STATO DELL'UNIONE
Dal presidente della Commissione Barroso un messaggio a cittadini e governi
“Ci sono settori di enorme rilevanza in cui l’Europa deve raggiungere una più profonda integrazione e una maggiore unità, settori in cui solo un’Europa forte può ottenere risultati”. Per questo “il nostro orizzonte dev’essere l’unione politica: non è solo l’appello di un fervente europeista, ma l’unica strada percorribile per consolidare i progressi raggiunti e garantire l’avvenire dell’Europa”. Nel suo ultimo discorso sullo “Stato dell’Unione”, pronunciato l’11 settembre al Parlamento europeo, il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, ha lanciato inequivocabili messaggi per il futuro dell’Ue. Partendo da un’analisi della crisi economica e dei tentativi di risposta maturati in sede comunitaria, il politico portoghese ha infine formulato un suo progetto di integrazione, che passa, appunto, da una più profonda unione politica.
Uscire dalla crisi. “Nulla tornerà come prima. La crisi che stiamo affrontando non è ciclica, è strutturale, siamo in una fase storica di trasformazione”, la quale richiede risposte all’altezza delle sfide presenti. “Dobbiamo creare una nuova normalità”, ponendo al centro dell’azione la lotta alla disoccupazione, che si accompagna alla crescita economica e al risanamento dei bilanci”. Barroso specifica, nell’emiciclo di Strasburgo, la sua strategia per “portare l’Europa fuori dalla crisi” che da cinque anni, dopo essersi originatasi negli Stati Uniti, si è abbattuta sul vecchio continente. Nel discorso sullo “Stato dell’Unione” (appuntamento tradizionale che il prossimo anno sarà svolto dal nuovo presidente dell’Esecutivo, il quale sarà scelto dopo le elezioni per l’Europarlamento del maggio 2014), il capo dell’Esecutivo traccia un bilancio del suo mandato. Elenca i risultati conseguiti, le “difficoltà enormi” emerse con la lunga fase recessiva, invita a rafforzare le istituzioni comunitarie e l’Ue nel suo insieme, perché “l’Europa non è la causa della crisi, ma rappresenta una parte delle risposte alla crisi”. Enumera poi i prossimi impegni: unione bancaria, mercato unico, innovazione e ricerca per la competitività, quadro coerente per energia e clima, maggiore coesione sociale, telecomunicazioni, commercio digitale.
Messaggio agli euroscettici. Il presidente della Commissione insiste sul fatto che i lavoratori, le famiglie, i bilanci statali hanno subito le “pesanti ricadute” della crisi. “Ma è stato fatto molto per porvi rimedio”. Eppure “molto resta da compiere. Ci serve perciò una nuova prospettiva europea” ed “è il momento che tutti gli europeisti si facciano sentire”. Nel pensiero di Barroso l’Europa non minaccia la “diversità” che caratterizza i 28 Stati membri, semmai traccia un percorso solidale e rispettoso del criterio di sussidiarietà, “per raggiungere, insieme, quei risultati che nessuno Stato”, da solo, potrebbe realizzare. Quindi aggiunge: “La ripresa è vicina. Non dobbiamo ingigantire i risultati ottenuti né eccedere in ottimismo”, ma piuttosto occorre “prendere atto che siamo sulla strada giusta”. Quindi un messaggio agli euroscettici di tutti i Paesi: “Non siete d’accordo con questa Europa? Ebbene, operate per migliorarla, per dare risposte alle attese dei cittadini”. Per il relatore, “è ora di superare i temi puramente nazionali e gli interessi particolaristici: impegniamoci piuttosto per raggiungere progressi concreti per l’Europa”, i suoi cittadini, le imprese.
Giudizi discordanti. “L’Ue è una roccaforte per difendere i diritti e gli interessi dei cittadini europei”. Ne è convinto Joseph Daul, francese, presidente del gruppo dei Popolari, che reagisce al discorso di Barroso dicendosi “sostanzialmente d’accordo” con il quadro tracciato. Come il capo della Commissione, Daul imputa i ritardi nella risposta alla crisi e alla lotta alla disoccupazione ai governi degli Stati membri: “Rispettino anzitutto gli impegni assunti sul bilancio pluriennale”, utile per rilanciare investimenti, formazione giovanile, ricerca, aiuti alle regioni arretrate. Daul aggiunge: “Alle elezioni del 2014 non si tratterà di scegliere tra destra e sinistra, ma tra chi crede e chi no nell’Europa”. Guy Verhofstadt, belga, leader dei liberaldemocratici, puntualizza: “Ci sono varie cose da fare subito. Completare l’unione bancaria, creare un’Eurozona integrata che abbia un vero governo finanziario, riflettere sulla estensione dei poteri della Banca centrale europea”. Critiche a Barroso giungono sia dai Conservatori che da Verdi e Sinistra Unita. Dal canto suo Hannes Swoboda, austriaco, capogruppo dei Socialisti e democratici, dice: “Perché non parliamo delle persone anziché dei numeri? Dei giovani senza lavoro, delle famiglie in difficoltà? Barroso vede solo il bicchiere mezzo pieno”.