INDAGINE IN EUROPA" "
L’analisi di Emilia Hrabocev alla luce di uno studio commissionato dal Ccee
“Si osserva che il formale quadro costituzionale e giuridico nei singoli Stati europei assicura dappertutto, idealmente e in linea di massima, le fondamentali libertà”, fra cui quelle relative al culto e alla religione; “tuttavia quasi ovunque si osserva il calo della reale applicazione della legge vivente” e “una progressiva erosione del quadro giuridico, lentamente svuotato prima dei fondamenti etici e poi anche di contenuti concreti”. È il volto del secolarismo che avanza in Europa, accompagnato da non isolati fermenti di laicismo. Si tratta di un processo lento ma continuo che tende, pur senza modificare il quadro costituzionale e senza introdurre leggi nuove, a relegare con emendamenti, misure amministrative, decisioni delle corti, la religione nell’ambito più intimo della coscienza individuale e a confinare lo Stato in una “neutralità assolutizzata”. È quanto emerge da una corposa indagine condotta dal Ccce e volta a verificare quale forma di laicità avanza nelle società in Europa, e in che modo la questione di Dio è presente nel discorso pubblico, nella vita sociale dei singoli Paesi europei. L’indagine è stata presentata durante la recente assemblea plenaria a Bratislava. Il Ccee aveva precedentemente inviato alle 39 Conferenze episcopali dei 44 Paesi del continente un questionario con tredici domande relative al quadro giuridico costituzionale del Paese, all’insegnamento scolastico delle scienze naturali, sociali, della storia e della letteratura; altre domande vertevano sulla situazione dell’ambiente universitario, dell’amministrazione pubblica, le politiche sanitarie e la politica. A interpretare e sintetizzare i risultati dell’indagine (300 pagine fra questionari e sintesi) è stata Emilia Hrabovec, professoressa di storia alla facoltà di teologia dell’Università Komensky di Bratislava, secondo la quale dalle risposte ai questionari si osserva che “finché la società conserva i fondamenti della coscienza morale cristiana e un consenso cristiano di base, anche una imperfetta cornice giuridica può assicurare la libertà di azione per la Chiesa cattolica”. Danka Jaceckova, per Sir Europa, le ha chiesto alcuni approfondimenti. Quali risultati sottolineerebbe per quanto riguarda la posizione della Chiesa nelle diverse realtà nazionali e in Europa?”Di fatto si può dire che la posizione della Chiesa cattolica è formalmente garantita praticamente in ogni ordinamento giuridico europeo. In tutti gli Stati, però, si nota un certo processo di erosione interna di questo sistema giuridico. Alle leggi esistenti viene data una nuova interpretazione. Inoltre entriamo in contatto con un certo genere di laicismo ideologico che cerca di estromettere – direttamente o indirettamente – le identità nazionali e religiose dallo spazio europeo”. Può fare qualche esempio concreto?”Nell’insegnamento della storia, per esempio, si osserva come la Chiesa finisca spesso per essere presentata in un ruolo puramente negativo, nemica del progresso. In ambito accademico può succedere invece che a nessun professore viene ovviamente chiesta la sua convinzione religiosa, però crescono barriere informali quando liberamente esprime la propria fede. Barriere che limitano poi di fatto il suo accesso ai campi di ricerche, a collaborazioni e finanziamenti esterni. L’indagine ha testato anche lo stile di azione e di approccio al mondo religioso da parte dei politici, verificando come anche nei politici cattolici manchi una visione di insieme, un approfondimento e una dimestichezza con la dottrina sociale cattolica, quasi mai applicata”. La Chiesa in Europa è consapevole di questi fatti e tendenze?”Il livello di consapevolezza di questi problemi è esplicito. La diagnosi della Chiesa di tale situazione è estremamente chiara. Essa non indulge in una sorta di dolce ingenuità, al contrario è perfettamente consapevole dei processi che deve affrontare. Osserverei ad esempio che in passato il conflitto tra scienza e fede aveva un carattere di controversia intorno alle scienze naturali, mentre oggi assistiamo alla grande discussione sulle cosiddette scienze sociali. Con il loro modo di pensare materialistico, contraddicono la comprensione dell’uomo rispetto all’insegnamento cristiano e diventano, in pratica, uno strumento del laicismo militante”. Come rispondere a questa situazione?”Credo che soprattutto noi laici cattolici dovremmo sbarazzarci delle nostre preoccupazioni e paure per essere coerenti con la nostra identità. Dovremmo esprimere fino in fondo le convinzioni che ci appartengono e aprirci a una più profonda conoscenza della dottrina sociale della chiesa, per comprenderla nella sua integrità e agire di conseguenza nella vita di ogni giorno”.