ECONOMIA UE

La rincorsa dell’industria

Il manifatturiero europeo perde terreno rispetto ai competitori. L’allarme della Commissione

È tutto in salita il cammino dell’industria europea. Le fabbriche del vecchio continente faticano a reggere la concorrenza di quelle statunitensi, cinesi, giapponesi. Talvolta gli ostacoli sono “esterni” al settore, dovuti all'”ambiente economico” che comprende il sistema creditizio, i risultati della ricerca, l’efficienza della pubblica amministrazione… Per tali ragioni l’Unione europea ha posto in cima alle sue preoccupazioni il rilancio del manifatturiero: la Commissione lo scorso anno aveva presentato una strategia di ammodernamento e rilancio (rimasta per lo più sulla carta); i rappresentanti dei 28 Paesi membri sono tornati a occuparsene durante il Consiglio competitività del 26 e 27 settembre; a febbraio, inoltre, si svolgerà il primo Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo esclusivamente dedicato all’industria.

Squilibri e ritardi. “Produttività e disoccupazione sono i due punti deboli” del sistema industriale europeo, che è un settore “fondamentale” per l’economia Ue. I ritardi di competitività nel manifatturiero bloccano la ripresa e occorrono interventi coordinati, governance e “armonizzazione” fra i 28. Occorre inoltre affrontare “gli squilibri tra gli Stati membri in diversi campi: fiscalità, burocrazia, infrastrutture, forniture e costi energetici, ritardi della giustizia civile, ricerca, formazione”. L’analisi del commissario all’industria Antonio Tajani, nel presentare il 25 settembre due relazioni sulla competitività del manifatturiero nell’Ue28, ha toccato molteplici aspetti micro e macroeconomici. La politica industriale non è una diretta competenza comunitaria, ma, ha spiegato Tajani, ci sono ambiti nei quali “possiamo muoverci insieme”, come il completamento del mercato unico, il sostegno alle piccole e medie imprese, la ricerca e l’innovazione. Il vice presidente dell’esecutivo ha aggiunto: “L’Ue post industriale è fallita per ora”, mentre “il manifatturiero assicura tuttora ampia parte dei posti di lavoro, degli investimenti e delle esportazioni Ue nel mondo”.

La classifica degli Stati. La Commissione ricorda che fra i problemi che pesano sul settore industriale figurano la difficoltà di accesso al credito delle imprese e la diminuzione degli investimenti, mentre “è necessario migliorare sensibilmente la performance dell’amministrazione pubblica e stabilire un collegamento più stretto tra scuole e imprese”. Permane inoltre la necessità di sviluppare la capacità di creare posti di lavoro: dal 2008 l’industria europea ne ha persi 3,8 milioni. Nell’analisi comparata della competitività fornita dalla Commissione, che ha valutato cinque settori-chiave (innovazione e sostenibilità; contesto imprenditoriale, servizi e infrastrutture per le imprese; pubblica amministrazione; investimenti; competenze), emerge che i 28 Stati Ue possono dividersi in tre grandi gruppi. Il gruppo più avanzato ha risultati positivi in tutti i settori della competitività” e comprende Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna (con alcune eccezioni), Svezia e Regno Unito. C’è poi il gruppo dei Paesi con modesta capacità competitiva: sono Cipro, Grecia, Italia, Malta, Portogallo e Slovenia. Infine il gruppo dei Paesi in ritardo o forte ritardo: Bulgaria, Croazia, Repubblica ceca, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia.

Aspetti positivi, priorità. Non mancano nelle valutazioni dell’Esecutivo taluni aspetti positivi. Si rileva ad esempio che “le esportazioni sono state il motore principale dell’attività industriale” e in questo l’Unione ha superato Usa e Giappone (nel 2012 l’avanzo commerciale dell’Europa è stato di 365 miliardi di euro). Inoltre i risultati “in materia di innovazione sono migliorati dal 2008”; il contesto imprenditoriale “è migliorato nella maggior parte degli Stati membri; “la maggior parte degli Stati comunitari ha migliorato la base di competenze della manodopera”. La Commissione insiste dunque su alcune priorità: “rendere il più semplice possibile alle imprese lo svolgimento delle loro attività quotidiane”; ridurre i costi di produzione (energia, materie prime…); migliorare l’accesso ai finanziamenti; agevolare gli investimenti in nuove tecnologie; accrescere la formazione professionale e l’istruzione dei giovani.