SPAGNA " "

I martiri, cristiani concreti” “

A Tarragona la beatificazione di 522 credenti negli anni della persecuzione della Chiesa

Circa trentamila persone, provenienti da tutta la Spagna, hanno assistito, domenica 13 ottobre, alla beatificazione di 522 martiri spagnoli del ventesimo secolo a Tarragona. Con questi nuovi 522, sono complessivamente 1.523 i martiri del secolo scorso beatificati in Spagna. Di questi, 11 sono già stati canonizzati. Alla celebrazione, presieduta dal cardinal Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei santi, sono intervenuti 105 vescovi, di cui 8 cardinali, 1.386 sacerdoti, 2.720 religiosi, 3.947 familiari dei martiri e numerose autorità civili. Tra i nuovi beati il più giovane era il diciottenne carmelitano José Sánchez Rodríguez, la più anziana l’ottantaseienne serva di Maria, suor Aurora López González. Le parole del Papa. “Chi sono i martiri? Sono cristiani conquistati da Cristo, discepoli che hanno imparato bene il senso di quell”amare fino al limite estremo’ che portò Gesù sulla croce”. Lo ha detto Papa Francesco in un videomessaggio che è stato trasmesso all’inizio della cerimonia di beatificazione. Per il Pontefice, “non esiste l’amore a rate, a porzioni”, ma solo “l’amore totale: e quando si ama, si ama fino alla fine. Sulla croce, Gesù ha provato il peso della morte, il peso del peccato, ma si è affidato interamente al Padre e ha perdonato”. Donando la vita, Cristo “ci precede nell’amore; i martiri lo hanno imitato nell’amore sino alla fine”. Poi Francesco ha aggiunto: “Dicono i Santi padri: ‘Imitiamo i martiri!’. Bisogna sempre morire un po’ per uscire da noi stessi, dal nostro egoismo, dal nostro benessere, dalla nostra pigrizia, dalle nostre tristezze”. Di qui l’invito: “Apriamoci a Dio, agli altri, specialmente ai più bisognosi”. Il Papa ha esortato a implorare l’intercessione dei martiri “per essere cristiani concreti, cristiani di opere e non di parole; per non essere cristiani mediocri, cristiani verniciati di cristianesimo ma senza sostanza” sull’esempio di “coloro che erano cristiani fino alla fine”: solo in questo modo saremo “fermento di speranza e artefici di fratellanza e solidarietà”. Profeti di pace. “La Spagna è una terra benedetta dal sangue dei martiri. Se ci limitiamo ai testimoni eroici delle fede, vittime della persecuzione religiosa degli anni Trenta del secolo passato, la Chiesa in quattordici distinte cerimonie ne ha beatificati oltre mille”, ha ricordato il cardinale Angelo Amato, nell’omelia della beatificazione. Tra i nuovi beati, ha proseguito, ci sono anche “tre vescovi, Manuel Basulto Jiménez, vescovo di Jaén; Salvio Huix Miralpeix, vescovo di Lleida, e Manuel Borrás Ferré, vescovo ausiliare di Tarragona, sacerdoti, seminaristi, religiosi, giovani e anziani, padri e madri di famiglia. Sono tutte vittime innocenti che affrontarono carceri, torture, processi ingiusti, umiliazioni e supplizi indescrivibili. È una schiera immensa di battezzati che seguirono Cristo fino al Calvario per risorgere con Lui nella gloria della Gerusalemme celeste”. I nuovi beati non sono “caduti della Guerra civile, ma vittime di una radicale persecuzione religiosa che si proponeva lo sterminio programmato della Chiesa”. Questi martiri “erano persone che non odiavano nessuno, amavano tutti e a tutti facevano del bene. Il loro apostolato era la catechesi nelle parrocchie, l’insegnamento nelle scuole, la cura degli ammalati, la carità ai poveri, l’assistenza agli anziani e agli emarginati”. Da loro viene un invito al perdono: sono “profeti sempre attuali della pace sulla terra”. “Tutti – ha evidenziato il porporato – siamo chiamati a convertirci alla pace, alla fraternità, al rispetto altrui, alla serenità nei rapporti umani. Così hanno agito i nostri martiri, così agiscono i santi che – come dice Papa Francesco – seguono ‘la strada della conversione, la strada dell’umiltà, dell’amore, del cuore, la strada della bellezza”. Frutto prezioso. Al termine della celebrazione della beatificazione, è intervenuto, peri i ringraziamenti, il presidente della Conferenza episcopale spagnola e arcivescovo di Madrid, il cardinale Antonio Maria Rouco Varela, che ha sottolineato come questa beatificazione “resterà come frutto prezioso dell’Anno della fede. Era un desiderio fervente della nostra Conferenza episcopale, che oggi si è compiuto con larghezza”. Ora, ha concluso il cardinale, “torniamo a casa rafforzati nella fede per la testimonianza eroica di tanti testimoni saldi e coraggiosi di Gesù Cristo, il Redentore dell’uomo”.