COMECE" "

Per un’Europa migliore” “

Assemblea plenaria dedicata all’attualità politica, alle migrazioni e alla tratta

Un tema che “preoccupa considerevolmente” la Chiesa in vista delle elezioni del Parlamento Ue del maggio 2014 è “l’affermarsi di uno spirito antieuropeo in diversi Stati membri”, con il passaggio di alcuni partiti e movimenti a “un’agenda nazionalista e spesso xenofoba”. Per questa ragione la comunità ecclesiale è chiamata a “ricordare ai cittadini i valori cristiani che fondano il progetto europeo e la società europea”. Il card. Reinhard Marx, presidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), ha insistito su questo punto durante il suo intervento introduttivo all’assemblea plenaria svoltasi a Bruxelles dal 13 al 15 novembre. Messaggio per le elezioni. “Abbiamo bisogno di più Europa, per arrivare a un’Europa migliore”, ha affermato il card. Marx, aprendo i lavori dell’assemblea d’autunno dell’organismo ecclesiale. La plenaria era anzitutto dedicata al tema delle migrazioni, con un momento pubblico inaugurale nella Chapel for Europe, nel quartiere delle istituzioni Ue. La relazione di Marx si è però sviluppata in diversi capitoli, a partire dall’elezione di Papa Francesco e dall’incontro con il Pontefice da parte del presidium Comece, nel maggio scorso; un ulteriore capitolo era centrato sulla “voce della Chiesa in Europa nel momento presente”, e qui il cardinale ha anticipato la definizione di un documento da rendere noto all’inizio del 2014 in vista delle elezioni per il Parlamento europeo. Una citazione di compiacimento e di sostegno è andata all’Iniziativa dei cittadini “Uno di noi”, con la raccolta in tutta l’Ue di un milione e 800mila firme a sostegno della vita. Come uscire dalla crisi? Il presidente della Comece si è poi soffermato su altre “questioni cruciali” che interrogano i vescovi in questo frangente: le stesse migrazioni, la crisi economica con le sue ricadute, il crescere di populismi e nazionalismi, taluni processi legislativi avviati in vari Paesi e in sede comunitaria su argomenti eticamente sensibili. Sui temi economici, il card. Marx ha tra l’altro affermato: “Si nota, all’interno dell’Ue, la crescente convinzione che le soluzioni tradizionali non funzionano nella crisi attuale”. È “un fatto che né gli uomini di Stato, né i politici” né i funzionari Ue né gli esperti “sanno davvero come uscire” dalla fase recessiva. Di fatto mancano risposte “creative” e adeguate ad affrontare i problemi, soluzioni che “tengano conto dei principi etici che dovrebbero essere alla base di una società libera, aperta, democratica, prospera e giusta”. Marx ha dunque domandato se questo sia un ambito “in cui la Chiesa potrebbe portare il suo specifico contributo”. A casa loro, tra noi. Nel messaggio finale dell’assemblea Comece, a proposito di migrazioni, si sostiene che, in un quadro pacificato e di migliori condizioni economiche e sociali, le persone “candidate a emigrare resterebbero nel proprio Paese, continuando a vivere con le proprie famiglie”. In tal senso, “un maggior aiuto” allo sviluppo “verso i Paesi d’origine e di transito” potrebbe evitare l’ingigantirsi dei flussi. I vescovi europei chiedono inoltre “una politica Ue delle migrazioni più coerente” e coordinata con le altre politiche comunitarie, come ad esempio la politica estera, quella commerciale e di cooperazione. I vescovi si dicono “preoccupati dai fenomeni di xenofobia di cui sono spesso vittime i migranti”, i quali invece “rappresentano un’opportunità per le nostre società e le comunità parrocchiali”, considerando “la varietà di talenti, culture e conoscenze di cui sono portatori”. Da qui l’invito alle comunità parrocchiali affinché accolgano i migranti, mettendo in campo “tutti i mezzi possibili per farli sentire a casa loro tra di noi”. Il problema della tratta. Un ulteriore argomento affrontato nella tre giorni di Bruxelles è stata la tratta di esseri umani, strettamente connessa con le migrazioni. Si stima – hanno appreso i vescovi – che in Europa siano 880mila le persone vittima della tratta, sfruttate per il lavoro forzato, l'”industria del sesso”, il traffico di organi. Durante i lavori, è risuonata la testimonianza di una donna vittima della tratta, ora aderente alla fondazione Sophie Hayes. È inoltre intervenuto un esperto britannico che ha illustrato un’esperienza di riuscita collaborazione tra Scotland Yard e la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles, nel settore del contrasto alla tratta e del recupero delle vittime.