CCEE
Messaggio positivo dei vescovi all’Europa. “Il vero rischio è l’indifferenza”
“Abbiamo una Speranza che il mondo cerca”. Dopo giorni di dibattiti, analisi e confronti sullo spazio che le Chiese hanno nelle società europee, i vescovi scelgono di schierarsi dalla parte della speranza perché è di questa che l’Europa ha bisogno oggi, segnata al suo interno da molteplici sfide. Speranza è dunque la parola-chiave che emerge dall’assemblea plenaria dei 39 presidenti delle Conferenze episcopali in Europa che si è svolta dal 3 al 6 ottobre a Bratislava, in Slovacchia. Tra laicità e laicismo. Il tema principale del dibattito tenutosi a Bratislava era “Dio e lo Stato. L’Europa tra laicità e laicismo”. Da un’indagine curata dalla professoressa Emila Hrabovec emerge “l’ingerenza di un certo laicismo e il tentativo di costruire un’immagine esclusivamente negativa della Chiesa e della fede”. Ma – aggiungono subito i vescovi europei nel loro comunicato finale – “la risposta della Chiesa non può essere quella della chiusura, trasformandosi in una fortezza”. “Indipendentemente da ciò che accade, i cristiani hanno una chiara identità basata sulla loro fede che è viva e che risveglia la speranza”. A più riprese, i vescovi hanno espresso la convinzione che “la speranza che reca la Chiesa è qualcosa che il mondo cerca. E questa stessa speranza deve dare ai cristiani, il coraggio di affrontare le situazioni difficili con uno spirito di apertura alle domande delle persone”. I problemi sono stati guardati in faccia a uno ad uno: dal pregiudizio di ingerenza che spesso cade su alcune Chiese, alla emarginazione dei cattolici dalla vita pubblica e sociale, all’erosione progressiva dell’identità cristiana dei popoli europei. Dunque – come recita il comunicato finale del Ccee – “non si tratta di essere superficiali o mancare di giudizio critico sul mondo”, ma l’approccio non può e non deve essere vittimistico, piuttosto invece “positivo e propositivo nei confronti della realtà e delle dinamiche sociali”. Stile positivo e umile. “L’approccio positivo – conferma ai giornalisti il cardinale Dominik Duka, arcivescovo di Praga – è sempre migliore di quello negativo. E questo deve essere tenuto in mente soprattutto nel nostro rapporto con la società, affinché la gente ci possa capire meglio. Penso che la Chiesa cattolica lo stia già facendo, attraverso le sue varie attività di carattere sociale, sanitario ed educativo. È, però, necessario trovare l’atteggiamento giusto verso la società nel senso globale, perché mi pare che la società abbia perso la sua lingua comune”. L’arcivescovo di Malines-Bruxelles, mons. André-Joseph Léonard, è stato nei mesi scorsi vittima di un’aggressione da parte del gruppo delle Femen. Succede anche questo in Europa ma, parlando ai giornalisti, l’arcivescovo minimizza l’accaduto e dice: “Se ci paragoniamo a vescovi pakistani o del Medio Oriente, quello che soffriamo in Europa è davvero di poca rilevanza”. Ciò che più teme l’arcivescovo non è la divergenza di opinione quanto piuttosto l’indifferenza con cui spesso l’opinione pubblica vive il suo essere nella società. “Preferisco i dibattiti motivati – dice – che le posizioni morbide purché da tutte le parti si argomenti. Ci sia un dibattito”. È il volto anche di una Chiesa umile quella che si è presentata in questi giorni a Bratislava. “Non possiamo non avvertire – ha detto il cardinale italiano Angelo Bagnasco – tutta la nostra insufficienza, fragilità, inadempienza e limiti come Pietro nel cuore della notte mentre cammina sulle acque e affonda nel momento in cui distoglie lo sguardo da Cristo e comincia a guardare il buio, le onde, il vento e si spaventa. Anche noi avvertiamo non di rado la paura degli ostacoli, delle difficoltà e delle sfide che sovrastano le nostre forze, ma è questa pochezza la nostra forza”. Pace per il Medio Oriente. Molto forte le testimonianze sulla drammatica situazione del Medio Oriente e in Terra Santa di mons. William Shomali, vescovo ausiliare del Patriarcato latino di Gerusalemme che ha presieduto una veglia di preghiera per la Terra Santa, e di Sua Beatitudine Ignace Youssif III Younan, patriarca di Antiochia dei Siri. Hanno portato in Slovacchia, nel cuore dell’Europa, la condizione di sofferenza dei cristiani del Medio Oriente. Per la Siria, in modo particolare, i vescovi europei hanno lanciato un appello perché “non ci sia ipocrisia tra quelli che dicono di voler risolvere il problema” e “uniti al Santo Padre” hanno chiesto che “la via del dialogo sia intrapresa con più decisione e che alla preghiera si uniscono decisioni politiche che portino a un immediato cessate il fuoco e alla fine dell’ingresso di armi nel Paese che alimentano la guerra”.
a cura di Maria Chiara Biagioni e Danka Jaceckova, inviate Sir Europa a Bratislava