EDIFICI RELIGIOSI A RISCHIO

Chiese da custodire

In Europa sono migliaia i luoghi di culto che vengono riutilizzati per altre finalità

“Un futuro per il patrimonio religioso” (Future for Religious Heritage, Frh, nella versione originale inglese) è una rete europea di associazioni di beneficenza, organismi di governo, comunità religiose e università che lavorano per proteggere il patrimonio degli edifici religiosi in tutta Europa. Nata nel 2010 su iniziativa di alcuni esperti del settore, è una associazione no profit aperta a tutte le religioni. Si parte da un dato comune in Europa: il patrimonio degli edifici religiosi è pesantemente minacciato. La diminuzione della frequenza, le difficoltà economiche e la mancanza di conoscenza circa la conservazione degli edifici e dei tesori custoditi al loro interno, contribuiscono a questo lento sgretolarsi di una parte determinante della storia continentale. Il principio che guida l’azione di Frh è: “la gente non ha bisogno di chiese perfettamente restaurate; ha bisogno di chiese aperte”, come affermato da Petr Wollner, responsabile dei luoghi di culto per l’arcidiocesi di Praga.

Il problema di Cipro. L’azione associativa si muove in varie direzioni e tocca parecchi Paesi. Ecco alcuni esempi, partendo da Cipro. Trentanove anni di conflitto sull’isola, divisa in due tra greco-ciprioti e turco-ciprioti, spiega Hülya Yüceer (Università di Adana, Turchia), “hanno portato all’oblio dei ricordi” e gli edifici religiosi, sia chiese, sia moschee, non più utilizzati si sono deteriorati e caduti in rovina o sono stati utilizzati per un altro scopo. Oggi, sia la crisi economica, sia l’alto numero di chiese, monasteri e cappelle che necessiterebbero opere di restauro, “fanno sì che questa non sia una priorità, a prescindere dalle affiliazioni etniche e religiose”. A parte alcuni progetti conservativi finanziati da organizzazioni internazionali, su luoghi “significativi” da molti punti di vista, sono le comunità locali, che fungono come custodi di questo patrimonio, “ad avere un ruolo importante, assegnando agli edifici nuovi usi: centri culturali, ateliers artigianali per le donne o centri di danza folcloristiche… Si tratta di una soluzione temporanea e pragmatica, attraverso “progetti di riutilizzo modesti”, perché gli edifici sono sottoposti a modifiche minimali, nella consapevolezza che queste chiese un giorno potrebbero, anzi dovrebbero, tornare ai legittimi proprietari, dovesse avvenire in futuro una riunificazione di Cipro.

Il caso olandese. Secondo Lilian Grootswagers, segretaria del consiglio di Frh e responsabile di erfgoed.nu, ente olandese per la riqualificazione dei monumenti, nell’Olanda cattolica saranno tra i 600 e i 700 edifici a essere dismessi entro il 2018; tra i 400 e i 500 quelli protestanti. Sopravvivranno non più di 12 monasteri. In questi ultimi anni, l’Olanda ha però accresciuto la propria consapevolezza sul valore storico, sociale, urbanistico, religioso ed economico di questo patrimonio, rilanciando con l’Anno del patrimonio religioso nel 2008 la sensibilità e l’attenzione verso questi edifici, cresciuta tanto sul fronte politico, quanto delle chiese stesse. Anche i cittadini si sono mossi, con la costituzione nel 2006 di un movimento indipendente nazionale. È del 2008 la nascita di “Reliwiki”, una Wikipedia in olandese di dati, cifre, immagini, informazioni esclusivamente legate al patrimonio religioso. Mentre fino a qualche anno fa la soluzione meno dispendiosa e quindi obbligata appariva l’abbattimento degli edifici dismessi, alle chiese e ai luoghi di culto sono state assegnate le funzioni più varie: luoghi culturali, musei, sale da concerto, sale polifunzionali, centri sociali e anche alberghi o luoghi residenziali. Insomma, usi più o meno adeguati alla storia e alla elevata simbolicità di tali edifici. Un esempio eloquente è la sinagoga portoghese di Amsterdam, oggi utilizzata come luogo di culto e come sala per esposizioni museali.

Custodire anche gli arredi sacri. Dall’Inghilterra arriva invece l’esperienza di “The Curches Conservation Trust”, un ente della Chiesa anglicana senza scopo di lucro che dal 1969 a oggi ha ridato vita a 340 “edifici religiosi storici insostituibili”, per “garantire alle future generazione di poterne trarre benefici”, ha spiegato Crispin Truman, responsabile dell’organismo, al recente seminario organizzato da Frh a Utrecht e Amsterdam, Paesi Bassi, il 4-5 novembre scorsi, sul “patrimonio mobile” degli edifici religiosi (oggetti sacri, arredamenti, tessuti, opere d’arte, sculture…). Il seminario ha messo in luce come molti Paesi europei, in primis la Danimarca, la Svezia e la Scozia, stiano vivendo un massiccio esodo dalle chiese: questi oggetti e arredi sacri se restano incustoditi, diventano facile preda di furti, atti vandalici, deterioramento, commercianti e collezionisti senza scrupoli. Dai partecipanti al seminario è stato rivolto un appello affinché l’Unione europea tuteli maggiormente il patrimonio religioso in Europa: “La cura e la conservazione del patrimonio dei gruppi religiosi serve alla coesione sociale ed è una strada per capire meglio l’Europa di ieri e di oggi”, hanno scritto in un messaggio i 130 esperti.