EDITORIALE" "

La delusione del Sud” “

Ue e Paesi meridionali: preoccupa l’indebolimento della politica della solidarietà

Una riflessione sul contributo dei cristiani per la costruzione dell’unità europea oggi ci porta alla costatazione che siamo lontani, e forse ci stiamo allontanando sempre di più, dal “sogno” che ha animato quei politici cristiani che, insieme ad altri, hanno fatto i primi e decisivi passi per quella costruzione con l’incoraggiamento dei pontefici.È con grande delusione che sempre più assistiamo al protagonismo di rappresentanti dell’Unione europea nel senso dell’affermazione sul piano internazionale di principi ideologici profondamente contrari ai valori cristiani che hanno ispirato il meglio della cultura europea: l’affermazione dei cosiddetti “diritti sessuali e riproduttivi” (nei quali si include il preteso “diritto all’aborto”), contro il valore della vita umana; l’affermazione dell’ideologia del “genere” (gender), contro la ricchezza della dualità e complementarità sessuali.D’altra parte, vengono in evidenza, in questi ultimi tempi, le divisioni tra Paesi europei, determinate dalla divergenza di interessi, dove ognuno sembra limitarsi a una visione stretta e immediata di questi interessi, senza un’attenzione a una visione più ampia di un bene comune europeo dove si coniughino il bene di ognuno e il bene di tutti, con il rinforzo dell’unità e della coesione.Questo affievolimento dell’ideale dell’unità europea è particolarmente sentito in Paesi del Sud, come il Portogallo, che stanno soffrendo le conseguenze dei programmi di assistenza economica da parte delle istituzioni dell’Unione europea; con ricadute abbastanza pesanti sul piano dei livelli di disoccupazione e dell’impoverimento della popolazione. Ciò che dovrebbe essere (o forse lo sarà) un aiuto, non è, in nessun modo, avvertito come tale dalla generalità della popolazione.Nei primi anni dopo l’adesione all’Unione europea, i portoghesi hanno visto in questa una fonte di aiuti allo sviluppo, attraverso i fondi di coesione che hanno portato reali benefici al Paese e che così hanno rinforzato il sentimento di appartenenza a una vera comunità europea. Adesso, particolarmente dopo l’adesione alla moneta unica, l’Unione europea è vista dai portoghesi più come un centro d’imposizioni dettate dagli interessi dei Paesi più ricchi. Questa percezione dimentica però la responsabilità dei governi portoghesi (e anche, in una certa misura, degli stessi cittadini), che non hanno preso sul serio le esigenze portate dall’adesione alla moneta unica: la disciplina finanziaria e l’incremento della produttività.In questo contesto di grave crisi, tanti si aspetterebbero un atteggiamento più solidale da parte dell’Unione europea. C’è, tra l’altro, da riconoscere che non c’è stata una qualsiasi catastrofe naturale a condurci quasi fino alla bancarotta: sono stati errori di politica economica. Se ne paga adesso il prezzo. Però, da una parte, di quegli errori sono state anche complici le stesse istituzioni europee e i governi dei Paesi più ricchi e, d’altra parte, le conseguenze di quegli errori sono state ampliate dalla crisi finanziaria internazionale, che ha cause diverse. E, soprattutto, la questione è che a pagare questo prezzo non sono tanto i veri responsabili degli errori commessi, quanto persone senza alcuna responsabilità nelle decisioni prese. Si capisce, allora, perché in queste persone svanisce, forse come non mai in passato, il sentimento di appartenenza a una vera comunità europea.In questo contesto, quale sarà, dunque, il contributo dei cristiani per la costruzione dell’unità europea?Questo contributo sarà frutto di una visione del bene comune europeo, che farà nascere un’autentica comunità di popoli, che farà proprie le sofferenze e le aspirazioni degli altri popoli, che farà prendere consapevolezza che lo sviluppo di un popolo dipende sempre dallo sviluppo degli altri.È tipico della cultura dei popoli del sud d’Europa la dimensione affettiva e calorosa che segna un’autentica vita comunitaria. Che questo spirito comunitario, basato sull’amore gratuito, possa anche (come auspica la “Caritas in veritate”), in diversi modi, penetrare la vita economica, dando così un volto umano all’economia di mercato, è una sfida per l’Europa. Una sfida alla quale i cristiani non possono non rispondere con quella cultura della solidarietà e con quella particolare sensibilità umana dei popoli del sud d’Europa che vengono in grande misura dal cristianesimo.Il senso dell’unità e della solidarietà europee non si crea per decreto. Che l’Europa torni a dare l’importanza dovuta ai valori della vita e della famiglia, dipende da cambiamenti culturali che, ancora, non si creano per decreto. Di fronte a queste sfide urge quella nuova evangelizzazione che parte dalla testimonianza della vita quotidiana dei cristiani in Europa.