EDITORIALE/1
Ccee: a Barcellona vescovi a confronto su “evangelizzare l’anima dell’Europa”
Forse è meglio che tutti noi comunicatori cattolici abbandoniamo per sempre il porto sicuro dell’autoreferenzialità e affrontiamo con coraggio il mare aperto della nuova comunicazione. Quel mondo digitale che è un autentico “ambiente” di vita. Un mondo, ci spiegano gli esperti, che ci sta già trasformando. Dove la capacità di relazione, la freschezza del linguaggio che è frutto dell’autenticità, la necessità di esporsi e di sottomettersi senza paracadute al giudizio pubblico, non solo fanno la differenza ma segnano la possibilità di intessere dialoghi veri con il mondo.
In fondo, la grande intuizione del decreto conciliare “Inter Mirifica”, che 50 anni fa accolse nella Chiesa con un caldo abbraccio i mezzi di comunicazione, vive oggi una nuova pagina. Pagina promettente di futuro. Basta rileggere le prime parole del decreto per capire che la sfida digitale che tutti ci interpella, trova in quella pagina un pilastro ineludibile. Leggiamo la felicissima introduzione approvata dai padri conciliari: “Tra le meravigliose invenzioni tecniche che, soprattutto nel nostro tempo, l’ingegno umano è riuscito, con l’aiuto di Dio, a trarre dal creato, la Chiesa accoglie e segue con particolare sollecitudine quelle che più direttamente riguardano le facoltà spirituali dell’uomo e che hanno offerto nuove possibilità di comunicare, con massima facilità, ogni sorta di notizie, idee, insegnamenti. Tra queste invenzioni occupano un posto di rilievo quegli strumenti che, per loro natura, sono in grado di raggiungere e influenzare non solo i singoli, ma le stesse masse e l’intera umanità. Rientrano in tale categoria la stampa, il cinema, la radio, la televisione e simili. A ragione quindi essi possono essere chiamati: strumenti di comunicazione sociale”.
Ecco, come non cogliere l’opportunità di affiancare a stampa, cinema, radio e televisione il meraviglioso mondo di internet? Un mondo non da evangelizzare, ma da abitare per evangelizzare, come ha suggerito monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. Magari con l’aspirazione, per nulla temeraria, espressa dai vescovi europei delegati della comunicazione sociale nell’incontro di Barcellona, di “evangelizzare l’anima dell’Europa”. Un’occasione storica per Chiese così diverse, ma tutte accomunate dalla sfida della modernità. Sfida che le comunità cristiane non possono subire, ma devono vivere con maggiore e più acuta consapevolezza.
A Barcellona, grazie anche alle testimonianze e ai racconti di implementazione di nuove tecnologie nella vita pastorale e diocesana, si è avvertito il respiro di una Chiesa che ancora una volta procede speditamente nei processi di inculturazione della fede. Utilizzando ogni occasione offerta dalle moderne tecnologie per raggiungere i lontani ai quali l’interruzione della trasmissione della fede (vedi la crisi del matrimonio e l’esplosione delle unioni di fatto) ha di fatto sottratto il dono dell’incontro con Gesù. A questo mondo nuovo, a questi uomini ignari di Gesù, può parlare chi sceglie la via di internet per raccontarlo. Nella consapevolezza, però, di dover trovare nuove forme di narrazione. Interessantissima, a questo riguardo, la prospettiva della narrazione ludica per i bambini attraverso internet.
Non si tratta di fare ardite operazioni di marketing (che mal si acconcia al Vangelo) quanto di imboccare coraggiosamente la strada tracciata da Papa Francesco. Quella “strategia dell’essenziale” che lo porta a farsi capire da tutti. È stato detto, a Barcellona, che “Francesco è un Papa che non ha bisogno di interpreti. Nessuna delle sue parole, omelie, risposte, o discorsi, hanno bisogno di un dizionario o di un esperto teologo accanto per capire ciò che dice. Di fatto, quando qualcuno cerca di interpretare le parole del Papa, contestualizzarle, di conferirgli un tono o cambiargli tono, si fa sospettoso di manipolazione. E la cosa certa è che questo stile riesce a farsi spazio tra le notizie del giorno, in qualsiasi telegiornale del mondo”.
Non è da tutti, si dirà… Giusto. Ma almeno provarci?
(*) direttore Sir Europa