BULGARIA" "
Nel 1993 nasceva la Caritas. Un servizio prezioso per anziani e famiglie indigenti
Vent’anni tra i poveri e i bisognosi. Caritas Bulgaria ricorda la fondazione, avvenuta nel 1993, e lo fa a modo suo. Ogni giorno della scorsa settimana è stato dedicato a un gruppo di persone in difficoltà con la presentazione dei loro problemi e una preghiera speciale. Ci si è dunque soffermati su anziani, disabili, senzatetto, drogati, ragazze madri, profughi… In questi due decenni l’organizzazione del servizio ecclesiale è cambiata, andando di pari passo con la società bulgara che viveva le sue trasformazioni dal comunismo alla democrazia. Un processo che, come mostra ad esempio la realtà attuale di Sofia, non è ancora finito. Iva Mihailova, per Sir Europa, ne parla con Emanouil Patashev, segretario generale di Caritas Bulgaria. Qual bilancio si può tracciare di questi vent’anni?”Sono stati anni molto intensi, caratterizzati da profondi cambiamenti nella società bulgara. La Caritas è stata parte di questo processo intenso. I primi anni dopo la caduta del comunismo nel Paese c’era una vera fame e distribuivamo enormi quantità di aiuti umanitari. Nel 1996, in uno dei periodi economicamente più difficili della recente storia del Paese, abbiamo dato un sostegno significativo a tante famiglie. Pian piano, l’organizzazione ha cominciato a strutturarsi e a lavorare in modo più professionale ed efficace”. All’inizio dell’attività, le autorità hanno negato per due anni la registrazione di Caritas Bulgaria perché nel nome figurava l’aggettivo “cattolico”. Oggi invece la Caritas è un partner stimato e ricercato. Come è avvenuto questo cambiamento?”Sì, è vero, nel 1993 quando in Bulgaria nasceva la Caritas le autorità ci hanno trattato con grande diffidenza. In questo periodo nel nostro Paese si registrava una moltiplicazione di sette di ogni tipo, provenienti dall’estero, e per alcuni burocrati la parola ‘cattolico’ che figurava nel nostro nome rappresentava una minaccia. Piano piano, anche tramite la Caritas, molte persone hanno conosciuto la Chiesa cattolica. In effetti oggi siamo un partner ricercato nel campo sociale sia dalle autorità sia dalle altre associazioni non profit”. Oggi qual è la sfida più grande che avete di fronte?”Credo che la nostra organizzazione dovrà decidere su quale aspetto concentrare gli sforzi. Noi siamo in prima linea accanto ai bisognosi e registriamo i loro problemi. Purtroppo le nostre risorse sono limitate e continuiamo a contare sull’appoggio finanziario delle altre Caritas europee. Siamo riusciti però ad avere alcune attività finanziate da fondi statali”. Negli ultimi mesi la Bulgaria è diventata scena di proteste popolari. Lei come valuta la situazione?”Molte persone non hanno fiducia nel futuro e alcuna speranza, e non vedono una via d’uscita. Poi negli ultimi mesi il governo ha fatto una serie di sbagli e nessuno ha voluto assumersi la responsabilità. Il problema è che non si vede un’alternativa. Questa situazione di insicurezza ha peraltro bloccato le riforme sociali. Ovviamente questo aumenta ancora di più la povertà”. Qual è il gruppo più vulnerabile della società bulgara?”I più vulnerabili sono gli anziani, per le pensioni modeste e per la mancanza di accesso a servizi sanitari e sociali. Ultimamente, con il passaggio al digitale, molti di loro non riescono a vedere neanche la televisione, che è pur sempre una ‘compagnia’, essendo in possesso di apparecchi senza decoder. Questo li fa sentire ancora più soli e oppressi perché non possono permettersi una vita dignitosa. Noi abbiamo avviato un programma, denominato ‘Cure domestiche’, che si rivolge agli anziani soli e ammalati: cerchiamo di ridar loro un po’ di compagnia e di gioia dalla vita”. In Bulgaria ci sono circa 12mila profughi, molti di loro sono siriani. Recentemente però ci sono state manifestazioni di xenofobia nei loro confronti e per alcuni gruppi sociali i profughi rappresentano una minaccia.”Non è ammissibile agire con violenza o con ostilità verso i profughi che già hanno sofferto così tanto. Ed è ripugnante fare politica sulle spalle dei poveri e degli indifesi. La verità è che le autorità non erano abbastanza preparate per un flusso così grande e la gente ha la convinzione, sbagliata, che per gli stranieri si usano le risorse previste per i bulgari. Spero che la buona ragione e l’umanità continueranno a prevalere”.