POLONIA

Janusz si è ripreso la vita

Dopo un gravissimo incidente aveva chiesto di morire. Ora spiega come e perché ha cambiato idea

Da quest’anno Janusz Switaj studia psicologia all’Università di Katowice, la capitale della regione polacca dell’Alta Slesia. “Lo faccio per aiutare gli altri”, dice sorridendo, nonostante il respiratore dal quale non può staccarsi non faciliti le parole. Nel 1993, a pochi giorni dal suo diciottesimo compleanno, Switaj è vittima di un grave incidente motociclistico. Con le vertebre cervicali schiacciate rimane paralizzato e costretto a un totale immobilismo tra le mura della sua stanzetta nella casa dei genitori a Jastrzebie  Zdroj. Per 14 anni sopravvive solo grazie alle amorevoli cure di mamma e papà ma, alla fine, sembra non facerla più. All’inizio del 2007 è il primo cittadino in Polonia a rivolgere a un tribunale la richiesta di eutanasia, vietata espressamente dalla legge. “Ero convinto che qualora fossero venuti a mancare i miei genitori, che non mi possono lasciare solo neanche un minuto, non sarei stato in grado di sopravvivere e così ho chiesto di essere staccato dal respiratore”, racconta a Sir Europa. Ma, fortunatamente, la vicenda ha poi avuto altri sviluppi.

Migliaia di casi. Il clamore mediatico suscitato dalla richiesta di Janusz Switaj – che racconta anche di crampi dolorosissimi, oggi in parte superati grazie a una macchina speciale – scatena un agguerrito dibattito pubblico circa l’eventuale introduzione in Polonia del “diritto di morte”. E porta anche a un discutibile verdetto dell’opinione pubblica: il 53% degli intervistati dall’Istituto Cbos si dice favorevole all’eutanasia chiesta dal malato. Solo il 25% del campione è decisamente contrario. Una certa risonanza in Polonia suscita di lì a poco il caso di una mamma che, disperata, chiede l’eutanasia per il figlio, gravemente malato ma né in coma né in stato vegetativo. A Janusz arrivano molte lettere con richiesta di consigli su come rivendicare l’eutanasia per sé o per gli altri. Ed è così che il ragazzo s’impegna nell’organizzazione di un referendum sulla liceità di morire e di uccidere. Nel dibattito suscitato dal “caso Janusz” non mancano paragoni con Brook Ellison e Stephen Hawking, anche loro paralizzati e ciò nonostante pieni di vitalità, ma a confrontarsi con quelle personalità note a livello mondiale vi sono migliaia di sconosciuti costretti, a causa di incidenti o malattie invalidanti, a un totale o parziale immobilismo e rimasti senza un adeguato supporto da parte delle strutture pubbliche o dei parenti.

Per le strade della città. Il dibattito in Polonia si protrae, tocca aspetti etici e politici, scalda gli animi. Così Janusz ha “il tempo di riprendersi la vita”. A marzo 2007 ad aiutarlo arriva la “Fundacja Mimo wszystko” (Fondazione Nonostante tutto) di Cracovia che gli offre un lavoro. Oggi lavora a tempo parziale. “La mia occupazione principale – racconta – consiste nel fare delle telefonate per ringraziare i donatori che ci sostengono, ma m’impegno anche in altre iniziative a carattere sociale come per esempio, prima di Natale, per raccogliere dei fondi per bambini in orfanotrofi”. La Fondazione, istituita dall’attrice polacca Anna Dymna, con il sostegno della Chiesa cattolica, da dieci anni si occupa delle persone con varie disabilità le quali hanno perso i loro posti di “lavoro protetto” e quindi anche la possibilità di integrarsi nella società. Grazie al clamore suscitato dalla richiesta di eutanasia, poi, molti donatori anonimi aiutano Janusz nell’acquisto di una sedia a rotelle che – racconta – gli permette di uscire di casa, muoversi per le strade della città e gli consente di recarsi, accompagnato, all’università per sostenere gli esami. Anche la casa editrice che pubblica in Polonia il “Gesù di Nazareth” di Joseph Ratzinger decide di devolvere una parte del guadagno generato dalla vendita del libro a favore del ragazzo, permettendogli di superare i limiti economici che prima gli erano sembrati invalicabili.

“Vorrei aiutare altri malati”. Nel 2008 Janusz pubblica un libro dove racconta la sua esperienza. Aveva cominciato a scriverlo ancora in ospedale spingendo i tasti del computer con una matita tenuta in bocca. I primi 10mila esemplari spariscono dal mercato in pochi giorni. “Forse ci sarà una ristampa”, anticipa. “Così potrei aggiungerci qualche capitolo, poiché il libro finisce quando per la prima volta sono riuscito a fare una gita per ammirare la bellezza del lago di Morskie Oko e le cime delle montagne Tatra”. Dal suo letto Janusz raggiunge il diploma di maturità e adesso, spiega, vuole “prepararsi al meglio per aiutare” altri malati. L’università gli ha promesso ogni sostegno possibile per proseguire gli studi. “Ormai ho trovato il mio modo di vivere”, afferma. “L’importante è essere ottimisti. Penso di avere ancora molte esperienze da vivere, altre sfide da affrontare… Mi sono rassegnato ad avere la colonna vertebrale danneggiata mentre la mia testa e la mia mente sono funzionanti. Voglio quindi vivere”. E Janusz all’eutanasia non pensa più.