SCOZIA
Nel 2014 è fissato il referendum sull’autonomia dall’Inghilterra
Tra meno di un anno, il 18 settembre 2014, si terrà il referendum con cui la Scozia potrebbe diventare nazione, indipendente e sovrana. Come è noto, nel cuore del Regno Unito c’è un’unione tra due realtà: Scozia e Inghilterra. Ebbene, il prossimo anno verrà chiesto se la Scozia, che è uno dei Paesi europei di più lungo corso, dovrà diventare uno Stato indipendente dopo oltre 300 anni di sovranità “contesa” con l’Inghilterra.
Il futuro di tutto il regno. La Scozia ha poco più di 5 milioni di cittadini, mentre l’Inghilterra ha una popolazione che è circa 12 volte superiore a quella scozzese, benché l’estensione geografica inglese sia solo pari al doppio di quella scozzese. Tuttavia, per una serie di motivi, come il fatto che l’Inghilterra ha una popolazione molto più numerosa o che il Parlamento del Regno Unito, il Governo e la Corona ruotano tutti intorno a Londra, è facile prendere atto che la Scozia abbia sempre vissuto il rapporto sentendosi come una “sorella minore”. La svolta storica, però, non sarà determinata tanto dal sì o dal no degli scozzesi con tale voto popolare, quanto dal fatto che questa scelta determinerà il futuro degli oltre 60 milioni di abitanti dell’intero Regno Unito (Gran Bretagna e Irlanda del Nord).
Le preoccupazioni dei cattolici. La Scozia, nel chiedere la sua indipendenza, dopo che nel 1707 era avvenuta la fusione dei due parlamenti in quello inglese, ha sempre dovuto tenere conto della realtà cattolica, diffidente nei confronti nell’autonomia scozzese. Il sentimento che la minoranza cattolica non potesse avere fiducia in una Scozia indipendente partiva dal timore che la maggioranza scozzese, che ancora negli anni ’80 era protestante, avrebbe chiuso le scuole cattoliche e marginalizzato la popolazione cattolica. Una sfiducia che si è fatta più consistente a fronte di una politica che ha portato alla decostruzione della famiglia naturale e a minacciare la vita umana, con il progetto di legge sulla fecondazione umana e sulla sperimentazione su embrioni umani. La Chiesa cattolica in Scozia in tema di famiglia si è sempre fermamente opposta all’equiparazione delle unioni tra persone dello stesso sesso al matrimonio tra un uomo e una donna e questa sua posizione ha avuto un grandissimo consenso nel Paese, anche se l’attuale governo ha confermato di voler seguire una linea a favore delle unioni omosessuali. Il voto “cattolico”, tuttavia, interessa molto agli schieramenti politici, ma nessuno potrà convincere i cattolici a rinunciare a battersi per le grandi questioni della famiglia e della vita e non ridurrà la sua decisa e convinta difesa dei principi non negoziabili.
No convinto all’isolazionismo. Il referendum del 2014, a 700 anni dalla vittoria degli scozzesi sugli inglesi a Bannockburn, si avvicina dunque: la decisione sarà impegnativa per tutti i cittadini scozzesi ma ancor più per i cattolici che, accanto a quelli della famiglia e della vita, vedono ulteriori punti interrogativi legati all’eventuale conquista dell’autonomia. Le scuole cattoliche saranno rispettate? La libertà religiosa sarà tutelata? I genitori avranno il diritto di educare i figli nella pienezza della fede cattolica? Il sospetto antico di avere nella Scozia indipendente la copia dell’Irlanda del Nord non è del tutto sopito. In entrambi i casi non vincerà l’isolazionismo. Le buone relazioni con l’Inghilterra e con l’Ue non verranno meno.