EDITTO DI MILANO " "
Parla l’arcivescovo di Belgrado mons. Hocevar in vista delle celebrazioni a Ni
In questa parte dell’Europa, dove l’Occidente e l’Oriente si intrecciano, nella città natia dell’imperatore Costantino, Ni (Serbia), il 20 ed il 21 settembre si incontreranno migliaia di cattolici per celebrare il 1700° anniversario dell’Editto di Milano. Per la messa solenne, presieduta dal cardinale di Milano, Angelo Scola, sono attesi pellegrini da tutta la Serbia, dal Montenegro, dalla Macedonia, dalla Croazia, dall’Ungheria, dalla Bulgaria, dall’Italia e dall’Austria. Saranno presenti anche il cardinale emerito di Washington, Theodore McCarrick, il cardinale di Sarajevo, Vinko Puljic, e altri 20 vescovi da tutto il mondo. La messa del 21 settembre allo stadio “Cair” sarà trasmessa dalla televisione nazionale serba. A pochi giorni dall’evento Iva Mihailova per Sir Europa ne ha parlato con l’arcivescovo di Belgrado, monsignor Stanislav Hocevar, responsabile per le celebrazioni di Ni e vicepresidente della Conferenza episcopale internazionale “Cirillo e Metodio”. Mons. Hocevar il 2013 è stato un Anno giubilare per voi, in occasione dell’anniversario dell’Editto di Milano. Quali iniziative avete realizzato in merito?”Ci siamo preparati tre anni per questo anniversario e abbiamo riflettuto molto sulla nuova interpretazione e attuazione dell’Editto. Abbiamo organizzato diverse tavole rotonde, concerti, esposizioni. L’iniziativa più rilevante è stato il convegno scientifico internazionale che abbiamo fatto in aprile con la partecipazione di studiosi della facoltà cattolica di teologia di Dakovo, in Croazia, e della facoltà di teologia ortodossa di Belgrado. Mi hanno invitato anche come membro del Comitato statale ‘1700° anniversario dell’Editto di Milano’, presieduto dal presidente della Repubblica Nikolic, del quale facevano parte il patriarca serbo Irinej e le comunità protestanti locali”. Perché avete scelto il titolo “Per la libertà, liberati”?”Abbiamo pensato a lungo sul significato della parola libertà; oggi si parla tanto di libertà e di democrazia, ma continuano a esistere diverse forme di dipendenza: dalla droga, dall’alcool, dai mass-media… Sorge la domanda come mai dopo tanto tempo non riusciamo a essere veramente liberi nel nostro cuore? Per questo abbiamo voluto mettere tale accento tratto dalla lettera di San Paolo ai Galati, dove l’apostolo dice ‘Cristo ci ha liberati perché fossimo liberi’. Da qui abbiamo preso anche l’ispirazione per il logo dell’evento nel quale la croce che si trova dentro il globo abbraccia tutto il mondo”. Quale importanza assumono le celebrazioni per l’Editto di Costantino con riferimento al dialogo ecumenico in Serbia?”Purtroppo le difficoltà del passato si sentono nei rapporti tra le Chiese, ma nonostante questo abbiamo fatto molti passi comuni nel dialogo ecumenico. In questa regione s’incontrano diverse culture e religioni e non di rado ciò ha provocato anche conflitti. Sia da parte nostra che dalla Chiesa ortodossa c’era il desiderio che questo anniversario desse lo slancio per avvicinarci di più, ma prima bisogna fare i passi necessari per arrivarci. Sono sicuro che se facciamo bene il nostro dovere, un giorno il Signore ci donerà l’unità che tanto desideriamo”. Con queste celebrazioni volete promuovere la pace nei cuori delle persone e dei popoli e il dialogo nella regione. Quanto sono importanti tali valori per scongiurare drammi come quelli vissuti nella storia recente delle Repubbliche dell’ex Jugoslavia?”Sono valori indispensabili per la convivenza pacifica tra persone di religione ed etnie diverse. Per questo a Ni daremo speciale risalto ai giovani che sono protagonisti del futuro dei Paesi della regione. Anche se parlano lingue diverse e vengono da popolazioni che in passato erano in conflitto, loro dimostreranno che è possibile incontrarsi, pregare e sperare insieme per costruire un futuro migliore”.
Nella città di Ni non ci sono molti cattolici. Come percepisce l’iniziativa la popolazione locale?”Sono sicuro che tutto andrà molto bene, anche se abbiamo un po’ di preoccupazioni. Non possiamo dimenticare il nostro passato e la mentalità dei tempi in cui viviamo. Intanto vorrei ringraziare tutte le persone che pregano per il buon esito di queste celebrazioni. Perché non si può andare avanti se non siamo aperti verso il prossimo e pronti al dialogo”.