SVIZZERA" "

Trovare nuove vie per l’unità” “

La Chiesa protestante si prepara ai 500 anni della Riforma di Lutero

Il mondo protestante si sta preparando a celebrare nel 2017 il cinquecentenario della Riforma. Nei giorni scorsi a Zurigo (Svizzera) si sono riuniti oltre 200 esponenti del protestantesimo europeo e mondiale per definire un’agenda per il 2017. In cinque giorni di lavoro (6-10 ottobre), voluti dalla Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera e dalla Chiesa evangelica in Germania, il confronto si è snodato tra la storia del protestantesimo, il significato della Riforma per le chiese e la società, le sfide attuali che coinvolgono le chiese evangeliche, la portata ecumenica del movimento protestante. A parlare di ecumenismo è stato invitato il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, con un intervento sul tema: “Prospettive ecumeniche del giubileo della Riforma”. Altre voci autorevoli sono state l’ex primate della comunione anglicana Rowan Williams, il segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese (Cec), pastore Olaf Tveit; Margot Kässmann, ambasciatrice della Chiesa evangelica tedesca per il giubileo. Pentirsi per ricominciare. “Lutero non voleva fondare una nuova Chiesa, ma rinnovare la Chiesa. Come sostiene il teologo protestante Pannenberg, la Riforma non è riuscita in quanto è comunque nata una Chiesa separata. La Riforma sarà compiuta quando porterà la riconciliazione e l’unità tra i cristiani”. Così il cardinale Kurt Koch motiva la necessità di guardare insieme a una storia che “ha portato divisioni e guerre di religione”. Se certamente la Riforma ha e ha avuto aspetti positivi, come “la riscoperta del Vangelo”, non possiamo “rimuovere con troppa facilità il fatto che la divisione tra le Chiese ha avuto a che fare con la violenza”. E quindi un primo passo per una celebrazione comune della Riforma sarebbe secondo il cardinale “una celebrazione ecumenica di penitenza come gesto di guarigione”. E da lì ripartire “per guardare alla direzione verso cui avanzare insieme”. Questo vuol dire per il cardinale “metterci innanzitutto d’accordo se vogliamo ancora l’unità”, che ha poi aggiunto: “Sarebbe oggi il tempo per una dichiarazione congiunta sulla Chiesa, l’eucarestia e i ministeri”, dopo il passo del 1999 con la dichiarazione congiunta sulla giustificazione, “per affrontare queste questioni spinose e trovare nuove vie per l’unità”. I frutti della Riforma. L’eredità positiva della Riforma “è strettamente legata con l’idea di una società (secolare ed ecclesiale) capace di auto-interrogarsi, fiduciosa per l’affermazione fondamentale dell’azione di Dio per cui ansia e rivalità vengono eliminate, unita da una comune conversazione sulla narrativa delle Scritture e desta e aperta alla possibilità di nuove prospettive e nuove sfide in questo contesto”, ha sintetizzato l’ex primate della comunione anglicana Rowan Williams. Il vescovo inglese ha tracciato una disamina delle conseguenze per il cristianesimo occidentale, sia positive che ambigue, derivanti dalle caratteristiche peculiari della Riforma. “I temi fondamentali di un’autentica teologia della Riforma non solo rappresentano una ripresa delle idee più radicali del pensiero patristico, ma offrono risorse profonde e robuste per affrontare la crisi sociale contemporanea così come avviene con la tradizione dell’insegnamento sociale della Chiesa cattolica, non come pensieri rivali, ma complementari”, ha affermato. In particolare Williams vede nell’enfasi della Riforma sulla sovranità di Dio una libertà dai giudizi moralistici di merito e un invito a rispecchiare nelle nostre azioni e relazioni la stessa fedeltà alla promessa di amore che appartiene a Dio”. Si è aperto un cantiere di unità. “Il lancio è avvenuto. Camminiamo insieme sulla strada per l’anniversario della Riforma nel 2017”, ha detto Gottfried Locher, presidente del Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Svizzera, alla conclusione dei lavori di Zurigo, che, secondo Locher sono stati “una pietra miliare nel cammino di unità della Riforma”. L’alta partecipazione dei responsabili delle chiese testimonia “la voglia di approfondire e rafforzare la loro comunione” oltre i confini geografici, ha ancora affermato Locher. Secondo la tedesca Margot Kässmann “i preparativi per l’anniversario hanno ricevuto un incoraggiamento e uno slancio decisivi”, con una varietà d’idee e progetti condivisi. Il dialogo continuerà nei prossimi quattro anni: “Sono molto fiduciosa – ha concluso Kässmann – che l’anniversario della Riforma potrà essere celebrato in un orizzonte globale ed ecumenico”.