SPAGNA

La spirale della povertà

I dati Caritas confermano che la crisi sta lasciando un segno profondo nella popolazione

Luci e ombre: è lo scenario spagnolo offerto dai dati della memoria 2012 di Caritas Spagna e dall’ottavo rapporto dell’Osservatorio sulla realtà sociale (Ors), presentati a Madrid dal vescovo responsabile della Caritas nella Commissione episcopale della pastorale sociale, monsignor Alfonso Milián, dal presidente e dal segretario generale di Caritas Spagna, rispettivamente Rafael del Río e Sebastián Mora.

Cinque milioni di assistiti. Sono stati 70.229 i volontari che durante il 2012 hanno partecipato alle azioni di contrasto alla povertà sviluppate in tutto il Paese dalle 70 Caritas diocesane e dalle oltre 6mila Caritas parrocchiali che fanno parte della Confederazione. Questa tendenza riflette l’evoluzione delle risorse investite, che sono pari a oltre 276 milioni di euro nell’ultimo anno, cioè un aumento di 25,5 milioni di euro rispetto al 2011. D’altra parte, l’ottavo rapporto dell’Ors mette in luce l’esistenza in Spagna di situazioni e fatti che indicano un crescente impoverimento della società e l’aumento del rischio di frattura sociale. Al di là della situazione di crisi, questo deterioramento sta consolidando una nuova struttura sociale nella quale crescono la spirale della povertà e lo spazio di vulnerabilità. Nel 2012, la rete parrocchiale e diocesana della Confederazione Caritas ha costruito opportunità per 4.929.361 persone in situazione di maggior esclusione sociale. I più grandi sforzi dedicati a ridurre la precarietà come conseguenza della crisi sono stati destinati a programmi come quelli dell’impiego e dell’inserimento lavorativo (25 milioni di euro investiti) abitazioni (5,8 milioni), accoglienza e assistenza primaria (60,6 milioni). Nel 2012 la Caritas ha anche rafforzato le sue azioni per le persone più vulnerabili, come gli anziani (32,8 milioni di euro), senza dimora (22,4 milioni), infanzia (12 milioni), famiglia (10,7 milioni), immigrati (7,2 milioni), tra gli altri.

Cresce la disuguaglianza. Il rapporto dell’Osservatorio permette di conoscere qual è la situazione sociale attuale. Negli ultimi anni si è prodotto un calo del reddito medio, che presuppone un processo di impoverimento della società spagnola, che colpisce soprattutto le persone e le famiglie vulnerabili. La povertà grave (con meno di 307 euro al mese di reddito) raggiunge già 3 milioni di persone, il doppio di quelle che vivevano in questa situazione prima della crisi. Inoltre, sottolinea l’Ors, “cresce la disuguaglianza in Spagna, con il valore più elevato di tutta l’Europa”. Questa tendenza corre il rischio di vedersi incrementata per l’elevato livello di disoccupazione, la perdita della capacità d’acquisto della popolazione (calo del reddito medio dal 2007 di circa il 4% e aumento dei prezzi intorno al 10%); l’indebolimento delle politiche sociali e il taglio progressivo dei diritti. Esistono bisogni primari (cibo, spese relative all’alloggio, abbigliamento e scarpe), che non sono coperti dal modello di welfare spagnolo. Per l’Ors, poi, c’è il rischio di sfruttamento della funzione protettiva della rete familiare, che continua a essere la prima “strategia di sopravvivenza” per far fronte all’impatto della crisi. Inoltre, “la carenza di protezione sociale delle persone e famiglie più vulnerabili è aggravata dal restringersi delle condizioni di accesso ai diritti come la sanità, l’educazione, i servizi sociali”.

Possibili rischi. Diversi cambiamenti nelle politiche sociali, sostiene il rapporto, “hanno conseguenze negative dirette sulle persone più vulnerabili, come il cambio nel sistema delle prestazioni sanitarie e il grado di copertura, la modifica dei requisiti amministrativi per l’accesso alle prestazioni o il difficile adeguamento dei servizi sociali alle nuove realtà che la congiuntura di crisi offre”. Anche se i primi effetti della crisi economica sono ammortizzati dal sostegno per la disoccupazione e l’aiuto delle famiglie, avverte l’Ors, “l’esaurimento degli aiuti economici, il prolungamento delle situazioni di disoccupazione, le politiche di assestamento di bilancio e dei tagli, unito alle difficoltà delle famiglie, hanno creato un terreno fertile per l’irruzione della seconda ondata di impoverimento ed esclusione sociale con effetti più intensi”.