ECONOMIA UE
Lavoro e Pil: le “Previsioni” della Commissione segnalano un quadro carico di interrogativi
In questi anni di crisi – almeno cinque ormai – le Previsioni economiche della Commissione di Bruxelles hanno abituato a toni molto prudenti. Le affermazioni che segnalano elementi positivi sono subito seguite da affermazioni dai toni interrogativi o negativi. Per cui, come accade per il documento previsionale diffuso il 5 novembre, si spiega che la ripresa per ora non c’è, ma che dal prossimo anno si evidenzierà (salvo sorprese) una modesta crescita. E se il lavoro è stata una delle grandi vittime della recessione, l’aumento dei posti è rimandata oltre il 2014. Del resto le riforme in atto negli Stati Ue volte a riequilibrare i conti pubblici tenderanno a frenare la domanda interna, che a sua volta si ripercuoterà sul sistema produttivo e commerciale.
Crescita? Rimandata. Non a caso il commissario finlandese, Olli Rehn, responsabile per gli affari economici e monetari, ha lasciato intendere che è difficile delineare un quadro unitario per l’economica dell’Unione alla luce dei dati disponibili. Fra l’altro “permangono rischi esterni” e “prospettive indebolite” in relazione ai mercati internazionali, il che fa comprendere come non si possa neppure contare troppo sui mercati esteri. Secondo il commissario, il Pil della zona euro nel 2013 si chiuderà con un segno negativo (-0,4%), mentre quello dell’Ue28 sarà pari a zero. Si prevede però “una progressiva accelerazione della crescita economica, che nel 2014 dovrebbe essere pari all’1,4% nell’Ue28 e all’1,1% nella zona euro, per poi arrivare rispettivamente all’1,9% e all’1,7% nel 2015”. La disoccupazione rimarrà stabile, oltre il 12%, il prossimo anno, per cominciare a calare solo nel 2015: ma le differenze tra i Paesi saranno ancora molto elevate, con oltre 20 punti percentuali di distanza tra Austria e Germania da una parte (disoccupazione al 5,0% circa) e Spagna e Grecia dall’altra. Rehn snocciola dati su dati e parla della recessione che ha raggiunto la Slovenia, del quadro “preoccupante” in Croazia, del peggioramento dei conti pubblici in Italia e Portogallo, dell'”aumento tendenziale della disoccupazione” in Francia. Poi, in positivo, rimarca il miglioramento del quadro in Germania (Pil in aumento, riduzione di disoccupazione, deficit e debito pubblico) e in poche altre nazioni.
“Dobbiamo impegnarci…”. Lo stesso Rehn puntualizza: “Segnali sempre più numerosi indicano che l’economia europea è giunta a una svolta. Il risanamento di bilancio e le riforme strutturali attuati in Europa hanno creato i presupposti per la ripresa, ma è troppo presto per cantare vittoria, perché la disoccupazione rimane a livelli inaccettabilmente elevati”. In tal senso “dobbiamo impegnarci ulteriormente per modernizzare l’economia europea in modo da garantire una crescita e un’occupazione sostenibili”. L’analisi della Commissione prosegue: “Gli squilibri macroeconomici accumulati si stanno riducendo e la crescita dovrebbe acquistare progressivamente velocità, ma l’aggiustamento di bilancio in corso in alcuni Paesi incide tuttora sugli investimenti e sul consumo”. La Commissione insiste ovviamente sul dovere di ridurre il debito dei singoli Stati, i cui interessi pesano sui conti pubblici e gli investimenti. Sotto osservazione anche il deficit annuale, che ha portato alcuni Paesi Ue in procedura di infrazione.
Paese per Paese. Le valutazioni degli esperti della Commissione tratteggiano una carta geografica continentale tutt’altro che uniforme. La Germania, come si diceva, guarda al futuro prossimo con solidi elementi di ottimismo. La Francia avrà un debito in aumento e un deficit annuale costantemente superiore al limite del 3,0% fissato per la zona euro. Il Regno Unito, con un discreto saggio di crescita già nel 2013, lo vedrà quasi raddoppiare nell’arco di due anni (2,4% nel 2015), con la disoccupazione sotto controllo, attorno al 7,5%. Per l’Italia le stime della Commissione segnalano un Pil negativo addirittura a -1,8% per l’anno in corso, per poi risalire a +0,7% nel 2014 e a 1,2% nel 2015; il deficit è fissato al 3,0% quest’anno, per poi contrarsi a 2,7% nei prossimi 12 mesi, ma il debito è fuori controllo (133,0% sul Pil per l’anno corrente). La Spagna sta uscendo dal tunnel e avrà una solida ripresa soprattutto nel 2015, con lenta riduzione della disoccupazione. Buone le performance dell’economia polacca, con una crescita che sfiorerà il 3,0% tra 2014 e 2015. Procedono complessivamente bene Austria, Svezia, Danimarca. Per la Grecia le nuvole cominceranno a diradarsi solo nel 2015.