CONSIGLIO D'EUROPA " "

Diritti e democrazia alla prova

In Assemblea parlamentare le emergenze umanitarie fra Mediterraneo e Medio Oriente

Siria e Lampedusa. Le due emergenze umanitarie sono state al centro della plenaria d’autunno dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (Strasburgo, 30 settembre – 4 ottobre). Proprio il 3 ottobre, giorno del dibattito d’urgenza sul conflitto in Siria – oltre 100mila morti e più di due milioni di rifugiati in due anni e mezzo di violenza – ha fatto irruzione nell’aula del Palais de l’Europe la notizia della tragedia di Lampedusa. Fra i temi sul tappeto anche sicurezza nazionale e accesso alle informazioni, occupazione e crescita, istituzioni democratiche in alcuni Paesi. Lampedusa e migrazioni. Il 4 ottobre Tineke Strik, relatrice del report “Vite perdute nel Mediterraneo”, ha chiesto di aprire un’inchiesta sulle accuse secondo cui alcuni pescherecci e altre imbarcazioni non avrebbero prestato soccorso a chi stava annegando al largo di Lampedusa. Dalla parlamentare olandese l’invito, inoltre, ad esaminare “le disposizioni penali delle leggi nazionali vigenti” per verificare se non siano state all’origine del mancato soccorso, e a “un’azione coordinata a livello europeo, compresa la possibilità di un corridoio sicuro per richiedenti asilo e rifugiati”. Dicendosi “profondamente scioccato dal ripetersi di queste tragedie”, il presidente dell’Assemblea Jean-Claude Mignon ha fatto sapere che intende recarsi a Lampedusa nel corso della sua visita ufficiale a Roma (10-11 ottobre). Il giorno precedente al naufragio, con riferimento ai 13 eritrei annegati durante lo sbarco a Scicli, nel ragusano, la Commissione migrazioni aveva affermato che l’Italia si era dimostrata ancora una volta “impreparata” di fronte alle ondate migratorie sulle sue coste. Democrazia per la Siria. È iniziata il 6 ottobre la distruzione dell’arsenale chimico siriano da parte degli esperti dell’Opcw (Organisation for the Prohibition of Chemical Weapons), cui l’Assemblea di Strasburgo aveva dato pieno appoggio in una risoluzione approvata all’unanimità sulla base del rapporto di Björn von Sydow (Svezia). Un’operazione che “ha il merito di rinnovare le speranze di pace” ma, avvertono i parlamentari, “non metterà fine alla guerra”. L’Assemblea chiede che gli autori dei crimini contro l’umanità in Siria siano portati dinanzi alla giustizia e, se necessario, davanti alla Corte penale internazionale; esorta i governi dei Paesi membri a “fare uso delle loro relazioni bilaterali con gli Stati arabi e della regione affinché garantiscano supporto a un cessate il fuoco”, e a “sostenere, più che la caduta del regime attuale, l’affermazione di uno Stato democratico”. L’invito, infine, alla solidarietà nei confronti dei rifugiati siriani. Crisi e sicurezza. Intervenendo alla plenaria, il segretario generale dell’Ocse Ángel Gurría ha richiamato le “ferite sociali della crisi”, l’alto tasso di disoccupazione, la necessità di riconquistare la fiducia dei cittadini, e ha ricordato il Piano d’azione “Base Erosion and Profit Shifting” (Beps), presentato dall’Organizzazione lo scorso luglio ai ministri delle Finanze del G20: “15 azioni per cambiare radicalmente il quadro delle norme fiscali internazionali”. Wikileaks non sembra “aver avuto gravi ripercussioni diplomatiche o aver causato danni permanenti”, ha affermato Arcadio Díaz Tejera nel suo report su sicurezza internazionale e accesso alle informazioni, a seguito del quale è stata adottata una risoluzione in cui si sostiene la necessità di “limiti ragionevoli” nell’invocare la segretezza in nome della “sicurezza nazionale”. Omicidi, sparizioni forzate, torture, rapimenti “commessi da agenti statali non devono essere protetti in nome del ‘segreto di Stato'”. Democrazie in crescita. Il ministro degli esteri armeno Edward Nalbandian ha presentato all’Assemblea le attività svolte dal Comitato dei ministri che presiede dallo scorso 16 maggio (il 14 novembre la presidenza passerà all’Austria). Dopo un’analisi del funzionamento delle istituzioni democratiche in Bosnia Erzegovina che, ha sottolineato il segretario generale del CdE, Thorbiorn Jagland, sta compiendo “progressi importanti nel perseguire gli standard democratici” europei, l’Aula ha deciso di continuare a sostenere il Paese nel processo di riforma. Candidata all’adesione Ue, la Serbia, ha affermato il presidente Tomislav Nikoliæ, “è a un passo da una grande opportunità e posso assicurarvi che non se la lascerà sfuggire”. Il presidente della Duma di Stato della Federazione russa Sergueï Narychkine ha dal canto suo ripercorso le recenti tappe normative del suo Paese, quali “i provvedimenti sul diritto di associazione e dimostrazione, e la legge sulle offese al sentimento religioso”. In apertura dei lavori è stato assegnato all’attivista per i diritti umani Ales Bialiatski, bielorusso, attualmente in carcere, il premio per i diritti umani “Václav Havel”, alla sua prima edizione, ritirato dalla moglie Natallia Pinchuk.