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Elezioni europee: conoscenza di un unicum storico e pensieri nuovi per il futuro
Mancano circa otto mesi all’appuntamento elettorale europeo del 22-25 maggio 2014. Anche se al riguardo si registrano già alcuni segnali, peraltro non molto rassicuranti (rischio astensione e voto “populista”), c’è ancora un comprensibile silenzio attorno a questa scadenza; ma dopo il 22 settembre, data delle elezioni in Germania, qualcosa d’importante incomincerà a muoversi.Il confronto politico-culturale sul futuro dell’Unione europea prenderà sempre più sostanza e vigore: sarà segno di maturità e di responsabilità non starne ai margini, quasi che quello europeo fosse un peso in più sulle spalle dei cittadini di 28 Paesi. Cresce infatti il rischio della disaffezione nei confronti della politica comunitaria: e per evitare che lo scoramento e lo smarrimento abbiano la meglio sull’impegno potrebbe essere utile guardare al tratto di strada compiuto in oltre sessant’anni.I padri fondatori ben sapevano che, dopo tanti sconvolgimenti fisici e morali, il cammino non sarebbe stato una passeggiata. Non si erano però persi d’animo e avevano mosso passi in avanti sfidando ostacoli e limiti che, ieri come oggi, sono fedeli e scomodi compagni di strada di ogni uomo e di ogni popolo.La memoria, nel portare e rivedere alla luce di oggi le scelte di ieri, va in soccorso a chi si sente disorientato, ma non autorizza rifugi nel passato. Al contrario chiede che anche nel passato si trovino i motivi e le risorse intellettuali per uno slancio verso il futuro. Avvicinarsi all’appuntamento elettorale europeo in compagnia di una comune memoria europea significa quindi prendere consapevolezza che il futuro dell’Unione europea dipende da una storia che non è la somma di pur importanti storie nazionali ma è una straordinaria esperienza comune, un unicum storico, che ha scritto molte pagine di speranza nel grande libro della storia mondiale.Lo storico francese Jean-Dominique Durand afferma: “L’Europa che si è costruita a partire dal 1950 rappresenta un unicum storico non paragonabile ai sogni di unità cristiana del continente, né alle riflessioni filosofiche e utopistiche , e ancor meno alle imprese militari. La costruzione dell’unità a livello di continente è davvero senza precedenti nella storia dell’umanità. Bisogna quindi rinunciare a stabilire dei paragoni con altri tempi e accettare l’idea che il processo di unificazione dell’Europa fino a oggi, con i suoi successi e i suoi fallimenti, le sue esitazioni, sia da studiare come un fatto a se stante, unico, del tutto originale”.Nell’avvicinarsi al voto del 22-25 maggio sarà dunque importante ravvivare la comune memoria europea, augurandosi che essa trovi molto più spazio nelle scuole, negli ambiti culturali e nei media. Bisogna del resto prendere atto che senza di essa è difficile immaginare e costruire un’Unione europea migliore dell’attuale. Difficile uscire dal vortice degli stereotipi, degli interessi di parte, dei pessimismi e degli scetticismi.A questo riguardo c’è un altro frammento di memoria comune europea che vale la pena proporre. Rivolgendosi l’11 novembre 1948 all’assemblea dei Federalisti europei, Papa Pio XII disse – anzi quasi gridò, come riferiscono gli storici – che non vi era tempo da perdere per iniziare a realizzare l’unità europea, “se si vuole che essa serva utilmente la causa dell’unità e della concordia europea, la causa della pace economica e politica internazionale”. Alla luce di queste parole la Chiesa cattolica e i cattolici in sei decenni hanno accompagnato con convinzione, e spesso da protagonisti, la costruzione della “casa comune” e questo testimonia la scelta di stare con l’intelligenza dell’amore dentro la storia.Anche da questa prossimità vengono spunti per una riflessione in cui la memoria, fedele alla sua missione educativa, non cancella gli errori ma neppure si ferma alla denuncia. Chiede un supplemento di responsabilità e di impegno perché gli errori e i limiti non vengano presi come alibi per un disimpegno e per una critica distruttiva. La memoria chiede una presenza fatta di intelligenza critica, di intelligenza progettuale e politica.”Se non sapremo farci portatori di un ideale umano e moderno nell’Europa di oggi, smarrita e incerta sulla via da percorrere, siamo perduti e con noi è perduta l’Europa”: sono trascorsi esattamente sessantasei anni dalle parole di Luigi Einaudi, secondo presidente della Repubblica italiana. La loro attualità, a pochi mesi dalle elezioni per l’Europarlamento, non ha bisogno di essere sottolineata.