ha introdotto tante innovazioni”. Il Parlamento Ue che nascerà dal voto “eleggerà il presidente della Commissione sulla base di una proposta del Consiglio e tenendo conto del risultato delle elezioni”. “Gli attori politici stanno cercando di dare maggiore vivacità alle elezioni, allo scopo di rafforzare la legittimità democratica delle decisioni prese a livello comunitario e in considerazione del calo registratosi nell’affluenza alle urne”. Durante l’incontro tra eurodeputati, esperti e leader religiosi (l’incontro è stato organizzato nell’ambito dell’articolo 17 del Trattato di Lisbona, che prevede un dialogo costante e strutturato tra comunità credenti e Ue) si è posto “l’accento sulle azioni volte a rendere queste elezioni più europee, affinché non siano una semplice sommatoria di elezioni nazionali”. Kek: in prima fila contro povertà e xenofobiaLe Chiese in Europa sono in prima linea per combattere la povertà, sconfiggere le possibili derive dell’estremismo e della xenofobia generate dalla crisi e portare a livello comunitario le istanze di chi subisce le conseguenze della recessione perché si promuovano politiche adeguate. Un impegno che è stato ribadito nei giorni scorsi a Bruxelles all’incontro dei segretari della Commissione “Chiesa e società”, piattaforma della Conferenza delle Chiese d’Europa (Kek) impegnata in azioni di advocacy presso le istituzioni europee. Più di 40 partecipanti hanno discusso sulle attuali sfide della crisi sociale ed economica che ha colpito l’Unione europea nel 2008. Dai dati presentati da Robert Strauss, della Commissione Ue, si è evidenziato come la crisi abbia colpito fortemente i cosiddetti Paesi dell’area sud e periferica dell’Unione che già presentavano difficoltà economiche e sociali maggiori. Mentre Ilya Subbotin del Consiglio d’Europa ha ricordato l’impegno di questa istituzione nel combattere estremismo, xenofobia e razzismo crescenti “causati dalla crisi”. Al tavolo della discussione, la Kek ha posto alcuni interrogativi chiedendo tra l’altro se “la Banking Union, che è in procinto di essere installata, possa davvero assicurare contro la speculazione” o se “il concetto di crescita non stia diventando una sorta di mantra se si considerano le previsioni di occupazione per i prossimi anni”. La Kek è tornata a ribadire l’importanza del coinvolgimento della società civile nell’Ue. Portogallo: la voce dei vescovi su vita e famiglia In relazione a quanto auspicato nell’ultima Assemblea plenaria della Conferenza episcopale portoghese (Fatima, 11-14 novembre), il patriarca di Lisbona ha dichiarato nei giorni scorsi che i vescovi cattolici sperano in una revisione delle attuali leggi riguardanti l’aborto, i matrimoni tra persone del medesimo sesso e le adozioni permesse a tali unioni: “Abbiamo molti dubbi che le decisioni legislative che sono state adottate su tali problematiche corrispondano alla convinzione maggioritaria del popolo portoghese”, ha affermato mons. Manuel Clemente. Per quanto concerne la depenalizzazione dell’aborto, avvenuta dopo il referendum consultivo del febbraio 2007, il primate portoghese ha spiegato che “la legge non ha colto, né compreso, quella protezione giuridica e sociale che, come cittadini e società portoghese, dobbiamo dare alla vita umana, come processo continuo, dal concepimento fino alla morte naturale”. Le stesse perplessità sono state manifestate da mons. Clemente sui matrimoni tra persone dello stesso sesso: “Ho molti dubbi che il considerare la famiglia, la coppia e la stessa relazione con i figli nella tradizionale complementarietà uomo-donna, maschio-femmina, costituisca qualcosa di secondario, e addirittura un fattore irrilevante. Non penso affatto che buona parte dei miei concittadini lo considerino tale”.