REPUBBLICA CECA" "

Rom, Chiese in campo” “

Mobilitazione ecumenica per la minoranza. Molte le iniziative di diocesi cattoliche

Secondo l’ultimo censimento del 2011, 13mila abitanti della Repubblica Ceca si dichiarano di etnia rom. Stando invece alle stime del Centro europeo dei diritti dei rom, il loro numero è molto superiore, oltre 250mila. Benché siano diffusi in tutte le regioni della Boemia e della Moravia, in alcune parti del Paese la loro concentrazione è più elevata: queste sono le aree in cui le tensioni etniche tra la maggioranza della popolazione e la minoranza “zingara” si sono intensificate negli ultimi mesi, al punto di attirare l’attenzione non soltanto dei politici ma anche dei rappresentanti della Chiesa cattolica, che hanno avvertito la necessità di intervenire per fornire aiuti. Appello per la pace. La Conferenza episcopale ceca, nella persona del suo presidente, il cardinale Dominik Duka, il Consiglio ecumenico delle Chiese e la Federazione delle Comunità ebraiche della Repubblica Ceca, la scorsa settimana hanno emesso una dichiarazione congiunta sul tema del “crescente radicalismo nella società”, in cui si attira l’attenzione sul numero di manifestazioni pubbliche e dimostrazioni che si sono svolte nel 2013, le quali – allo scopo di sensibilizzare sui problemi di convivenza tra la maggioranza degli abitanti e le persone di etnia rom – sono degenerate in scontri violenti. “Risulta molto pericoloso che le tendenze razziste vengano legittimate nel quadro di una seria argomentazione politica”, scrivono i leader religiosi. “Non vogliamo far finta che i problemi di convivenza, talvolta molto gravi, non esistano. Tuttavia, rifiutiamo in modo assoluto l’idea che la violenza, il nazionalismo e il razzismo possano risolverli. I rom sono cittadini di questo Paese, proprio come chiunque altro, e dal punto di vista religioso sono figli di Dio, come tutti noi”, recita l’appello. Il documento si rivolge a tutti gli abitanti del Paese al fine di rifiutare ogni forma di violenza, di populismo e di dimostrazione di odio, perché tali comportamenti “portano a tragedie che prima o poi potrebbero colpire l’intera società”. Solidarietà e reciprocità. Gli attivisti rom, in collaborazione con alcune istituzioni cristiane e diverse organizzazioni non governative, hanno promosso una manifestazione pacifica dal titolo “Ostrava colorata” per il 28 ottobre, nella speranza che l’evento potesse costituire “un’alternativa a quegli atteggiamenti della maggior parte degli abitanti nei confronti dei rom che sono influenzati dalla paura e dall’insicurezza sociale”. Anche il vescovo di Ostrava-Opava, mons. Frantisek Lobkowicz, è preoccupato per le tensioni nella Moravia settentrionale. Nella sua lettera pastorale, egli descrive il ruolo cruciale dei cristiani nella ricerca di “solidarietà e reciprocità”, in riferimento non soltanto agli sforzi per calmare la situazione, ma anche ai passi concreti da intraprendere per l’integrazione dei rom nella società. Istruzione, misure concrete. L’educazione dei bambini, l’offerta di opportunità per un uso significativo del tempo libero da parte dei giovani, l’assistenza ai gruppi di rom socialmente emarginati, la tutela dell’identità rom: sono le principali aree d’interesse della Chiesa cattolica in materia di lavoro concreto con questa minoranza. Logicamente, l’attenzione si concentra principalmente sulle fasce di età inferiori, i bambini e i giovani, che “rappresentano il futuro della comunità rom”. La loro formazione è ad esempio al cuore degli sforzi dei salesiani di Don Bosco. “Il Centro salesiano Stepán Trochta ha lavorato per diversi anni per contribuire a una migliore integrazione della minoranza rom a Teplice attraverso i suoi speciali programmi pedagogici e sociali”, spiega Jana Michálková, portavoce della diocesi di Litomerice. Nella diocesi di Ostrava-Opava, la Chiesa cattolica ha istituito una scuola a Premysl Pittr con il 100% di alunni rom. “Il concetto di istruzione in questa scuola consiste in un approccio individuale ai bambini, che sono riuniti in gruppi più piccoli rispetto alle scuole ordinarie, con l’obiettivo di dedicare una particolare attenzione a ciascuno di loro. Il nostro obiettivo è raggiungere un livello d’istruzione e di comportamento paragonabile ai risultati di qualsiasi altra scuola di base nel Paese”, sostiene Pavel Siuda, portavoce della diocesi. Pastorale e servizio caritativo. “I sacerdoti nelle parrocchie con il più alto numero di fedeli rom adattano la loro pastorale a questa situazione”, spiega Jirí Gracka, portavoce della diocesi di Olomouc, aggiungendo un esempio concreto: “Tra i rom c’è l’abitudine di benedire gli alberi di Natale. Anche se questa tradizione riguarda soltanto le famiglie rom, il sacerdote locale ha preso l’abitudine di visitare tutte le famiglie della sua parrocchia, pregare con i fedeli e benedire i loro alberi”. I rappresentanti della Chiesa cattolica puntano sul fatto che nelle città e nei villaggi con le comunità rom più grandi c’è l’esigenza di investire molti sforzi per rendere più dignitosa la loro esistenza. Alcune sedi locali della Caritas sono state aperte con questo preciso scopo. Secondo l’ex direttrice della Caritas, Vsetín Kvetoslava Othová, dare il buon esempio è il modo migliore per comunicare con i rom: “Ho vissuto una bella esperienza con una donna rom che ha lavorato per l’ufficio della Caritas qualche tempo fa. Aveva soltanto una formazione di base, ma è stata estremamente entusiasta di imparare. Spesso è sufficiente cambiare il nostro comportamento nei confronti di queste persone: dedicare loro un’attenzione reale, affidare loro delle responsabilità, un’istruzione. Dare loro una possibilità, in effetti”.