PREMIO SAKHAROV" "
La giovane pachistana si batte per il diritto all’istruzione delle ragazze nel suo Paese
“Ci sono tanti bambini che non desiderano un iPhone o una Playstation, ma solo un libro e una penna per scrivere. Non lasciamoli soli”. Malala Yousafzai ha solo 16 anni, ma già da cinque si batte affinché nel suo Paese, il Pakistan, e in tutto il mondo, non sia negato il diritto all’istruzione ai minori, e specialmente alle ragazze. A 11 anni ha cominciato a scrivere un diario anonimo per la sessione in lingua urdu della Bbc on line, denunciando l’impossibilità di avere accesso alla scuola nella valle dello Swat per un divieto imposto dai talebani. Poi la sua battaglia si è trasferita sulle piazze, i media le hanno dato visibilità, finché nell’ottobre 2012 ha subito un attentato dal quale si è salvata per miracolo. Ma lei non si arrende e ripete incessantemente una parola: “Speranza”. “Icona globale” dei diritti. Malala è stata accolta nella sede dell’Euroassemblea a Strasburgo il 20 novembre: con una cerimonia semplice ma intensa le è stato conferito il Premio Sakharov 2013 per la libertà di pensiero. È la più giovane premiata delle 25 edizioni sinora svoltesi e ora il suo nome è accostato a personalità del calibro di Nelson Mandela, Alexander Dubcek, Aung San Suu Kyi, le Damas de blanco e Leyla Zana, Ibrahim Rugova e Kofi Annan, Reporter senza frontiere e Guillermo Farinas. Come loro è un simbolo della promozione dei diritti fondamentali e della democrazia. “Malala – come ha affermato Martin Schulz, presidente del Parlamento Ue, nel presentarla in emiciclo – è una giovane eroica, una icona globale, costretta a vivere lontano dal suo Paese perché minacciata di morte dai talebani. Malala ha portato la sua battaglia al di là delle frontiere, impegnandosi con tutta se stessa per assicurare un’istruzione alle ragazze e alle donne di tutto il mondo” Scuotere le coscienze. “Il 2013 segna i 25 anni di difesa e promozione dei diritti dell’uomo attraverso il Premio Sakharov”, ha affermato ancora Schulz prima di dare la parola a Yousafzai. “Nel corso del tempo abbiamo riconosciuto e sostenuto la lotta di singoli individui e organizzazioni che, con coraggio, hanno preso posizione contro il razzismo e la repressione, la guerra e il terrorismo, la prigione e la tortura, in difesa dei propri diritti e di quelli altrui”. All’ingresso di Malala nell’aula parlamentare tutti gli eurodeputati si alzano in piedi e le tributano un lungo applauso. “Nel nome di Dio, generoso e misericordioso…”: inizia così l’intervento della giovane attivista dei diritti, con voce sottile ma ferma, il capo coperto da un tradizionale velo arancione. “Milioni di bambini nel mondo in questo stesso momento vivono nella fame, non hanno istruzione, vengono sfruttati. Questo dovrebbe scuotere le nostre coscienze”, denuncia. “È difficile immaginare un mondo senza istruzione”, sottolinea Malala, che ora è costretta a vivere nel Regno Unito per evitare le vendette dei suoi persecutori. Ricorda che nel suo “Paese le bambine non possono andare a scuola, subiscono violenze e abusi di ogni tipo, sono obbligate a vivere tra le quattro mura di casa, senza poter parlare liberamente, senza diritti. Obbligate a matrimoni precoci. Eppure c’è speranza… Nel mio Paese – aggiunge – ci sono guerra e terrorismo, eppure c’è speranza… Nel mondo c’è povertà, ma c’è speranza… C’è speranza perché siete qui, siamo qui, insieme, a denunciare queste ingiustizie e perché ci batteremo insieme, per aiutare queste bambine, questi ragazzi. Dobbiamo intraprendere azioni per aiutarli”. Le vere superpotenze… “Cari fratelli e sorelle – afferma ancora Malala Yousafzai -, abbiamo bisogno di un cambio di mentalità. Cambiamo l’ideologia del potere. Le grandi nazioni siano giudicate non in base al loro esercito e alle loro armi, ma per la capacità di produrre istruzione e cultura, per la difesa dei diritti fondamentali, perché trattano uomini e donne allo stesso modo. Queste sono le vere superpotenze”. Malala prosegue davanti agli eurodeputati: “È necessario lottare per i deboli, per la loro sopravvivenza. Se lasciamo milioni di persone ai margini delle nostre società, come sopravvivremo?”. Yousafzai, giunta a Strasburgo accompagnata dal padre che ne ha seguito e incoraggiato l’impegno per i diritti, insiste sulla speranza e sul dovere di “avviare un’azione comune che ridia diritti e giustizia a tutte le persone e ai popoli del mondo”.